Ieri è stata una giornata piuttosto importante per quanto riguarda i prossimi destini del nostro paese.
Si verifica l'incredibile: la tanto sbandierata governabilità legata ad un risultato quasi plebiscitario delle elezioni, è una chimera anche per il centrodestra.
Evidentemente l'incapacità di essere uniti e coesi è un problema italiano, congenito e non di un singolo schieramento.
Tale incapacità -si può dire ormai- è un fatto oggettivo e prescinde dalle ragioni, sempre ottime, che causano le divisioni intestine. Tuttavia, in questo caso più di altri, tali ragioni sono evidenti e forse anche condivisibili.
L'espulsione di Fini dal PdL ha di fatto sancito la fine del partito medesimo che si basava proprio sull'accordo tra i due leader. Rimangono parecchi ex colonnelli di AN (Gasparri, La Russa ecc.) ma non credo sia possibile parlare dello stesso soggetto politico precedente.
Come ho scritto su un post di qualche giorno fa, e i cui contenuti non starò a ripetere, Fini ha così concluso il desiderato smarcamento da un partito e da un leader che considera non confacenti al suo credo politico che prevede: rispetto per la Costituzione, per l'ordinamento democratico, per le cariche istituzionali del paese, legalità, pulizia nella politica, lotta alla criminalità ma garanzie e integrazione per le minoranze etniche.
Credo però che i motivi dello smarcamento vadano ancora oltre. Fini ha previsto -soprattutto a causa della diffusa corruzione all'interno del Governo su cui la magistratura sta indagando- la fine dell'epoca berlusconiana, e conta di proporsi come leader prossimo -e pulito- per uno schieramento di centrodestra. Magari non alle prossime elezioni, che credo siano ormai alle porte, ma a quelle successive. Comunque una scelta in vista di un futuro molto diverso dall'attuale.
Perchè parlo di elezioni ormai prossime? Credo sia la logica stessa a suggerirlo. Se non si esita ora a escludere Fini dal gioco perchè non sono sopportabili le sue posizioni e i suoi distinguo diversi da quelli del Governo, come sarà possibile poi sopportare sottostare continuo ai suoi placet per l'approvazione dei provvedimenti in Parlamento?
I numeri parlano chiaro: alla Camera la maggioranza è di 316 (630 deputati totali) e senza i 34 "finiani" il Governo arriva solo a 310 (prima aveva 344), al Senato la maggioranza è di 162 e senza i 14 di Fini il Governo arriva solo a 160 (prima aveva 174).
Può Berlusconi sopportare in futuro, la continua esigenza di doversi accordare con Fini su qualsiasi decisione, un Fini che oltretutto non ha la minima intenzione di lasciare la Presidenza della Camera? (La sfiducia al presidente della Camera non è prevista dal nostro ordinamento).
Non credo. Basterà poco tempo, a partire da settembre, quando riprenderà l'attività politica, per sancire l'impossibilità di una simile coesistenza.
A quel punto il Governo formalizzerà la crisi e si comincerà il rimpallo delle responsabilità tra Berlusconi e Fini. Perché nessuno dei due vorrà presentarsi agli italiani come la causa delle ennesime elezioni anticipate.
Chi ha seguito gli eventi di questi ultimi giorni può così capire come mai Fini, che a mio parere è un politico coraggioso, ha atteso fino all'ultimo di essere espulso, addirittura tentando una mediatica ultima mossa di pacificazione, l'altro ieri, sul Foglio di Ferrara.
In tal modo non ha voluto che si possa dire in futuro che sia stato lui a rompere l'alleanza elettorale. Potrà sempre affermare che le sue erano critiche politiche a cui non si è voluto dare ascolto, e che lui non ha mai nemmeno lontanamente voluto separarsi dal partito che ha contribuito a fondare. E un po' di ragione ce l'avrà perché nessun partito può basarsi sulla remissiva osservanza delle volontà del suo fondatore e leader maximo (così scrive oggi anche Giuliano Ferrara -opinione abbastanza credibile data la parte politica- sul suo Foglio).
I sui detrattori, Berlusconi in testa, diranno invece che la colpa è comunque di Fini, il quale, operando contro il governo, ha inevitabilmente costretto la direzione del partito a prendere i provvedimenti del caso.
Questa diatriba, o "scaricabarile", termine che rende meglio l'idea, potrebbe per la prima volta far capire agli italiani quanto siano fallaci i proclami di governabilità e come tutte le sbandierate certezze ("finalmente governeremo per 5 anni e faremo tutte le riforme per migliorare la vita degli italiani") di certi politici siano solo puro populismo e strategia di marketing.
La situazione potrà anche favorire l'opposizione, se sarà capace di trovare un leader in grado di sollevare le coscienze e tradurre in realtà, finalmente, le aspettative di tanti italiani che credono che un mondo migliore, più vicino ai deboli e in grado di riequilibrare le ingiustizie, sia possibile.
A tal proposito, recentemente, nel PD si è fatto avanti, per le prossime ipotetiche primarie, Nichi Vendola, giovane governatore della Puglia. L'ho sentito parlare anche recentemente (il 25 aprile a Che tempo che fa: 1 e 2) e non mi è dispiaciuto. Qualcuno lo definisce l'Obama italiano. E' certamente un leader che sa ancora evocare -almeno a parole- i giusti sentimenti che dovrebbe incarnare un individuo che lavora per la collettività e non per il suo interesse o quello della sola parte che lo ha eletto.
In proposito ecco cosa scrive oggi Francesco Bei su Repubblica:
Berlusconi dunque pensa alle elezioni. Tanto che ha iniziato a prendere le misure a quello che considera già il suo prossimo sfidante: Nichi Vendola. Su di lui il premier ha chiesto sondaggi perché non ritiene la sfida tanto semplice. "C'è la convinzione - si leggeva due giorni fa sul 'Mattinale' berlusconiano - che in Italia una leadership di sinistra radicale non avrebbe mai spazio. È la stessa -fallace- convinzione che ha portato Bassolino prima e Vendola poi ad espugnare regioni tradizionalmente di centrodestra.
Riflessioni su immagini e fatti tratti dall'esistenza quotidiana individuale e dalla società. Dice Lo Specchio: "Perché non speculare condividendo le mie riflessioni?"
IL MONDO E' COME UNO SPECCHIO
Osserva il modo in cui reagisci di fronte agli altri. Se scopri in qualcuno una qualità che ti attrae, cerca di svilupparla in te stesso. Se invece osservi una caratteristica che non ti piace, non criticarla, ma sforzati piuttosto di cancellarla dalla tua personalità. Ricorda che il mondo, come uno specchio, si limita a restituirti il riflesso di ciò che sei.
venerdì 30 luglio 2010
Elezioni a primavera 2011?
Pubblicato da
mausab
alle
30.7.10
2
commenti
Argomenti:
Berlusconi,
Elezioni,
Gianfranco Fini,
Nichi Vendola
giovedì 29 luglio 2010
Bavaglio ai blog
Il comma 29 dell’articolo 1 del decreto sulle intercettazioni in discussione in questi giorni alla Camera - nella sua forma attuale - estende a tutti i gestori di siti informatici l’obbligo di rettifica previsto dalla legge sulla stampa: qualora non si dia seguito entro 48 ore ad una richiesta di rettifica, si è soggetti a una sanzione fino a 12 mila e 500 euro.
Indipendentemente dal fatto che dietro al sito ci sia una struttura professionale o un semplice individuo, ovvero, che si tratti del sito, per esempio, de «La Stampa» o del blog del sottoscritto, del sito di una grande azienda o di quello di una scuola elementare.
La motivazione è che Internet non deve essere, secondo i proponenti, un territorio senza legge dove ognuno dice quello che vuole. Tuttavia, dire quello che si vuole è un diritto costituzionalmente garantito, anche se, come è ovvio, nei limiti previsti dalla legge (diffamazione, calunnia, eccetera).
E la legge vale online esattamente come altrove – da sempre.
In merito agli effetti, l’eventuale approvazione di questa norma avrebbe un grave effetto sulla libertà di espressione e di informazione, dal momento che scoraggerebbe moltissime persone dall’esprimersi online.
Quante persone, infatti - o anche piccole aziende, associazioni, scuole, università, eccetera - se la sentirebbero di correre il rischio di pubblicare qualcosa non potendo garantire, 356 giorni all’anno, di riuscire a intervenire tempestivamente in caso di richiesta di rettifica?
E anche quei rari individui che se la sentissero di garantire una così assidua presenza alla tastiera, come potrebbero discriminare con efficacia tra le richieste di rettifica fondate e quelle infondate, se non addirittura apertamente censorie?
I giornali hanno uffici legali abituati a vagliare questo tipo di richieste; un generico blogger certamente no. Non è, quindi, difficile ipotizzare che, nel dubbio, le richieste di rettifica verrebbero sempre accolte – con un grave impoverimento della libertà di parola e di informazione online del nostro Paese.
È, quindi, davvero singolare quanto sta accadendo in Parlamento. Oppure no, non lo è affatto. Il web ha, infatti, radicalmente decentralizzato la produzione di messaggi, col risultato che il controllo sulle informazioni che giungono ai cittadini si sta indebolendo ogni giorno di più. Ciò per alcuni è evidentemente un problema. Per tutti gli altri, però, è una conquista da migliorare ed estendere.
Tratto da http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=7647&ID_sezione=&sezione=
Su La Repubblica di oggi:
Blogger, veglia e catena umana
ROMA - La notte dei blogger. In veglia all'esterno del Parlamento per dire no al bavaglio che il ddl intercettazioni mette alla Rete. Una protesta che prende di mira il comma 29 del Decreto Alfano, la norma che impone l'obbligo di rettifica - entro 48 ore - anche per i titolari di un blog. Una disposizione ritenuta "semplicemente insostenibile". E contro la quale si manifesterà per tutta la giornata. L'appuntamento principale è alle 17 in piazza Montecitorio a Roma. E nelle ultime ore, la maggioranza concede uno spiraglio. Giulia Bongiorno, presidente della Commissione Giustizia della Camera, annuncia possibili ripensamenti del governo. E lo stesso Berlusconi parla dell'ipotesi di un ritiro 2 definitivo della legge.
Indipendentemente dal fatto che dietro al sito ci sia una struttura professionale o un semplice individuo, ovvero, che si tratti del sito, per esempio, de «La Stampa» o del blog del sottoscritto, del sito di una grande azienda o di quello di una scuola elementare.
La motivazione è che Internet non deve essere, secondo i proponenti, un territorio senza legge dove ognuno dice quello che vuole. Tuttavia, dire quello che si vuole è un diritto costituzionalmente garantito, anche se, come è ovvio, nei limiti previsti dalla legge (diffamazione, calunnia, eccetera).
E la legge vale online esattamente come altrove – da sempre.
In merito agli effetti, l’eventuale approvazione di questa norma avrebbe un grave effetto sulla libertà di espressione e di informazione, dal momento che scoraggerebbe moltissime persone dall’esprimersi online.
Quante persone, infatti - o anche piccole aziende, associazioni, scuole, università, eccetera - se la sentirebbero di correre il rischio di pubblicare qualcosa non potendo garantire, 356 giorni all’anno, di riuscire a intervenire tempestivamente in caso di richiesta di rettifica?
E anche quei rari individui che se la sentissero di garantire una così assidua presenza alla tastiera, come potrebbero discriminare con efficacia tra le richieste di rettifica fondate e quelle infondate, se non addirittura apertamente censorie?
I giornali hanno uffici legali abituati a vagliare questo tipo di richieste; un generico blogger certamente no. Non è, quindi, difficile ipotizzare che, nel dubbio, le richieste di rettifica verrebbero sempre accolte – con un grave impoverimento della libertà di parola e di informazione online del nostro Paese.
È, quindi, davvero singolare quanto sta accadendo in Parlamento. Oppure no, non lo è affatto. Il web ha, infatti, radicalmente decentralizzato la produzione di messaggi, col risultato che il controllo sulle informazioni che giungono ai cittadini si sta indebolendo ogni giorno di più. Ciò per alcuni è evidentemente un problema. Per tutti gli altri, però, è una conquista da migliorare ed estendere.
Tratto da http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=7647&ID_sezione=&sezione=
Su La Repubblica di oggi:
Blogger, veglia e catena umana
ROMA - La notte dei blogger. In veglia all'esterno del Parlamento per dire no al bavaglio che il ddl intercettazioni mette alla Rete. Una protesta che prende di mira il comma 29 del Decreto Alfano, la norma che impone l'obbligo di rettifica - entro 48 ore - anche per i titolari di un blog. Una disposizione ritenuta "semplicemente insostenibile". E contro la quale si manifesterà per tutta la giornata. L'appuntamento principale è alle 17 in piazza Montecitorio a Roma. E nelle ultime ore, la maggioranza concede uno spiraglio. Giulia Bongiorno, presidente della Commissione Giustizia della Camera, annuncia possibili ripensamenti del governo. E lo stesso Berlusconi parla dell'ipotesi di un ritiro 2 definitivo della legge.
domenica 25 luglio 2010
Un errore "marchianno"?

L'ultima uscita di Marchionne mi è parsa piuttosto strana per un manager scafato e pluriconsigliato come lui, e mi riferisco alla plateale affermazione (22 luglio) dell'AD di Fiat: «Produrremo in Serbia la monovolume, ma con sindacati più seri si faceva a Mirafiori».
Affermazione più che mai atipica per due semplici ragioni:
la prima è che, se veramente la Fiat vuole andare a produrre in Serbia, come a suo tempo ha fatto per andare a produrre in Polonia, non lo sbandiererebbe certo ai quattro venti con il rischio di vedere insorgere tutto il mondo politico da sinistra a destra (sindaco di Torino in testa), come è puntualmente accaduto, e poi, non ultimo, rischiando di perdere le quote di mercato interne di quegli italiani, e non sono pochi, che comprano Fiat perché "è un auto italiana".
La seconda è che, se invece fosse solo un bluff, una sorta di ricatto che vuole forzare la mano alla FIOM, ai sindacati tutti (anche CISL e UIL, dopo aver firmato ed essere venuti incontro alla Fiat su Pomigliano si sono detti un pò spiazzati dato che la loro politica di appoggio ha dato frutti così palesemente contrari ai lavoratori) e governo, per spuntare migliori condizioni, avrebbe poco senso dato che inasprisce solamente i toni di qualsiasi possibile trattativa tra le parti.
Se non è solo un "marchiano" errore di Marchionne, e mi si perdoni il voluto bisticcio di parole, allora qualcosa di altro e più pesante bolle in pentola, e sicuramente non dalla parte dei lavoratori.
Le affermazioni di Berlusconi, tra cui quella che "un'azienda deve poter essere libera di andare a produrre dove più gli conviene", non mi pare aiutino molto le giuste aspettative di quei tanti italiani che si aspetterebbero maggiore gratitudine da un'azienda che ha sempre venduto la maggior parte delle sue auto in Italia ed ha sempre goduto dei più ampi aiuti da tutti i governi.
Possibile che uno Stato debba erogare tutti questi aiuti e non possa avere mai voce in capitolo quando si tratta di scelte come queste, che oltretutto penalizzano il PIL e tutti gli indicatori cui tanto sono attenti i nostri politici ed economisti?
Poi, non solo per la Fiat e più in generale, mi chiedo se sia possibile che il nostro Stato non si senta in dovere di fare nulla per evitare l'esodo delle aziende che vanno a produrre i loro beni all'estero e lasciano centinaia di migliaia di lavoratori a casa?
Credo che queste domande se le pongano in molti. Solo che non hanno risposta.
Notizie correlate, 27 luglio:
- Marchionne ha intenzione di disdettare il contratto nazionale e farne uno ad hoc per la Fiat
- Chiusura stabilimento OMSA (Golden Lady) con 350 donne per andare a produrre in Serbia (i sindacati non me sanno nulla e il governo non interviene)
I fini di Fini
In questi ultimi giorni mi venivano alla mente le immagini di quella Direzione Nazionale del del PdL in cui Gianfraco Fini polemizzava da sotto il palco con il leader Berlusconi che stava parlando dal pulpito.
Era il simbolo di una situazione di rottura veramente significativa ma anche molto strana per chi -come me- non si sarebbe mai aspettato da Fini un comportamento così platealmente in contrasto con i suoi normali canoni di "fine" politico quale egli è.
Mi domandavo che cosa potesse avere Fini da guadagnare da un simile scontro volutamente giocato sotto la luce dei riflettori e chiaramente destinato a erodere consenso, sia a se stesso, sia al partito di cui era co-fondatore?.
Per un politico navigato e intelligente come lui le ragioni addotte suonavano insufficienti (maggior democrazia all'interno del partito e attacchi mediatici da parte del Giornale) a giustificare un tale livello di scontro.
I veri motivi, mi dicevo, potevano essere solo altri, e non palesi in quel momento.
Credo che ora le ragioni siano chiare: il mio parere è che Fini, venuto a conoscenza di certi "andazzi" interni al partito e magari anche del fatto che la magistratura stesse indagando con solerzia a tappeto su tutti i livelli di potere, abbia voluto smarcarsi in anticipo ovvero in tempi meno sospetti possibile. Solo connotandosi in modo completamente diverso dal premier e dai vertici del partito, avrebbe potuto evitare di cadere e/o di essere invischiato anche lui nel fango prossimo a venire alla luce.
Il Presidente della Camera che ha sempre fatto della legalità e del rispetto delle istituzioni il suo cavallo di battaglia, praticamente da quando è in politica, non credo potesse assistere senza far nulla a quanto si stava profilando sotto i suoi occhi, nel suo partito.
Le indagini di questi ultimi tempi e gli eventuali futuri sviluppi potranno darci più o meno ragione dei motivi del solo apparentemente inusuale e strano comportamento di Fini.
PS
Nel mio piccolo devo dire che la mia spiegazione pare talmente semplice e logica che non si capisce come non venga ipotizzata da nessun commentatore di qualsivoglia estrazione.
I casi sono due: o sono io che non ho capito nulla (e non si può certo escludere questa eventualità), oppure è una cosa che non deve essere detta.
Ai posteri l'ardua sentenza.
Aggiornamenti:
27-7
Il nodo è la questione morale (da La Stampa)
Fini, attacco a Verdini e Cosentino: inopportuno che indagati mantengano incarichi politici (da Repubblica)
28-7
Tutti gli occhi puntati su Gianfranco (da La Stampa)
Il codice dellla superbia - dalla conferenza stampa di Verdini (da Repubblica)
PS
Nel mio piccolo devo dire che la mia spiegazione pare talmente semplice e logica che non si capisce come non venga ipotizzata da nessun commentatore di qualsivoglia estrazione.
I casi sono due: o sono io che non ho capito nulla (e non si può certo escludere questa eventualità), oppure è una cosa che non deve essere detta.
Ai posteri l'ardua sentenza.
Aggiornamenti:
27-7
Il nodo è la questione morale (da La Stampa)
Fini, attacco a Verdini e Cosentino: inopportuno che indagati mantengano incarichi politici (da Repubblica)
28-7
Tutti gli occhi puntati su Gianfranco (da La Stampa)
Il codice dellla superbia - dalla conferenza stampa di Verdini (da Repubblica)
venerdì 16 luglio 2010
Un periodo oscuro
Giuro che mi piacerebbe scrivere di fatti positivi e utili per la comunità, della foresta che cresce e non dell'albero che cade, però, purtroppo, mi pare che stiano cadendo troppi alberi e che non si possa far finta di niente.
Ci conforta sapere che sono sempre di più le persone che evolvono, che si spostano ad un superiore lievello di coscienza e consapevolezza. Tuttavia, seppur in crescita esponenziale, sono sempre una esigua minoranza. Rimane una stragrande maggiornaza di persone che interpretano la loro esistenza esclusivamente in chiave autoreferenziale: "come recintare, innaffiare e curare solo il mio orticello, come usare l'acque e arraffare i frutti altrui se possibile e come possedere il più grande orticello di tutti magari a scapito del terreno dei vicini..." e via di questo passo.
Ne succedono di tutti i colori qui, in Italia, però sembra che non si scuotano le coscienze di nessuno.
La crisi impazza, licenziamenti, chiusure aziendali, messa in discussione delle certezze accumulate dai lavoratori in 100 anni di fatiche, il più alto livello di disoccupazione dal dopoguerra, giovani sempre più colpiti anche dal precariato, limiti pensionabili spostati sempre più in là, ecc. ecc.
La corruzione dilaga anche ad altissimo livello con la scoperta di lobby di potere che cercano di influenzare i più alti organi di garanzia dello Stato in favore di quelli esecutivi, lobby di connubio tra affari, politica e mafia, sistemi e meccanismi di favoritismi a catena dove il danneggiato è sempre il bene pubblico, ovvero il denaro dei contribuenti (per approfondire clicca qui con articolo di Stefano Rodotà).
La presunzione di impunità è tale che non vengono nemmeno più usate le cautele che vigevano ai tempi di tangentopoli (per approfondire clicca qui con una breve intervista a Davigo). Mi piacerebbe sapere se chi si è scagliato contro la magistratura politicizzata si scaglierà allo stesso modo contro la magistratura asservita (ovvero politicizzata di parte opposta).
Tutto questo malaffare viene alla luce tramite l'attuale legge che permette ai magistrati le intercettazioni telefoniche a ai media di poterne parlare. Nel contempo viene fatto di tutto per approvare una legge che impedisca nei fatti le indagini con il tipo di strumento che ha permesso questi stessi (significativi direi) risultati e ai media di poterne parlare (seppur nei sacrosanti limiti della privacy che nessuno vuole vengano calpestati), legge su cui tutto il mondo editoriale è in disaccordo (compresi i media allineati su posizioni filo-governative) con l'aggiunta di Unione Europea e addirittura dell'ONU.
In contemporanea si sta varando la finanziaria più ingiusta degli ultimi anni (ne ho già parlato in questo blog e tutti i presupposti citati si stanno verificando). I tagli a regioni e comuni sono talmente pesanti che le ricadute sui cittadini lo saranno a loro volta: servizi eliminati e tasse in più, aumenti di tasse locali e tariffe. Proprio stamane sentivo un commento dell'associazione medici che dichiarava che con i tagli previsti tutta una serie di servizi non saranno più erogabili. Ovviamente si tratta dei servizi pubblici, quelli gratuiti. Nessun taglio colpirà la sanità privata. Il portavoce dei medici adombrava ad un disegno destabilizzante ben chiaro ed allo sciopero dei medici previsto per il 19 luglio (qui per approfondire).
A queste decisioni si aggiunga quella, nefasta, di riavviare un programma nucleare (per approfondire cliccare qui),
Nel frattempo vediamo la coalizione di governo sempre più in difficoltà a livello interno. La mia lettura -per come vanno le cosa qui i Italia- è che qualcuno si voglia smarcare dal pericolo futuro di essere associato ad un modo di governare non gradito al suo elettorato, e su cui ha modo di essere molto ben informato (diversamente dai suoi elettori e dai cittadini).
Credo che questo sia il migliore segnale di qualcosa che non funziona come dovrebbe nell'interesse della collettività.
Sembra quasi che tutte le magagne e gli scandali, uno dietro l'altro, vengano fuori tutti nello stesso momento. Accadde anche per tangentopoli.
C'è una coincidenza però: anche quel periodo fu il seguito di una grossa crisi economica (1.408 condanne definitive ottenute dal pool Mani Pulite con il triennio di indagini del '92-94, precedute dalla crisi mondiale provocata dallo choc petrolifero del '91).
Forse la crisi porta con sé qualche fatto positivo? Non sarebbe anomalo dato che la faccia di una medaglia non è mai una sola.
Attendiamo gli eventi e, come si suol dire, "chi vivrà vedrà", ovvero chi riuscirà a sopravvivere magari potrà anche apprezzare qualche buon frutto di un periodo tanto oscuro.
Ci conforta sapere che sono sempre di più le persone che evolvono, che si spostano ad un superiore lievello di coscienza e consapevolezza. Tuttavia, seppur in crescita esponenziale, sono sempre una esigua minoranza. Rimane una stragrande maggiornaza di persone che interpretano la loro esistenza esclusivamente in chiave autoreferenziale: "come recintare, innaffiare e curare solo il mio orticello, come usare l'acque e arraffare i frutti altrui se possibile e come possedere il più grande orticello di tutti magari a scapito del terreno dei vicini..." e via di questo passo.
Ne succedono di tutti i colori qui, in Italia, però sembra che non si scuotano le coscienze di nessuno.
La crisi impazza, licenziamenti, chiusure aziendali, messa in discussione delle certezze accumulate dai lavoratori in 100 anni di fatiche, il più alto livello di disoccupazione dal dopoguerra, giovani sempre più colpiti anche dal precariato, limiti pensionabili spostati sempre più in là, ecc. ecc.
La corruzione dilaga anche ad altissimo livello con la scoperta di lobby di potere che cercano di influenzare i più alti organi di garanzia dello Stato in favore di quelli esecutivi, lobby di connubio tra affari, politica e mafia, sistemi e meccanismi di favoritismi a catena dove il danneggiato è sempre il bene pubblico, ovvero il denaro dei contribuenti (per approfondire clicca qui con articolo di Stefano Rodotà).
La presunzione di impunità è tale che non vengono nemmeno più usate le cautele che vigevano ai tempi di tangentopoli (per approfondire clicca qui con una breve intervista a Davigo). Mi piacerebbe sapere se chi si è scagliato contro la magistratura politicizzata si scaglierà allo stesso modo contro la magistratura asservita (ovvero politicizzata di parte opposta).
Tutto questo malaffare viene alla luce tramite l'attuale legge che permette ai magistrati le intercettazioni telefoniche a ai media di poterne parlare. Nel contempo viene fatto di tutto per approvare una legge che impedisca nei fatti le indagini con il tipo di strumento che ha permesso questi stessi (significativi direi) risultati e ai media di poterne parlare (seppur nei sacrosanti limiti della privacy che nessuno vuole vengano calpestati), legge su cui tutto il mondo editoriale è in disaccordo (compresi i media allineati su posizioni filo-governative) con l'aggiunta di Unione Europea e addirittura dell'ONU.
In contemporanea si sta varando la finanziaria più ingiusta degli ultimi anni (ne ho già parlato in questo blog e tutti i presupposti citati si stanno verificando). I tagli a regioni e comuni sono talmente pesanti che le ricadute sui cittadini lo saranno a loro volta: servizi eliminati e tasse in più, aumenti di tasse locali e tariffe. Proprio stamane sentivo un commento dell'associazione medici che dichiarava che con i tagli previsti tutta una serie di servizi non saranno più erogabili. Ovviamente si tratta dei servizi pubblici, quelli gratuiti. Nessun taglio colpirà la sanità privata. Il portavoce dei medici adombrava ad un disegno destabilizzante ben chiaro ed allo sciopero dei medici previsto per il 19 luglio (qui per approfondire).
A queste decisioni si aggiunga quella, nefasta, di riavviare un programma nucleare (per approfondire cliccare qui),
Nel frattempo vediamo la coalizione di governo sempre più in difficoltà a livello interno. La mia lettura -per come vanno le cosa qui i Italia- è che qualcuno si voglia smarcare dal pericolo futuro di essere associato ad un modo di governare non gradito al suo elettorato, e su cui ha modo di essere molto ben informato (diversamente dai suoi elettori e dai cittadini).
Credo che questo sia il migliore segnale di qualcosa che non funziona come dovrebbe nell'interesse della collettività.
Sembra quasi che tutte le magagne e gli scandali, uno dietro l'altro, vengano fuori tutti nello stesso momento. Accadde anche per tangentopoli.
C'è una coincidenza però: anche quel periodo fu il seguito di una grossa crisi economica (1.408 condanne definitive ottenute dal pool Mani Pulite con il triennio di indagini del '92-94, precedute dalla crisi mondiale provocata dallo choc petrolifero del '91).
Forse la crisi porta con sé qualche fatto positivo? Non sarebbe anomalo dato che la faccia di una medaglia non è mai una sola.
Attendiamo gli eventi e, come si suol dire, "chi vivrà vedrà", ovvero chi riuscirà a sopravvivere magari potrà anche apprezzare qualche buon frutto di un periodo tanto oscuro.
venerdì 2 luglio 2010
Minzculpop ovvero attenti al TG!
Il Ministero della Cultura Popolare, nel Governo Italiano del Regno d'Italia nel famoso "ventennio", fu conosciuto con l'acronimo MinCulPop o Min.Cul.Pop.
Aveva compiti di controllo e organizzazione della propaganda del fascismo. Venne istituito dal governo di Mussolini il 22 maggio 1937, ma in realtà l'organo politico era già operativo dal 1925.
Il MinCulPop aveva l'incarico di controllare ogni pubblicazione, sequestrando tutti quei documenti ritenuti pericolosi o contrari al regime e diffondendo i cosiddetti ordini di stampa (o veline) con i quali s'impartivano precise disposizioni circa il contenuto degli articoli, l'importanza dei titoli e la loro grandezza. Il MinCulPop non si occupava solo del controllo della stampa ma, in generale, si occupava della propaganda di regime, filtrando e proponenendo esclusivamente materiale gradito al governo e in linea con le direttive fasciste.
Il paragone (l'idea originale è di G. Zucconi condirettore di Repubblica) con il TG1 del prode Minzolini è forse un po' esagerato, ma esclusivamente per il fatto che il TG1 non è un ministero, mentre invece lo è perfettamente nel modo di proporre notizie, sia nel merito che nel metodo.
Ieri ho voluto di nuovo, dopo un po' di tempo, dare un'occhiata al nostro TG più visto (ahimè!), sia la sera che alle 13.30.
Ho avuto la riprova che, ad ogni edizione, quello che dovrebbe essere il primo e più serio TG italiano, è un proliferare incredibile di notizie per lo più grottesche e inutili...
Dopo pochi minuti di notizie, quelle più importanti di cui non può non parlare (e vediamo dopo come) inizia una sequela indefinita di servizi di costume e/o comunque di dubbio interesse.
Si può sentire parlare:
dell'imporanza dei gelati con il caldo incombente (un tempo si mandavano gli inviati sui teatri di guerra, ora si mandano nelle gelaterie!);
delle mutande scontate per chi si presenta in bikini in un negozio a Madrid;
di vulcani come mete turistiche;
di Naomi Campbell che piange in TV;
della corsa ad ostacoli delle pecore;
di come si diventa maggiordomi;
della nuova pratica ginnica del "parkour" che impazza su internet (con notizie e filmati delle palestre in cui si insegna);
ecc.
Ovviamente scegliere queste notizie invece di altre più importanti ha un significato soporifero che non può sfuggire: con questa scelta, di fatto, il giornale di Minzolini sceglie di non raccontare più il Paese. E per non dare conto della realtà deve dedicare sempre più spazio a notizie che definire leggere è poco.
Non per niente a marzo 2010 i giornalisti della redazione che non erano d'accordo con la linea editoriale sono stati "epurati" addirittura ricorrendo ad una lettera di sostegno al direttore che doveva essere firmata da tutti e i cui non firmatari sono stati allontanati (approfondimento); recentemente poi, anche il più famoso mezzobusto del TG1, Maria Luisa Busi, si è dimessa dalla conduzione.
Per quanto riguarda le notizie che non può fare a meno di dare, il TG1 sceglie con cura il modo in cui darle, come io stesso ho potuto di persona vedere.
TG del 1-7 13.30: le notizie economiche sono due, come si vede nei giornali, una di fonte confindustriale, sulla crescita timida della produzione industriale dell'1,1 sul mese di maggio e del 10% su maggio 2009, che è stato l'anno più nero. Ovvio che ora c'è un miglioramento, ma, se nel 2009 la produzione è crollata del 20% il dato è sempre pesantemente al di sotto di quello che era nel 2008. In ogni caso si sta parlando di un dato puntuale mensile, non della produzione di un anno.
Su base mensile possono esservi forti oscillazioni e il dato che conta è sempre quello progressivo annuale. E, per quanto autorevole, la fonte non è l'ISTAT, ma un organismo di parte.
Ad aprile l'Istat diceva che la variazione della media del trimestre febbraio-aprile rispetto a quella dei tre mesi precedenti era pari all'1,4 per cento. Noi lavoratori possiamo a nostra volta ben toccare con mano quanto la situazione sia ancora negativa.
L'altra notizia, proveniente invece dall'ISTAT, organismo autonomo indipendente dal governo o dalla Confindustria, riguarda il crollo gli investimenti nel 2009: -12,1%! Peggio della crisi del '93
(peggior dato dall'inizio della serie storica nel 1970 e segue il calo del 4% già registrato nel 2008. Il dato più disastroso è quello del settore industriale con -14,9%).
In realtà la produttività italiana è in costante declino e la mancanza cronica di investimenti si aggrava ancora di per sè impedendo aumenti reali della capacità produttiva (analisi).
Cosa fa il nostro minzculpop-TG1?
Un bel cartello con la produzione industriale con scritto grosso l'incremento dell'1,1% su maggio e del 10% nel confronto annuo.
E nessun cartello ma solo un breve accenno del telecronista al crollo degli investiment.
Non c'è altro da dire.
E poi la ciliegina finale:
la manovra di Tremonti prevede gli aumenti delle tariffe di tutti i pedaggi autostradali e l'aggiunta di pedaggi nuovi per strade ANAS, su cui tutte le associazioni dei consumatori hanno già protestato, sia per l'iniquità (tassa non proporzionale al reddito che colpisce in particolar modo i pendolari) che per la consistenza. E' una notizia che riguarda tutti gli italiani.
Cosa si inventa il TG1?
Prima di tutto ne parla solo verso la fine e poi cosa ci dice il giornalista: "I dettagli verranno dati nel consueto TG economia che seguirò questo telegiornale" (come se non colpissero tutti gli italiani e fosse solo un problema di imprese...!) che arriva dopo la pubblicità. Un approfodimento che normalmente guardano ben in pochi, ancor di più se dopo essersi stancati per mezz'ora a prestare attenzione alle notizie più inutili...
Nel recente passato poi sono famose le notizie riguardanti processi Dell'Utri e Mills:
- Come ti assolvo Dell'Utri: http://www.youtube.com/watch?v=ufZTK0QvT_o&feature=player_embedded
- Come Mills veniva definito "assolto" (con frasi tipo "trionfo della giustizia") mentre invece si trattava di prescrizione: http://www.youtube.com/watch?v=FwtyRsCKSTw&feature=related
O quando tutta la redazione si espresse contro l'editoriale di Minzolini che censurava la manifestazione sulla libertà di stampa:
http://www.youtube.com/watch?v=JeCUMEjqh8A&feature=related
Non rimane altro che non informarsi più con i TG in genere e il TG1 in particolare.
Meglio internet per chi ce l'ha o i quotidiani (per chi ha voglia di leggere).
E il resto? Purtroppo è -ancora- la maggioranza.
Post precedenti sul prode Augusto:
Esiste la libertà d iinformazione in Italia?
Minzolini: chi era costui?
Aveva compiti di controllo e organizzazione della propaganda del fascismo. Venne istituito dal governo di Mussolini il 22 maggio 1937, ma in realtà l'organo politico era già operativo dal 1925.
Il MinCulPop aveva l'incarico di controllare ogni pubblicazione, sequestrando tutti quei documenti ritenuti pericolosi o contrari al regime e diffondendo i cosiddetti ordini di stampa (o veline) con i quali s'impartivano precise disposizioni circa il contenuto degli articoli, l'importanza dei titoli e la loro grandezza. Il MinCulPop non si occupava solo del controllo della stampa ma, in generale, si occupava della propaganda di regime, filtrando e proponenendo esclusivamente materiale gradito al governo e in linea con le direttive fasciste.
Il paragone (l'idea originale è di G. Zucconi condirettore di Repubblica) con il TG1 del prode Minzolini è forse un po' esagerato, ma esclusivamente per il fatto che il TG1 non è un ministero, mentre invece lo è perfettamente nel modo di proporre notizie, sia nel merito che nel metodo.
Ieri ho voluto di nuovo, dopo un po' di tempo, dare un'occhiata al nostro TG più visto (ahimè!), sia la sera che alle 13.30.
Ho avuto la riprova che, ad ogni edizione, quello che dovrebbe essere il primo e più serio TG italiano, è un proliferare incredibile di notizie per lo più grottesche e inutili...
Dopo pochi minuti di notizie, quelle più importanti di cui non può non parlare (e vediamo dopo come) inizia una sequela indefinita di servizi di costume e/o comunque di dubbio interesse.
Si può sentire parlare:
dell'imporanza dei gelati con il caldo incombente (un tempo si mandavano gli inviati sui teatri di guerra, ora si mandano nelle gelaterie!);
delle mutande scontate per chi si presenta in bikini in un negozio a Madrid;
di vulcani come mete turistiche;
di Naomi Campbell che piange in TV;
della corsa ad ostacoli delle pecore;
di come si diventa maggiordomi;
della nuova pratica ginnica del "parkour" che impazza su internet (con notizie e filmati delle palestre in cui si insegna);
ecc.
Ovviamente scegliere queste notizie invece di altre più importanti ha un significato soporifero che non può sfuggire: con questa scelta, di fatto, il giornale di Minzolini sceglie di non raccontare più il Paese. E per non dare conto della realtà deve dedicare sempre più spazio a notizie che definire leggere è poco.
Non per niente a marzo 2010 i giornalisti della redazione che non erano d'accordo con la linea editoriale sono stati "epurati" addirittura ricorrendo ad una lettera di sostegno al direttore che doveva essere firmata da tutti e i cui non firmatari sono stati allontanati (approfondimento); recentemente poi, anche il più famoso mezzobusto del TG1, Maria Luisa Busi, si è dimessa dalla conduzione.
Per quanto riguarda le notizie che non può fare a meno di dare, il TG1 sceglie con cura il modo in cui darle, come io stesso ho potuto di persona vedere.
TG del 1-7 13.30: le notizie economiche sono due, come si vede nei giornali, una di fonte confindustriale, sulla crescita timida della produzione industriale dell'1,1 sul mese di maggio e del 10% su maggio 2009, che è stato l'anno più nero. Ovvio che ora c'è un miglioramento, ma, se nel 2009 la produzione è crollata del 20% il dato è sempre pesantemente al di sotto di quello che era nel 2008. In ogni caso si sta parlando di un dato puntuale mensile, non della produzione di un anno.
Su base mensile possono esservi forti oscillazioni e il dato che conta è sempre quello progressivo annuale. E, per quanto autorevole, la fonte non è l'ISTAT, ma un organismo di parte.
Ad aprile l'Istat diceva che la variazione della media del trimestre febbraio-aprile rispetto a quella dei tre mesi precedenti era pari all'1,4 per cento. Noi lavoratori possiamo a nostra volta ben toccare con mano quanto la situazione sia ancora negativa.
L'altra notizia, proveniente invece dall'ISTAT, organismo autonomo indipendente dal governo o dalla Confindustria, riguarda il crollo gli investimenti nel 2009: -12,1%! Peggio della crisi del '93
(peggior dato dall'inizio della serie storica nel 1970 e segue il calo del 4% già registrato nel 2008. Il dato più disastroso è quello del settore industriale con -14,9%).
In realtà la produttività italiana è in costante declino e la mancanza cronica di investimenti si aggrava ancora di per sè impedendo aumenti reali della capacità produttiva (analisi).
Cosa fa il nostro minzculpop-TG1?
Un bel cartello con la produzione industriale con scritto grosso l'incremento dell'1,1% su maggio e del 10% nel confronto annuo.
E nessun cartello ma solo un breve accenno del telecronista al crollo degli investiment.
Non c'è altro da dire.
E poi la ciliegina finale:
la manovra di Tremonti prevede gli aumenti delle tariffe di tutti i pedaggi autostradali e l'aggiunta di pedaggi nuovi per strade ANAS, su cui tutte le associazioni dei consumatori hanno già protestato, sia per l'iniquità (tassa non proporzionale al reddito che colpisce in particolar modo i pendolari) che per la consistenza. E' una notizia che riguarda tutti gli italiani.
Cosa si inventa il TG1?
Prima di tutto ne parla solo verso la fine e poi cosa ci dice il giornalista: "I dettagli verranno dati nel consueto TG economia che seguirò questo telegiornale" (come se non colpissero tutti gli italiani e fosse solo un problema di imprese...!) che arriva dopo la pubblicità. Un approfodimento che normalmente guardano ben in pochi, ancor di più se dopo essersi stancati per mezz'ora a prestare attenzione alle notizie più inutili...
Nel recente passato poi sono famose le notizie riguardanti processi Dell'Utri e Mills:
- Come ti assolvo Dell'Utri: http://www.youtube.com/watch?v=ufZTK0QvT_o&feature=player_embedded
- Come Mills veniva definito "assolto" (con frasi tipo "trionfo della giustizia") mentre invece si trattava di prescrizione: http://www.youtube.com/watch?v=FwtyRsCKSTw&feature=related
O quando tutta la redazione si espresse contro l'editoriale di Minzolini che censurava la manifestazione sulla libertà di stampa:
http://www.youtube.com/watch?v=JeCUMEjqh8A&feature=related
Non rimane altro che non informarsi più con i TG in genere e il TG1 in particolare.
Meglio internet per chi ce l'ha o i quotidiani (per chi ha voglia di leggere).
E il resto? Purtroppo è -ancora- la maggioranza.
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