domenica 1 novembre 2009

Continuiamo a subire una pessima influenza


Ho già trattato il tema in un post di qualche tempo fa (1997: il pollo col raffreddore. 2009: il suino con la febbre) ed ora torno a trattarlo perchè, oltre al fatto che si stia rasentando l'assurdo, vi sono ulteriori informazioni su cui è bene focalizzarsi.
Ma andiamo con ordine.
Mentre lo stesso Ministro ci rassicura che la cosiddetta "influenza A" è meno pericolosa delle sue omonime precedenti, i media non se ne danno per inteso per nulla, e continuano a bombardarci con tutte le morti possibili ad essa attribuibili: pur comunicando alla fine della notizia che vi erano altre patologie concomitanti, oltre a stati debilitanti o estrema debolezza legata all'età o quant'altro, risulta sempre in primo piano "la morte legata al pauroso contagio".
Sarebbe interessante analizzare un pò più a fondo la paura della morte (e della malattia che è lo stesso) che attanaglia il genere umano e che fa fare tanta audience ai media e vendere tanti vaccini alle case farmaceutiche, ma sarebbe lungo farlo nel contesto di questo post (chi volesse approfondire può farlo qui).
Mi limito a dire che il bombardamento mediatico è efficace solo perchè esiste un terreno fertile, una base enorme di cittadini impressionabili e pronti a bere qualsiasi notizia data dalla televisione come fosse la verità con la "V" maiuscola.
Il potere enorme di persuasione e influenza legato ai mezzi di comunicazione di massa è proporzionale solo agli sforzi e ai tentativi (economici e non) che vengono posti in essere dai "poteri forti" affinchè si diano certe notizie e in un certo modo, si dia spazio ad argomenti piuttosto che ad altri, si inneschi la paura piuttosto che un sano modo di affrontare la vita.
La paura è business, la consapevolezza è il suo contrario e per questo va osteggiata in ogni modo.
E' così da secoli e rimane così ora, con la differenza peggiorativa che in quest'epoca è molto più semplice un influenza capillare.
Forse sorprenderà, ma il fatto che si siano completamente inventati la pandemia dell'influenza A e continuino pesantemente a rinfocolare tale paura (apertura di tutti i TG di oggi 1 novembre 2009) non è ancora il problema maggiore.
Il tema più grave infatti, non sono le pandemie inventate (Antrace, Sars, Aviaria, Suina, ecc.) dall’establishment medico-scientifico, ma i loro “rimedi”: i farmaci-vaccini-veleni. Non a caso la nostra è un’epoca contrassegnata dal “Disease Mongering”, (“mercificazione della malattia”, "creazione della malattia"), cioè da quella criminale operazione di Marketing spietato, finalizzata alla creazione vera e propria di malattie (vedi ipercolesterolemia, osteoporosi, malattie epidemiche, pandemie, ecc.) e alla medicalizzazione di aspetti normalissimi della vita (gravidanza, parto, menopausa, vecchiaia, ecc.) con il duplice obiettivo di spacciare e vendere farmaci da una parte e avere il controllo delle persone dall’altro. Una persona ammalata (anche se oggettivamente è sana) NON è una persona libera. Una persona non libera è facilmente manipolabile… (1).
Facciamo un esempio: cosa contiene il “nuovo” vaccino Pandemrix per la suina?
Documenti ufficiali dell’E.M.E.A. (scaricabili in formato Pdf) riportano integralmente la lista dei componenti di questo farmaco.
A seguito della miscelazione, 1 dose (0,5 ml) contiene:
- Virus influenzale frazionato, inattivato, contenente l’antigene (propagato in uova) equivalente a A/California/7/2009 (H1N1) ceppo di tipo v (X-179A). 3,75 microgrammi.
- AS03 composto di Squalene (10,69 milligrammi), adiuvante;
- DL-α-tocoferolo (11,86 milligrammi), - Polisorbato 80 (4,86 milligrammi).
- Tiomersale (sale di mercurio!), eccipiente;
Quali sono gli effetti collaterali del Pandemrix? Come tutti i medicinali, Pandemrix può causare effetti indesiderati anche seri.
• Infiammazione transitoria cerebrale e dei nervi che comporta dolore, debolezza e paralisi.
• Restringimento od ostruzione dei vasi sanguigni con problemi renali
• Reazioni allergiche che portano ad una pericolosa diminuzione della pressione sanguigna, che, se non trattata, può portare al collasso, coma e morte
• Convulsioni
• Dolore intenso lancinante o pulsante lungo uno o più nervi
• Bassa conta piastrinica che può dar luogo a sanguinamenti o a formazione di lividi
• Reazioni cutanee generalizzate compresa orticaria.
• Dolore, rossore, gonfiore o formazione di un nodulo duro al sito di iniezione.
• Gonfiore delle ghiandole del collo, delle ascelle o dell’inguine
• Capogiri
• Diarrea, vomito, mal di stomaco, nausea
Una menzione speciale merita l’adiuvante squalene, sostanza sintetizzata dal nostro fegato, che in natura si trova presente in alcuni vegetali e animali (quindi c’è anche il rischio che sia estratta da animali…).
L’adiuvante è una componente del vaccino che moltiplica l’azione del principio attivo (in questo caso le cellule del virus influenzale) permettendo di usarne molto meno (e produrre quindi molte più dosi a costi minori). Siccome lo squalene è anche prodotto dal corpo umano, fare sì che gli anticorpi lo combattano, può creare gravi disfunzioni.
Vi sono rischi enormi e le sperimentazioni fatte su questi vaccini sono del tutto insufficienti.
Il tutto è meglio spiegato qui.
E in generale con l’uso di questi additivi (oltre allo squalene ce ne sono molti altri) e moltiplicando le vaccinazioni aumentiamo il rischio di introdurre degli antigeni imparentati con molecole dell’organismo in cui sono stati iniettati creando così malattie autoimmuni la cui frequenza é in continuo aumento.
Per capire bene si legga qui.
Ergo le pandemie create ad arte e propagandate pedissequamente da medici e media non sono ancora il problema più grave. Non quanto almeno i farmaci e vaccini stessi che aumentano la debolezza dell’organismo, già debole e pieno di tossine, e scatenano reazioni allergiche molto forti che vanno ad indebolire il già indebolito sistema immunitario oltre a disperdere l’importantissima energia vitale.
Questi "farmaci" -paradossalmente- invece che a guarirci ci fanno intossicare più rapidamente, predisponendoci ad altre malattie future. Malattie che limitano e limiteranno sempre più la nostra consapevolezza, la nostra capacità di pensare con chiarezza e vedere a fondo le cose e gli avvenimenti. La condizione migliore per impedire agli uomini di essere liberi e responsabili della loro Vita. Per la gioia di chi fa del controllo dell'umanità il suo fine.

Per approfondire:
(1) Le Pandemie inventate come strategia di “Disease Mongering”




domenica 25 ottobre 2009

Modena, la pallavolo e la vita

Vivo e lavoro a Modena da circa 7 anni.
Gioco a pallavolo (prima a Torino e ora qui nel torneo misto del CSI) dal 1972.
Ho visto molte partite di serie A e della Nazionale italiana, ma lo spettacolo che si vede a Modena legato a questo sport non è paragonabile a quello di nessuna altra piazza italiana.
Ieri pomeriggio ho assistito ad una grande sfida: Trenkwalder Modena (www.pallavolomodena.com) contro Bre Banca Lannutti Cuneo.
Come sempre a Modena la vincitrice della gara è stata la pallavolo. Grande cornice di pubblico, spettacolo non solo di sport, ma anche di partecipazione, entusiasmo e competenza.
In nessuna altra città italiana la pallavolo è così apprezzata e seguita. Modena ha sicuramente il record italiano per numero di società e squadre in rapporto al numero di abitanti, e i quotidiani più letti ("La Gazzetta di Modena" e "Il Resto del Carlino") dedicano giornalmente da una a tre pagine (a seconda dell'importanza degli eventi) a questo sport. Per quanto riguarda la gara, questa volta ha vinto Cuneo, ma la partita è stata molto più equilibrata di quanto non dica il conto dei set (3-0).
Nei primi due set, vinti ai vantaggi, Cuneo ha avuto quel qualcosa in più per volgere l'ago della bilancia a suo favore: maggiore continuità (soprattutto in ricezione e quindi in attacco) e incisività in battuta. Il terzo set ha poi visto Modena mollare un po' anche psicologicamente, di fronte ad un Cuneo che non sbagliava nulla non denunciando il minimo cedimento.
Ma al di là di quanto avvenuto in campo volevo spezzare una lancia anche da questo blog in favore di questo sport (indi di chi lo pratica e di chi lo apprezza).
E' uno sport oltre che spettacolare anche molto educativo, direi quasi "sociale".
Lo si nota anche dal livello del suo pubblico e dalla compostezza e serietà di chi lo gioca.
Nulla a che vedere con il calcio nostrano, purtroppo eccessivamente propagandato e fagocitante tutti gli altri.
Personalmente le poche volte che prendo in mano la Gazzetta dello Sport, inizio sempre dal fondo, dove si parla dei cosiddetti "sport minori". La pallavolo ne fa parte.
Al calcio si dedicano l'80% circa delle pagine, al resto vanno le briciole... tuttavia, proprio questa sproporzione può dare l'idea di come sia meritorio dedicarsi e appassionarsi ad altri sport e alla pallavolo. Occorre cercare, volerlo fare, entrare nel merito....
La stessa ragione che tanti anni fa mi portò ad appassionarmi a questo sport e a praticarlo con passione per tanti anni.
La scelta iniziale fu fatta col cuore e solo dopo anni riuscii a capire quali erano le ragioni di tanta passione.
Ho tentato di spiegarle in un breve saggio che scrissi anni fa.
La pallavolo esalta le caratteristiche costruttive che sono la quintessenza dello sport di squadra. In pochi altri sport collaborazione e cooperazione sono così importanti.
Se si assiste ad una partita come quella di ieri sera si può notare come dopo ogni punto, e spesso alla chiusura di ogni azione a prescindere dall'aver fatto punto, tutti i giocatori si riuniscano in mezzo al campo abbracciandosi e scambiandosi pacche sulle mani. Questo ritrovarsi insieme, questa coralità di esultanza, non è casuale ma è mirata e propedeutica ad uno scopo fondamentale e ben preciso: da soli non si vince, solo grazie all'apporto di ognuno, uniti in ogni azione, solidali e coesi, si può raggiungere la vittoria.
I grandi allenatori lo sanno e pretendono questo continuo atteggiamento costruttivo e solidale dai loro giocatori. In pochi altri sport (se non nessuno) succede qualcosa di simile.
Perché questo? Perché la pallavolo è sport di tali sottili equilibri psicologici la rottura dei quali può portare una squadra più forte e vincente fino ad un certo punto, a perdere poi il bandolo fino a perdere l'incontro? Perché la pallavolo è sport cosi socialmente educativo?
Vi sono due ragioni principali: la rete che divide le squadre e la impossibilità di prolungate azioni personali (potremmo definirlo lo sport "democratico" per eccellenza).
La prima è il presupposto che impone alle squadre di trovare DENTRO di loro la forza per battere l'avversario. Non attraverso azioni singole rivolte all'esterno, ma con una costruzione corale che porta all'espressione dell'attacco o della difesa. E' l'emblema di come dovrebbe funzionare qualsiasi organizzazione umana. Se la solidarietà si interrompe, se la paura di perdere serpeggia, se l'insicurezza si fa strada in uno o più giocatori, tutta la squadra ne subisce un danno, fino a poter non raggiungere l'obbiettivo prefissato.
La seconda ragione fa sì che non siano possibili i personalismi, ognuno dei giocatori ha il medesimo tempo a disposizione per influire sull'azione, un tocco, qualche decimo di secondo, un attimo in cui può dipendere dal compagno che gli passa la palla o favorirlo al meglio affinché il tocco successivo sia efficace.
Per riuscire al meglio con così poco tempo a disposizione occorre massima concentrazione, attenzione estrema, riflessi prontissimi. Basta un nonnulla per influire nella concatenazione degli eventi. La squadra più equilibrata, tranquilla, cooperante, riesce a mettere i suoi giocatori in una condizione migliore per esprimersi.
Per queste e per altre ragioni che non starò ad analizzare in questa sede, ritengo (in questo sostenuto da molti educatori ) che la pallavolo sia uno sport particolarmente educativo, adatto a formare individui socialmente evoluti.
In sintesi giocare a pallavolo potrebbe essere visto come uno spaccato di vita, una vita vissuta nella sua essenzialità: la necessità di agire e competere con le altre organizzazioni in modo sano e rispettoso delle regole, l'importanza dei rapporti positivi con i compagni, la solidarietà basilare per ottenere risultati, la necessità di trovare all'interno la forza per esprimersi al meglio, non prevaricando o influendo in modo magari anche scorretto sulle azioni altrui... eccetera.
Scusate se mi permetto di paragonare la pallavolo alla vita, ma mi pare così naturale!
Uno spaccato di vita concentrato, semplice, essenziale, più puro, senza i mille condizionamenti ricevuti durante la nostra esistenza.
Un esempio da seguire in una società sempre più confusa e incapace di esprimere valori etici e culturali positivi e atti a rendere l'esistenza "degna di essere vissuta".
Rimane comunque il fatto più significativo, qualcosa che nel tempo rimane e che, malgrado si faccia di tutto per soffocarlo, emerge con chiarezza: applicando virtù, aspetti e regole che ti portano a vincere nella pallavolo, si può avere successo anche nella vita.

Per chi volesse approfondire:
La Pallavolo e la sua filosofia

venerdì 23 ottobre 2009

Crisi economica: ieri sera ad "Anno zero"

Puntata di anno zero da depressione ieri sera...
Finalmente si torna a parlare del problema del momento che viene sistematicamente ignorato (o perlomeno sotto-diemensionato) nei TG di regime e non, obbedienti al diktat dell'ottimismo (vedi in questo blog Crisi e Negazionismo e Ottimismo vs Negazionismo) : oltre all'angustia emergente da questa situazione economica e sociale pessima, mai così grave dal dopoguerra, vi sono più considerazioni da fare.
Il governo e i politici non riescono a dare risposte, nè legislative, nè -e questo è più grave- propositive, adeguate alla dimensione del problema.
Ci vorrebbe una cosiddetta "cura da cavallo" come già accaduto in altri paesi, dagli USA alla stessa Francia, e invece? E invece "la montagna partorisce un topolino", anzi, dei topolini che non possono fare che solletico all'elefante della crisi.
Le aziende che si ritrovano nel 2009 la metà o giù di lì del fatturato sono ormai la maggioranza.
Piccole e medie imprese annaspano, chiedono aiuto, licenziano nella più totale solitudine.
Aziende sane ed evolute tecnologicamente vengono trasferite all'estero nella più totale indifferenza dello Stato.
La ricchezza viene risucchiata senza ritegno senza che nessuno provi a interrompere l'emorragia.
Il consumo interno cala sempre più per via di licenziamenti, cassa integrazione, mobilità, precarietà, insicurezza, innescando quindi ulteriore crisi di produzione senza che nulla venga fatto.
E il governo cosa fa? Scudo fiscale, Tremonti Bond, Fondi europei distratti dalla loro vera destinazione per aumentare il fondo per la Cassa Integrazione... che misurone!
Ad Anno Zero il povero Lupi viene designato a difendere l'indifendibile. Mi immagino la riunione in cui tutti gli esponenti del PDL declinano e la patata bollente rimane in mano al povero Maurizio (per altro a sensazione meno arrogante di altri, tuttavia messo in condizione di metterla in bagarre con Travaglio sullo "Scudo" non sapendo cosa rispondere di logico e credibile).
Si è capito comunque, come dico, sia dai banchi del Governo, ma anche da quelli dell'opposizione (deve Marino è parso veramente poco incisivo anche lui con proposte inadeguate alla bisogna) che non c'è molta speranza per le aziende e i lavoratori italiani. Devono sperare nella loro buona stella e arrangiarsi alla "bellemeglio" in attesa di tempi migliori. Ma come si fa?
- Come si fa a sperare che la cassa integrazione possa aiutare? 800 euro netti quando va bene? E' così che riparte il consumo? E' così che si mantengono famiglie o si pagano affitti o mutui? E poi di questo grande ammortizzatore sociale godono solo i lavoratori non precari. Sanno i nostri politici che in altri paesi (Germania, Inghilterra, Olanda, Francia per 36 mesi) è garantita a tutti i disoccupati una indennità di disoccupazione in grado di garantire anche la qualità della vita? Come è possibile pensare che un lavoratore messo in mobilità a 50 anni possa rientrare nel mondo del lavoro senza incentivi di qualche tipo? Come si fa a pensare che un giovane precario senza prospettive possa mettere su famiglia o casa e consumare serenamente?
- Per le aziende il Governo ha pensato ai Tremonti Bond (post in questo sito). Il Governo che presta ad interesse -PIU' ALTO di quello di mercato- soldi alle banche affinchè queste a loro volta facciano credito alle imprese. A parte la difficoltà di controllare l'effettivo utilizzo (per cui curiosamente proposero i prefetti) NON SE NE E' VISTA UNA DI BANCA (o forse una sola). "La colpa", dice Tremonti e gli fa eco Lupi, "è delle banche cattive". Ma come? Concepite uno strumento che non funziona e la colpa è di chi non lo utilizza? Ma ci prendono per tonti? Non aggiungo altro...
- La grande pensata dello Scudo Fiscale: una misura indegna di uno Stato di diritto. Chi ha evaso e stornato illegalmente fondi continuerà a farlo. Chi non lo ha ancora fatto lo farà. Per non parlare dell'impunità garantita dal 5% (50% in USA) e dall'anonimato garantito. Come si dovrebbe fare a capire se la provenienza fosse illecita? Non si sa. Si è sentito dire che questi fondi, una volta tornati in Italia, andrebbero ad aiutare le aziende in crisi e favorire l'occupazione... Ma con quale ardire si dice una fregnaccia del genere?! Secondo loro quei capitali appartengono a imprenditori seri con tante intenzioni di aiutare le povere maestranze in difficoltà e non a speculatori senza scrupoli che di aziende ne hanno già chiuse e aperte chissà quante... ma mi facciano il piacere!
- Alle domande di alcuni lavoratori di un azienda da 100 dipendenti che chiudeva, e questa non per crisi, ma per la semplice ragione che era più conveniente andare a produrre altrove, e che chiedevano espressamente ai convenuti in studio "cosa intendete fare per evitare che una azienda sparisca e i lavoratori si trovino per strada?", non c'è stata risposta. Semplicemente il nulla.
- Alla dichiarazione REALE e QUANTO MAI PESANTE che faceva l'imprenditore di Reggio Emilia ovvero le aziende grosse vessano le più piccole pagandole a babbo morto, lo Stato stesso non paga che almeno dopo 180 giorni o un anno, quali erano le proposte? Nessuna.

Di pensate adatte o innovazioni virtuose, in grado di accelerare e/o favorire la ripresa di queste aziende
non se ne è sentita una (ne dico qualcuna io: OBBLIGARE TUTTI PER LEGGE A PAGARE A 30 GIORNI, e se non paghi ti faccio chiudere, e lo Stato per primo, magari pagamento cash... E un altra potrebbe essere quella di rendere più conveniente produrre in Italia che all'estero, con detassazioni, meccanismi virtuosi e incentivi; e se non basta con vere e proprie barriere legislative. E infine occorrerebbe veramente, e non per finta, incentivare la ricerca e l'innovazione, armi fondamentali per resistere alle crisi ed essere pronti appena le crisi terminano, come insegnano tutti i testi di management).
Invece di azioni adeguate a puntellare la povertà incipiente e la perdita del lavoro non si vede un bel nulla.
Berlusconi dalla Russia ha fatto sapere che "si pensa" ad abolire l'IRAP.
Con quali coperture? Nulla.
In quali tempi? Non si sa.
In ogni caso beneficerebbero di una misura del genere aziende e professionisti. Lavoratori dipendenti e/o precari, pensionati e precari? Esistono? Credo che il Governo pensi di no.

Quello che è emerso ieri sera è che lavoratori e aziende piccole e medie (quelle grandi, come la Fiat per esempio, da anni si sostengono grazie agli elargimenti dello Stato) sono SOLI.
E possono solo sperare che la crisi duri meno di quanto previsto.

Un PRIMARIO alle PRIMARIE e altro sul tema

Ho scoperto che uno dei candidati a queste primarie, Ignazio Marino, è un trapiantologo di fama.
Non sono favorevole all'espianto di organi a "cuore battente" come ho già adombrato in questo stesso blog (in futuro spiegherò più approfonditamente la mia posizione), per cui non provo enorme simpatia per questo candidato. C'è anche un neo nella dua biografia che mi lascia leggermente perplesso:
"...l'allontanamento di Marino dalla direzione dell'Ismett (Istituto Mediterraneo per i Trapianti e Terapie ad alta specializzazionee) da tutte le posizioni presso l'Upmc University di Pittsburgh, e sue sedi mondiali, nonché dal Centro Nazionale per i Trapianti Italiano è da ricercarsi tra l'altro nelle ripetute richieste di rimborso spese presentate in doppio sia all'Upmc di Pittsburgh sia alla filiale italiana. (La lettera di liquidazione dell'Upmc è stata recentemente resa di dominio pubblico da 'Il Foglio'). Il 6 settembre Marino rassegna le dimissioni."
Infine un commento politico: Eugenio Scalfari aveva proposto, una sera in "Parla con me" con la Dandini, e poi successivamente dalle colonne di "Repubblica", non come una modifica allo Statuto del PD, ma piuttosto come un patto tra gentiluomini, che i tre sfidanti alla segreteria si accordassero in modo che chi usciva vincente dalle primarie, ma senza la maggioranza assoluta, diventasse automaticamente il Segretario. Questo ad evitare che una consultazione da milioni di persone venisse poi sovvertita dalla successiva convocazione di un'assemblea di 1000 delegati, come previsto dal perlomeno strano Statuto, e che il meno votato potesse fare da ago della bilancia, avendo di fatto potere (coi suoi delegati eletti contestualmente alle primarie) sull'elezione del segretario.
Franceschini prima e Bersani dopo accettavano, Marino no.
Eppure fino a quel momento era semre stato uno strenuo sostenitore delle primarie come strumento principale all'elezione del Segretario.
"Cambiare le regole delle primarie a metà partita - dichiarava l'ex chirurgo- ricorda più le politiche di palazzo che quelle del Pd che vorrei. La proposta secondo cui diventerà segretario del Pd chi ha ricevuto il miglior risultato alle primarie, pur non avendo ottenuto la maggioranza assoluta dei voti, è estranea all'attuale regolamento, scritto e approvato da Franceschini e Bersani".
Ripondeva Franceschini su Twitter:
"Ignazio, ma non hai sempre detto che il popolo delle primarie è sovrano? Non si chiedono i voti il 25 per fare l'ago della bilancia dopo".
Ognuno tragga le sue conclusioni.

Per quanto mi riguarda, pur non essendo iscritto, se potrò andrò a votare alle primarie.
Voterò Bersani, perchè pur essendo il più vicino a certe vecchie e grigie posizioni di gerarchie di partito, mi pare il più solido, il più quadrato, il più concreto.
Ricordo anche le sue prime coraggiose riforme alla nascita dell'ultimo governo Prodi, raro esempio di cosa dovrebbe fare chi, dopo essere stato eletto, dimentica gli interessi di parte, e governa nell'interesse dell'intero popolo.
Auguri dunque!

giovedì 15 ottobre 2009

Questo PONTE ci va STRETTO

E' del 14 ottobre la notizia che a dicembre inizieranno i primi lavori per il ponte sullo Stretto di Messina, un opera di cui si parla da centinaia di anni, se non da millenni.
In realtà il Premier si riferiva a lavori preliminari da 30 milioni necessari per eliminare un'interferenza della ferrovia ai piedi del Ponte.
In realtà è di oggi la notizia che questo "sbandierato inizio" è una ennesima bufala: si tratta di un opera prevista dal 2006 indipendentemente dal ponte.
In ogni caso, successivamente, nella prima metà del 2010, è previsto l'inizio di altri lavori preliminari e opere a terra per circa 700-800 milioni.
I lavori sul corpo principale dell'opera - il vero e proprio Ponte sullo Stretto - partiranno tra la fine del 2010 e l'inizio del 2011, subito dopo l'approvazione da parte del Cipe del progetto definitivo. La previsione per questa approvazione fondamentale è la fine del 2010, sempre che si riesca a far stare in tempi stretti le procedure e i passaggi politici necessari sul territorio e a Roma.
Pur essendovi ancora molti aspetti indefiniti, e se questo governo durerà quanto previsto, nulla fa pensare che si possa evitare che l'"opera dei miracoli" inizi.
Non sono contrario all'opera in sè tuttavia penso che -fatta oggi, nel 2010, e non nel 2050 per esempio- sia solo un'inutile sperpero di denaro pubblico (tantissimo) oltre ad un'occasione ghiotta per la malavita organizzata (un aspetto che in realtà, per come vanno le cose da noi, non so se sarà un giorno possibile evitare).
L'emergenza alluvione a Messina non è ancora finita e il sottosegretario Bertolaso ha sottolineato come "la priorità per la Sicilia e per il Mezzogiorno sia la messa in sicurezza del territorio".
Ancor più "singolare" appare che l'annuncio del Cavaliere sia arrivato arrivato proprio nel giorno in cui l'Associazione dei Costruttori denuncia il totale azzeramento dei fondi per l'Anas.
In proposito è sotto gli occhi di tutti che, per quanto riguarda le strade a monte e a valle di questo ponte, la situazione è sempre penosa. I tempi biblici per il completamento della Palermo-Messina e della Catania-Siracusa permangono, per non parlare dell’adeguamento della Salerno-Reggio Calabria (tratti a una corsia continui, media di 60 all'ora...) con in aggiunta la spada di Damocle data dall'utilizzo di cemento depotenziato grazie alle infiltrazioni mafiose del tempo.
Infiltrazioni mafiose che minacciano pesantemente anche il ponte medesimo, come più volte denunciato dalla DIA.
Vi sono poi tutte le obiezioni tecniche, legate alla resistenza dei materiali e alle falde sotterranee, in relazione ad eventi sismici e a pericoli legati alla grande lunghezza (mai realizzata prima al mondo) e alla resistenza al vento.
Infatti pesantissime critiche alla costruibilità sono state avanzate dagli stessi tecnici e consulenti della Stretto di Messina (oggi quasi tutti "ex") e del Ministero, tra cui spicca il libro "La ricerca non ha fine. Il ponte sullo Stretto di Messina" di Remo Calzona, Professore Ingegnere già consulente e coordinatore del Comitato Scientifico della Stretto di Messina (si veda anche questa intervista).

La domanda che mi pongo infine è: PERCHE' pensare ORA a un ponte come questo?
Aspettiamo ancora qualche decennio, che la tecnologia faccia qualche passo avanti.
Si facciano pure le opere pubbliche, ma quelle necessarie, e si migliori prima la qualità dei collegamenti stradali.
Si sgomini prima la criminalità organizzata che mina dalle fondamenta il futuro di questa e di tutte le opere pubbliche.
I soldi pubblici non devono essere sprecati, e questo momento di crisi lo richiderebbe ancor di più.
Piuttosto si instauri un sussidio di disoccupazione e si aumentino i tetti iniqui della Cassa Integrazione...
Ma qui siamo -purtroppo- alla fantascienza.

Ulteriore materiale interessante e attuale sul tema
- Editoriale del 28-10-09 apparso su "La Stampa": 'Moratoria per il ponte sullo Stretto', ovvero: quando di soldi ce ne sono così pochi, cosa viene prima, la sicurezza o gli affari e la megalomania?

PS
Cliccando sui vari link segnalati dalla sottolineatura del testo è possibile farsi un quadro molto preciso e dettagliato di tutti gli aspetti della vicenda, ben oltre alle poche parole spese da me.

martedì 13 ottobre 2009

"Alla democrazia 'ghe pensi mi' "

Lo giuro, non vorrei sempre parlare di Berlusconi e di chi governa questo bel paese che è l'Italia, ma non ce la faccio. Ogni mattina ne trovo una nuova e più inquietante del giorno precedente.
Ancora mi risuona nelle orecchie quanto detto ai coniugi Obama (prima di lui e poi di lei: "Anche lei è abbronzata") e alla Bindi ("... è più bella che intelligente"), e poi quanto detto ieri: "La stampa “sputtana” l'Italia, io, eletto dal popolo: basta insulti‎", che arriva la chicca di ieri sera dall'assemblea di Confindustria tenuta a Monza dove, dopo aver arringato gli industriali dicendo di rifiutare la pubblicità a Repubblica, poi accusato il Corsera di essere "anti-berlusconiano", conclude alla grande e con tutta la sua nota efficacia -da fine liberale e costituzionalista qual è- dice: "Voi pensate a creare benessere, per la libertà e la democrazia 'ghe pensi mi'".
Se non fosse grave farebbe veramente ridere di cuore.
Che uomo che hanno scelto gli italiani!
I nostri politici da 60 anni ci avevano abituato al fioretto, finalmente uno che usa la clava!
Non tollera le critiche della stampa, non accetta le regole della Costituzione. Da uomo politico nega lo Stato, da imprenditore nega il mercato, da uomo nega la verità.
Se tutti lo criticano è perchè sono solo invidiosi. Che lui abbia commesso qualche errore? Mai!
Se i giudici lo chiamano ai processi è perchè sono comunisti. Che lui abbia effettivamente commesso qualcosa di non legale? Impensabile.
Se i giornali del mondo intero parlano delle sue intemperanze sessuali (e sua moglie dice che è "malato") è perchè sono sobillati. Che sia normale -i giornali stranieri parlano di tutti gli scandali che riguardano gli uomini di stato dei grandi paesi mondiali (fecero così per Clinton e per quant'altri e alcuni si dimisero anche)- e che il problema non sia in quanto dicono ma in QUANTO LUI HA FATTO, "forse", con leggerezza e stoltezza, nessuno lo dice.
Se i giornali del mondo intero dicono che lui è un problema per la democrazia italiana è solo perchè "godono" nello sputtanare l'Italia. Perchè poi vogliano fare ciò non si capisce! Perchè lui è un vero democratico invece, al punto che ce lo dice pure: "alla democrazia ghe pensi mi", "il popolo mi vuole, mi ama e non c'è stato miglior presidente di me negli ultimi 150 anni".
Ergo possiamo veramente stare tranquilli. In una botte di ferro!
Solo che questa botte potrebbe essere simile a quella che torturò il famoso Attilio Regolo...
I chiodi sono rappresentati dai pericoli di questa deriva populistica e anti-democratica di cui l'Italia è vittima e di cui gli italiani in maggioranza paiono non essere consapevoli.
A tal proposito vi propongo un interessante elenco di considerazioni giuntomi via mail da un amico olandese che vive in Italia (chi è "esterno" e viene da un paese che, seppur monarchia, ha una lunga tradizione e cultura democratica alle spalle, può vedere le cose con maggiore lucidità o comunque condividere con noi un diverso punto di vista su cui vale la pena riflettere):
- non è del tutto vero che in Italia il Presidente del Consiglio viene eletto dal popolo: pur essendo ora indicato in fase elettorale, esso viene sempre incaricato dal Presidente della Repubblica e governa solo se ha la fiducia del parlamento
- il consenso popolare comunque non legittima chi è eletto a non avere limiti esterni, derivanti dalla legge o da altri poteri dello Stato, questo è garantito dall'articolo 3 della Costituzione che pone tutti i cittadini uguali di fronte alla legge

- il popolo può esercitare la sua sovranità solo attraverso strumenti intermedi ed organizzati (i partiti che mediano il consenso e il parlamento nel quale inviano i propri rappresentati) il cui compito sarebbe anche quello di limitare i poteri delle cariche governative attraverso la discussione delle leggi in parlamento e l'avvallo delle decisioni attraverso le votazioni nelle due Camere
- un "popolo" senza ruoli costituzionali scadrebbe a semplice "gente" , un insieme di individui che non potrebbero incidere sull'operato del "capo" e potrebbero solo seguirlo

- con l'attuale legge elettorale in parlamento vengono eletti membri nominati dai vertici di partito (anche di quello di governo) e non con voto di preferenza popolare; in tal modo essi debbono primaria riconoscenza al partito che li ha nominati e non agli elettori: il parlamento viene ad essere di fatto esautorato della sua primaria ragione costituzionale di rappresentanza dei cittadini
- qualsiasi processo democratico di determinazione del consenso che non si fondi sulla reale libertà di stampa e sul suo risvolto, cioè il diritto ad un'informazione completa, pluralistica e accessibile a tutti gli strati della popolazione, non consente un'espressione reale della volontà popolare
- una magistraturta sottoposta al controllo di efficienza da parte dell'organo esecutivo diventa una magistratura indirizzabile e controllabile e perde il suo ruolo costituzionale di garanzia e indipendenza dal potere esecutivo
- dei Ministri nominati da un Presidente del Consiglio e non dal Presidente della Repubblica e "licenziabili" in qualsiasi momento dallo stesso capo del Governo perdono inevitabilmente in autonomia dato che per conservare l'incarico devono dimostrare di essere "fidati" e magari anche ossequiosi.

Alla frase di Berlusconi in milanese io risponderei in piemontese (sono nato a Torino): "alura suma a post!" (allora siamo a posto)... "ben conciati per le feste" come recita un antico adagio popolare.

Per approfondire vi propongo tre articoli interessanti:
- Eugenio Scalfari su Repubblica di oggi, dal quale si può capire bene quali siano i vari aspetti sul tema della libertà di informazione e sulla querelle tra lui e De Bortoli (accusato di essere troppo supino)
- Michele Anis su La Stampa di oggi, che spiega benissimo le implicazioni della decisione della Cosulta e delle successive prese di posizione di Berlusconi &C.
- Il direttore de La Stampa, Mario Calabresi, che ieri ha scritto un editoriale dal titolo significativo: "Non serve attaccare gli stranieri"

giovedì 8 ottobre 2009

Non lodo Alfano, bensì la Consulta!

Il significato di "lodo" riportato nel Grande Dizionario della Lingua Italiana fondato da S. Battaglia (Torino UTET, 1961-2002) è ‘decisione con cui un arbitro o un collegio di arbitri dirime (non di rado in via equitativa) una controversia; sentenza arbitrale. – Anche: compromesso, accordo fra parti aventi interessi contrastanti’.
E' dunque evidente che era (ed è ancora) totalmente inesatto chiamare "lodo" la legge (non ancora approvata dalla Corte) in oggetto.
Essendo poi che -in merito a tale controversa legge- nessun accordo arbitrale o compromesso è stato ottenuto è ancora più sbagliato.
Mi pare questo l'emblema di quanto accaduto: qualcuno cercava di forzare le leggi del paese con il peso della sua potenza materiale e non c'è riuscito.
Come sappiamo la legge in oggetto prevedeva la sospensione di qualsiasi processo (in corso o ex novo) per le prime quattro cariche dello Stato (Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio e presidenti di Camera dei Deputati e Senato) per poter far sì che in queste cariche "si potesse operare con serenità" (già qui si presupponeva come minimo che i giudici operassero non per cercare colpevoli di reati ma per perseguire qualcuno senza ragione, per motivi al di là della legge).
La Corte Costituzionale si è espressa su tale legge (approvata dalla maggioranza di Governo nei due rami del Parlamento) sollevando un problema di merito e uno di metodo, guardando soltanto alla Costituzione, e tale è il suo compito, null'altro.
Nel merito, il lodo Alfano viola l'articolo 3 della Costituzione, che vuole tutti i cittadini uguali di fronte alla legge, a prescindere da credo, sesso, opinioni e quindi anche ruolo, potere o ricchezza.
Proprio per questa ragione - entriamo nel metodo - se si vuole sottrarre alla legge chiunque, e quindi anche una di queste 4 cariche (il Presidente del Consiglio è l'unicadi queste che ha processi pendenti) occorre adottare una norma di revisione costituzionale, e non una norma ordinaria.
Dunque il Lodo è illegittimo, perché viola gli articoli 3 e 138 della Costituzione.
La Consulta ha concluso che per assicurare "serenità" a chi governa, si deve correggere la Costituzione e quindi non è sufficiente una legge ordinaria. C'è una logica precisa e chiara in questo.
L'obiezione che governo e maggioranza oppongono, con furore, a questa conclusione è: "potevate dircelo prima; ne avete avuto l'occasione con la legge Schifani (stesso argomento, emanata nel 2003 e poi dichiarata incostituzionale dopo pochi mesi), non lo avete fatto: perché? ".
Il ministro di Giustizia, Angelino Alfano, protesta: " È incomprensibile come i giudici costituzionali abbiano potuto spendere, nel 2004, pagine su pagine di motivazioni senza fare alcun riferimento alla necessità di una legge costituzionale. Tale argomento, preliminare e risolutivo, è inspiegabile che venga evocato quest'oggi".
L'accusa di Alfano però, ripresa anche nelle proteste di Berlusconi ("Sono stato preso in giro"), pare non avere gran fondamento.
Lo hanno spiegato anche, più di un anno fa e in ogni occasione utile, cento costituzionalisti con un pubblico appello.
Nel 2004, alla Corte fu sufficiente la constatazione preliminare dei difetti di legittimità della "legge Schifani" per affondare quello "scudo", "assorbito - si leggeva nella sentenza - ogni altro profilo di illegittimità costituzionale".
Chi protesta oggi fa finta di dimenticare tale basilare affermazione dell'Alta Corte, Corte che non rinnega principi da se stessa già enunciati, perché, nel 2004, "si limitò a constatare che la previsione legislativa difettava di tanti requisiti e condizioni (la doverosa indicazione dei reati a cui l'immunità andrebbe applicata, il doveroso pari trattamento dei ministri e dei parlamentari nell'ipotesi dell'immunità del premier e dei presidenti delle due Camere), tali da renderla inevitabilmente contrastante con i principi dello Stato di diritto" per cui non potè nemmeno andare oltre tale preliminare esame.
Se fosse andata oltre avrebbe necessariamente esposto il principio base (e noto a chiunque sappia di diritto) secondo cui "deroghe al principio di eguale sottoposizione di tutti i cittadini alla giurisdizione penale, debbano essere introdotte necessariamente ed esclusivamente con una legge costituzionale".
Ergo sì, si può attenuare il principio dell'eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, ma soltanto se si riscrive la Costituzione e, per farlo, bisogna muoversi nell'alveo delle regole previste dalla revisione costituzionale, perché una legge ordinaria non è idonea a introdurre una disposizione che modifichi il principio che rende tutti uguali davanti alle legge.
Il continuamente evocato principio della supremazia della volontà popolare non può e non deve modificare questa uguaglianza, che anzi è una tutela contro derive autoritarie.
C'è una maggioranza ampia in parlamento, perfettamente in grado di approvare una modifica alla costituzione con il previsto iter (non si è voluto percorrerlo solo per fare prima ed evitare problemi).
Un premier corretto, proprio perché eletto regolarmente in ambito di ordinamento democratico (maggiore è la sua maggioranza e ancor più dovrebbe essere così, non il contrario come avviene), dovrebbe essere il primo a rispettare ordinamenti e organi di garanzia.
Organi che sono stati previsti, saggiamente, proprio per arginare ciò che una deriva populistica potrebbe autorizzare.
Invece accade proprio l'opposto: invece del rispetto istituzionale arriva la totale delegittimazione:
"la Corte ha deciso così «perché è di sinistra» e fa parte di uno schieramento che vuole soggiogare il Paese".
In quella che definisce «una minoranza», composta dal «settantadue per cento della stampa» e dai «comici che prendono in giro il governo», il nostro Primo Ministro ha inserito anche il Capo dello Stato alzando così a un livello insopportabile lo scontro istituzionale, e dimenticando che Napolitano aveva firmato il testo del ministro di Giustizia Alfano, proprio in base al verdetto con cui la Consulta aveva chiesto prima una serie di aggiustamenti per il precedente lodo Schifani.
Napolitano ha aiutato Berlusconi firmando la legge, questa è la verità.
Invece il Presidente della Repubblica viene ingiustamente attaccato e non solo: ieri sera a "Porta a Porta", nell'imbarazzo generale, Vespa incluso (il che è tutto dire), il Premier ha avuto il coraggio di dire che " essendo il Presidente di sinistra e avendo lui firmato la legge, si doveva impegnare personalmente a convincere i giudici di sinistra della Corte", giudici di sinistra perché nominati in passato da Presidenti di sinistra, ecc. ecc.
Che vi sia anche la possibilità che questi giuristi siano insigni esperti eletti per meriti inoppugnabili neanche l'ombra...
Io nel mio piccolo dico "meno male" che esistono organi di garanzia ad evitare che sia la piazza a decidere i principi che regolano la nostra convivenza.
Se lo Stato di diritto s’affida a un corpo di custodi, è perché la piazza a suo tempo mandò a morte Gesù per salvare Barabba, perché la stessa piazza durante il secolo ventesimo acclamò feroci dittatori, perché, insomma, le Costituzioni liberali presidiano un sistema di valori e lo sottraggono al dominio delle folle e da chi si vorrebbe fare solo da esse legittimare.
L'assioma "il popolo mi ha eletto quindi posso fare ciò che voglio" è quanto di più grave e pericoloso io possa immaginare per uno stato etico.
Concludo infine ancora con un inciso tratto dalla telefonata di Berlusconi a Porta a Porta di ieri sera, che ho visto in diretta, e che nessun giornale di oggi riprende come si dovrebbe.
Il nostro Primo Ministro si è rivolto a Rosy Bindi, presente in studio, che osava contraddirlo scandalizzata facendo presente che non poteva -in relazione al suo ruolo istituzionale- parlare in quel modo del Presidente e della Consulta, dicendole stizzito quanto tronfio della sua bella battuta maschilista e becera: "lei è più bella che intelligente".
Sono rimasto allibito. Non ho parole per descrivere la bassezza che quest'uomo ha dimostrato con questa frase. La povera Rosi Bindi, che certo, come ben sappiamo dalle frequentazioni del Cavaliere, non incarna certo i canoni della bellezza che tanto egli insegue in privato, è stata grandiosa. E' rimasta malissimo, e si è visto, ma non ha replicato una parola sul vile attacco personale, continuando ad eccepire nel merito del dibattito istituzionale. Tanto di cappello... ce ne fossero!

sabato 3 ottobre 2009

Esiste la libertà di informazione in Italia?

La domanda pare lecita o illecita a seconda di chi la propone.
Secondo i partigiani del centrodestra esiste fin troppo e secondo l'opposizione o chi in generale critica l'attuale Presidente del Consiglio, non è così.
E' possibile un parere oggettivo in merito?
In attesa di farci un parere occorre dire che domani ci sarà proprio una manifestazione PER la libertà di informazione minacciata secondo molti. Il tema è evidentemente molto attuale.
Prendiamo un esempio recentissimo: giovedì sera c'è stata la trasmissione Annozero, con ospite Patrizia D'Addario, e record di ascolto con share da partita di calcio.
A seguire su RAI 1 il programma Porta a Porta di Bruno Vespa.
Il primo orientato contro il Premier e il secondo orientato a suo favore e teso a smontare le tesi del primo programma.
Parrebbe che la pluralità sia stata rispettata, anche perchè, all'interno dei singoli programmi, v'erano esponenti di ambedue le fazioni.
Io però vorrei sottolineare alcuni aspetti (senza nemmeno entrare del merito dei temi dibattuti):
- Che si parli della vicenda "escort" intervistando per la prima volta in Italia la protagonista principale della vicenda in un talk show è informazione? No, perchè sentiamo solo pareri pro o contro, non si tratta di notizie in .
- Secondo il Censis il 70% degli italiani decide cosa votare alle elezioni in base a quello che dicono i TG. Il 60% dello share è in mano a TG1 e TG5. Questi TG hanno parlato o parlano di questa vicenda? No. Abbiamo 7 reti nazionali in Italia. 5 di queste sono controllate dal Governo o dal suo Primo Ministro, ovvero gli spettatori di queste costituiscono la stragrande maggioranza del paese. Ricevono questi spettatori una informazione asettica del problema che tanto sta a cuore al nostro Premier? No.
- E' pluralismo sentire solo pareri in contrasto tra loro e non notizie giornalistiche "asettiche" che facciano in modo che lo spettatore si faccia il suo parere da solo? Non credo. I talk show come "Anno Zero" o "Porta a Porta" o "Ballarò", o la scarsissima satira come quella di "Parla con me" possono portare ad un equlibrato formarsi di un opinione? E' chiaro che no in quanto non fanno che incancrenire se non fomentare la divisione tra le opinioni, o pro o contro. I talk-show vengono "tollerati" solo perchè non incidono sulle opinioni delle persone. Ergo non informano, quale miglior prova di questa?
- Il più grave problema che riguarda i 5 TG controllati da fedeli del Premier non è tanto un tema di libertà di informazione, che, almeno sulla carta esisterebbe, ma un problema di CONDIZIONAMENTO. L'informazione che viene fornita è pesantemente condizionata e tende a informare gli ascoltatori a senso unico. L'ultimo esempio è il pesantissimo editoriale di Minzolini al TG1 delle 20 di sabato 3 settembre stigmatizzato dal suo stesso consiglio di redazione (video). Altro esempio è quanto avviene in relazione alla tragedia del nubifragio a Messina: comune, provincia e regione nelle mani del centro-destra, tutti i politici del centro destra si precipitano a farsi vedere sul luogo del disastro per confermare quanto faranno per i colpiti e nessuno che dice CHI è responsabile, CHI non ha fatto quanto si era impegnato a fare dopo il nubigragio del 2007...

A chi fosse interessato alla situazione dell'informazione in Italia propongo questo documentario prodotto dalla maggiore emittente pubblica USA, che è stato ovviamente CENSURATO DAI MEDIA in Italia (Il programma si chiama "wide angle" ed è prodotto da C.P.B. come citato in questo video all'inizio, e che non è altro che il numero 1 di cui sotto che però è stato tagliato per abbreviare: http://www.youtube.com/watch?v=_oEYaXOXm7E&feature=player_embedded#)

1) http://www.youtube.com/watch?v=LhOJc1JBpKI
2) http://www.youtube.com/watch?v=mTfgtYg1_3A
3) http://www.youtube.com/watch?v=MW8iP38KiGc
4) http://www.youtube.com/watch?v=_tlydL2UAlQ
5) http://www.youtube.com/watch?v=JMbr_gKDWx8

mercoledì 30 settembre 2009

Un Nobel per la pace...


Senza parole... sentire per credere

lunedì 28 settembre 2009

Trenta navi

Le 30 navi che avvelenano il mar Mediterraneo

Sono notizie che lasciano di sasso... incomprensibili, orrende, contro ogni logica umana.
Come si possono definire delle persone appartenenti a un paese che decidono deliberatamente di minarlo a tempo, di sabotarlo, col rischio di coinvolgere se stesse e i propri figli in una catastrofe non solo ambientale ma anche umana?
Non si tratta solo di mafiosi o di imprenditori senza scrupoli: per affondare delle navi occorrono maestranze, equipaggi, connivenze eccetera. Un esercito di gente.
Italiani, abitanti delle coste innanzi le quali le scorie sono state affondate.
Inutile cercare una ratio che non sia la follia pura. Il solo profitto non basta a spiegare atti simili.
C'è un livello di spregio per il bene proprio e comune, che è al di fuori della logica, che è al di là del puro buonsenso legato all'auto-conservazione che dovrebbe unire qualsiasi essere umano, anche il più efferato.
La notizia è di venerdì scorso 25 settembre. E già oggi è dimenticata.
Quali sono le intenzioni (ma ci vorrebbero azioni!) del governo in proposito? Si farà qualcosa? Si cercheranno i relitti? Si indignano i media? Si fanno trasmissioni? Niente... tutto tace.
E' bello scoprire che vi sono argomenti ben più interessanti di cui parlare: polemiche, scandali, sport ecc.
E' questo che sconvolge: la capacità degli italiani di non dare peso a cose del genere, a non essere interessati, nemmeno se trascorreranno le prossime vacanze in Calabria con i propri figli.
E' notizia di ieri che a Crotone hanno chiuso due scuole e il Sindaco chiede una indagine a tappeto sul territorio perchè vi sono casi di tumore più elevati della media perchè hanno costruito scuole e case con, e sui rifiuti tossici industriali.
Le case, i ponti, le scuole, gli ospedali crollano (o sono "a rischio di") perche costruiti male o con cemento depotenziato per guadagnare un po' di più sugli appalti.
I casi di comportamenti asociali o di disinteresse per ciò che è della collettività si sprecano: evasione, corruzione, collusione ecc.
"Quello che è di tutti è di nessuno, solo quello che è mio importa. E se lo prendo agli altri sono anche considerato furbo e scaltro". Un esempio da imitare!... solo in Italia però.

mercoledì 9 settembre 2009

James Tremonti Bond vs Berlusca

Ascoltando le ultime dichiarazioni sulle responsabilità delle banche nella crisi, si potrebbe pensare che Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi non siano nello stesso governo. Domenica a Cernobbio Tremonti, dopo aver accusato anche i banchieri a livello mondiale, addossando -giustamente a mio avviso- loro la responsabilità principale della crisi, ha accusato pure, e con notevole pesantezza, i banchieri nazionali di non fare gli interessi del Paese, tra l’altro per la loro riluttanza a sottoscrivere i cosiddetti «Tremonti bonds» (forma di finanziamento pensata per i salvataggi delle imprese).
A parte il fatto che, nelle mutate condizioni di oggi, tale strumento appare costoso e farraginoso, Tremonti si dimentica di dire quanto questo strumento sia poca cosa rispetto al problema. Ci vorrebbe ben altro per aiutare le imprese in difficoltà che non un prestito dato alle banche. A parte che queste pure non lo vogliono, si lascia sempre ad esse il coltello dalla parte del manico: infatti il credito alle piccole e medie imprese latita e i lavoratori ne fanno le spese con licenziamenti per chiusure, Cassa Integrazione e Mobilità.
Ma non è tutto.
Ieri a Milano, Berlusconi ha invece preso una posizione diametralmente opposta dal suo eminente Ministro, asserendo che non si può gettare la croce addosso ai banchieri (suoi amici?), che «solo una percentuale minima di imprese non ha ricevuto risposte dal nostro sistema bancario» e che, poiché si utilizzano i soldi dei risparmiatori, non bisogna fare del «cattivo credito».
Berlusconi fa finta di non sapere che attualmente la "riserva obbligatoria" (o riserva frazionaria) che le banche sono abbligate a rispettare è del 2%. Cosa significa?
Significa che, quando io deposito 100 euro, la banca è obbligata a tenere in cassa solo 2 euro, e può prestarne 98 ricavandone interessi.
Significa che le banche hanno il cosiddetto Core Tier 1 (indice che indica il rapporto fra il patrimonio di base della banca e le sue attività) che arriva anche al solo 2%, e in media oscilla intorno al 5-10%.
E se il 90 % del capitale ricevuto in prestito è impegnato in attività rischiose o speculative le banche falliscono, come è avvenuto.
Le banche se ne fregano altamente dei piccoli risparmatori (come ben sappiamo essendo che tutti ci abbiamo a che fare e vediamo come ci trattano), le banche perseguono esclusivamente il massimo profitto con i soldi altrui... è la loro mission da quando esistono.
Altro che "cattivo credito da evitare per salvaguardare i soldi dei risparmiatori".
Si tratta di pure fandonia, demagogia pesante e pericolosa. Però... basta ripetere una cosa per far si che sia vera...no?
Ciò spiega i contrasti di opinione con Tremonti, il quale, essendo un economista, non potrebbe mai dire una fregnaccia del genere.
Oltre allo scarso acume dimostrato rimane per certo la sensazione di una certa confusione di idee, della mancanza di dialogo nel governo, e di un'assenza totale di strategie efficaci sulle quali impostare l'azione economica.

Un caso Boffo

L'azione pubblica dei nostri più influenti personaggi politici vicini alla chiesa (da Berlusconi a Casini, da Fini a Franceschini) è per la Chiesa molto più importante di quella privata: ovvero se non vi è coerenza tra moralità pubblica e privata poco importa.
Diverso invece che il direttore di un organo di stampa (Avvenire) appartenente alla CEI: per tutti gli incarichi di responsabilità nelle istituzioni ecclesiali, dai direttori di testate cattoliche ai rettori di seminari, dai parroci ai vescovi, la Chiesa pretende una rigorosa coerenza tra la vita pubblica e quella privata.
Le ragioni sono ovvie: "fai come dico io, ma non come faccio io" è una frase che può essere detta da un parroco in una predica (lo sentii io molti anni fa), ma non può essere il modus operandi di una istituzione che vuole porsi a guida ed esempio di vita proba, etica, in una parola ispirata ai valori evangelici.
Quanti sono però i "Boffo" che operano all'interno della chiesa?
Quanti sono i casi di parroci e monsignori che, invece di operare per il bene comune, fanno tutt'altro, fino a dare scandalo nei casi che vengono alla luce.
E per quelli che vengono alla luce quanti sono gli altri che vengono coperti o mai scoperti?
Lungi da me la parte di fustigatore di costumi o di giudice di comportamenti che non posso conoscere.
Dico però che la deriva morale che si evince da tanti casi e dalla crisi ormai infermabile delle vocazioni sono due aspetti del medesimo problema.
Non si può continuare a sostenere che esista una Chiesa sempre santa e immacolata, e uomini di Chiesa che sbagliano, deboli e fallibili uomini normali (quali sono), come qualcosa con cui non si ha a che fare.
La Chiesa è fatta di uomini, e questi uomini hanno bisogno di credere in ciò che fanno, di un Dio presente in loro e riconoscibile nelle opere loro e di tutta l'organizzazione ecclesiale.
Hanno bisogno di essere ispirati dall'alto, di essere sostenuti dallo Spirito Divino (o Spirito Santo) che, solo, può sostenerli nello strenuo impegno al bene quotidiano e nell'azione verso il prossimo.
Numerosi sono i missionari e tanti i preti che fanno del Servizio il loro motivo di vita: a mio avviso sono queste figure che salvano tutta l'organizzazione, soprattutto agli occhi dei giovani ancora e giustamente pregni di ideali ed entusiasmo.
Ma evidentemente non basta.
I due pesi e le due misure con cui si deroga tra interno ed esterno (come nel caso di Boffo e dei politici) sono l'emblema di una decadenza che tollera l'immoralità del potere solo perchè questo serve e fa gli interessi della chiesa.
Se masse e messe non sono più divise solo da una vocale, se le chiese sono sempre più deserte, se i monasteri vanno in rovina, il problema non è nelle persone che non capiscono e non ascoltano più il messaggio, ma nel tipo di messaggio che viene dato, nell'efficacia della comunicazione spirituale (non quella istituzionale, sociale o politica, che i media ecclesiali svolgono da veri maestri), e soprattutto nella "credibilità spirituale" dei componenti della chiesa e su quanto messaggi e proposte siano adeguate a questo mondo e a questa società.
Qui il discorso si farebbe lungo però...
In questa sede mi limito a dire che un di autocritica in più, meno dogmi e la ricerca di posizioni più coerenti al messaggio evangelico gioverebbero non poco.


mercoledì 2 settembre 2009

Il Topo-Ragno

Non voglio parlare del piccolo mammifero simile al topo e imparentato con la talpa qui a fianco, bensì dell'unificazione del momento, quella tra Topolino e l'Uomo Ragno ovvero dell'acquisto da parte di Disney della Marvel.
Un colpo veramente grosso, un unione impensabile se non altro per le differenze culturali tra i due colossi dell'animazione.
Ai miei tempi il passaggio dalla lettura di Topolino a quella dell'"Incredibile Devil", dei "Fantastici 4" o del "Mitico Thor" segnava il passaggio dalla fanciullezza all'adolescenza, dalla realtà edulcorata a quella della competitività tecnologica violenta. Col senno del poi possiamo certo dire che era preferibile la prima, ma allora non ce ne accorgevamo e -anzi ci sentivamo più grandi abbandonando Paperinik, Eta Beta e Clarabella per i ben più tosti e problematici Uomo Ragno e Devil.
Non ci rendevamo nemmeno conto di quale modello, in certo qual senso guerrafondaio e consumistico, stessimo apprendendo e consolidando inconsciamente dentro di noi. Era troppo bello leggere e guardare le fantastiche raffigurazioni e le avventure di questi novelli Ercole: in tutti i sensi la mitologia dell'era moderna...
Il primo numero dell’Uomo Ragno uscì nella primavera del 1970, otto anni dopo il debutto americano, e subito spopolò... Non erano soltanto i superpoteri, le capacità sovrumane di buoni e cattivi, i costumi moderni di cui erano vestiti. Quelli ce li avevano pure Superman e Batman, eroi di carta fin dall’anteguerra.
Le storie Marvel piacquero per la moderna realtà che traspariva, anche se si raccontava di corpi di gomma, uomini che camminavano sui muri, eroi verdi ed enormi, scienziati buoni e cattivi ma che sempre diventavano super, le storie sembravano vere perché ambientate nelle strade di New York, perché sullo sfondo comparivano le stesse notizie che ogni sera vedevamo negli sparuti telegiornali di allora: malavita, militarismo, guerra fredda, razzismo, droga.
Topolinia e Paperopoli sbiadivano nel loro edulcorato mondo di fiaba per fare posto alle Manhattan e alle Chicago dei lettori, giovani sì, ma non più in età da favolette.
Si traslava da un mondo ad un altro. Dalla famiglia all’indipendenza, dalla tranquillità alla rivolta, dall'obbedienza alla messa in discussione dei modelli genitoriali. Da topi e papere parlanti, tratti semplici, colori pastello e storie senza violenza a uomini catapultati dal caso nel pantheon dei semidei, mostri incattiviti, psicologie fragili, disegni evoluti e con prospettive fantastiche...
E' stata un epoca anche per me eroica, quella degli anni 70, e da buon Cancro non posso fare a meno di ricordare quel mitico passaggio e tutti gli eventi della mia vita collegati ad esso...
Ora con questa acquisizione si uniscono imperscrutabilmenti due mondi, emblema forse inquietante di come fanciullezza e adolescnza non siano più così nettamente separate come un tempo: bimbi mentalmente ipertrofici e adolescenti bambini per sempre.

venerdì 7 agosto 2009

Generazione «nè-nè»

Dal "Rapporto Giovani 2008", elaborato dal Dipartimento di Studi sociali, economici, attuariali e demografici della Sapienza di Roma per conto del ministro della Gioventù, reso noto a luglio 2009, dati relativi ai giovani tra i 25 e 35 anni: un milione e 900 non studia e non lavora. Vale a dire: quasi uno su quattro (il 25%). Un milione e 200 mila di questi gravitano nella disoccupazione (ma tra loro c'è chi dice di non cercare bene perché è «scoraggiato» o perché «tanto il lavoro non c'è»). Settecentomila sono invece gli «inattivi convinti»: non studiano, non cercano un lavoro e non sono disposti a cercarlo.
Un fenomeno che gli spagnoli catalogano come 'Generación «ni-ni»': ni estudia ni trabaja, generazione «né» studio «né» lavoro. Adolescenti e giovani. Spagnoli e italiani, inglesi e americani. Tanti. Sempre di più. Anche se non la maggioranza.
Se ne aveva sentore anche in Italia, ma non c'era certezza. Ora i dati sono emersi chiaramente.
Fino a qualche decennio fa nessuna famiglia avrebbe permesso ad un figlio di stare a casa non facendo nulla. Era una bestemmia il solo pensarlo.
Non è più così. Un fenomeno che ha molte radici:
- scuola non all'altezza del mercato del lavoro: non lo scopriamo oggi. Tema annoso a cui non pare i nostri governi siano in grado di dare soluzioni.
- Difficoltà a trovare lavoro? sicura. C'è però da dire che i lavori umili non è più disposto a farli nessuno (per questo l'immigrazione è importante), e i posti "di concetto" non sono tanti quanti i giovani disoccupati. Per molti lavori specializzati ci sarebbe richiesta ma la scuola non prepara e... "nessuno nasce imparato".
- Disillusione non solo dei giovani, ma dei genitori stessi. Tali sono le difficoltà che incontrano e le sofferenze patite nel mondo del lavoro che non se la sentono di farle patire ai figli. Non sono abbastanza "tosti" da lanciare i pulcini fuori dal nido. Non capiscono che così forse non impareranno mai a volare da soli.
- Un mondo del lavoro sempre più feroce e temporaneo, nessuna certezza, temporaneità assoluta tempi strettissimi per qualsiasi attività, scarso affiancamento, competitività sfrenata e nessuna comprensione. Non c'è da stupirsi se molti non ce la fanno e dopo qualche delusione gettano la spugna.
- Futuro nebuloso e oscuro. La crisi non aiuta ad essere ottimisti. Fare dei figli è un impresa titanica, occorrono risorse che in molti non possiedono. Società preda di valori effimeri come denaro, successo, potere, sesso ecc. che non danno voglia di vivere. Pianeta a rischio ecologico per le scelte stesse del mondo del lavoro con il quale occorrerebbe collaborare impiegandosi.

Una società senza Spirito come la nostra, è una società senza gioia, dove il senso dell'esistenza viene meno. Viviamo in un mondo nel quale le domande "Chi sono veramente", "Perché sono qui?", "Dove sto andando?", "Che senso ha tutto ciò?", non solo vengono considerate inutili ma spesso dileggiate e sottovalutate. La chiesa stessa non dà risposte serie e i suoi sacerdoti sono spesso in crisi.
Se i genitori hanno perso la speranza e la gioia di vivere, come possono trasmetterla ai loro figli? Non ce la possono fare! E smaltiscono il senso di colpa accettando loro malgrado situazioni come quelle dei 700.000 di cui sopra. Semplicemente non sanno cosa fare di meglio.
L'unica speranza: si chiama conoscenza di sé stessi. Solo chi parte da qui può ritrovare la fiducia e il coraggio di affrontare questo mondo con la serenità e col sorriso che servono.

lunedì 27 luglio 2009

Non voltiamoci dall'altra parte!

Non lasciamo che il negazionismo e lo stile farsesco la facciano franca.
Il silenzio diventa sempre assenso. Facciamo qualcosa.
Dal sito dell'appello:
"Non esiste nessun paese al mondo che tolleri le menzogne dei propri governanti. Siamo un caso unico. Sono state davvero poche le voci che hanno cercato di non far passare il tempo per evitare che l'assuefazione addormenti la coscienza pubblica.

Sì, in questo momento noi crediamo che occorra uno scatto d'orgoglio di tutti gli italiani che pensano che la menzogna sia un danno al paese e alla sua credibilità.
Se Berlusconi sia un santo o no interessa davvero poco.
Si può impunemente mentire al paese?
Si è messa a rischio la sicurezza nazionale?

Quanto si sono sovrapposti gli interessi privati alle funzioni pubbliche?
Le questioni sono decisive.
Riguardano la credibilità delle istituzioni e l'autorevolezza della classe dirigente del paese.

Non è superfluo ricordare quanto impone l'articolo 54 della nostra Costituzione: "I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore".
Quello che emerge dalle inchieste giudiziarie non può essere considerato il fatto personale di un "utilizzatore finale".
In questo momento tutti coloro che vogliono bene al nostro devono trovare il coraggio di non girarsi dall'altra parte".
Per aderire clicca qui.

Evasione fiscale: la vera pandemia italiana

"REDDITI, UN ITALIANO SU DUE DICHIARA MENO 15.000 EURO" questo uno dei titoli della settimana scorsa sui giornali.
Praticamente un popolo di veri poveracci! Come si può campare con così poco? Quasi quasi mi commuovo... ma poi approfondisco e comprendo: non si tratta dei veri redditi, ma delle dichiarazioni... Aaah, ma allora è tutto chiaro. La storia è vecchia, da sempre la medesima. Chi può dichiarare dichiara meno che può. Siamo o non siamo italiani?
Siamo l'unico paese in cui chi non paga le tasse è considerato furbo, abile, fortunato e invidiato.
Siamo l'unico paese in cui quello che è di tutti, pagato dalla collettività, è come se fosse di nessuno.
Ma non divaghiamo, anche se tutto è collegato, rimaniamo all'oggetto e parliamo del virus dell'evasione. Ne siamo veramente permeati.
La settimana scorsa ho fatto fare un impianto ad un elettricista per poter mettere il decoder del digitale terrestre (anche qui i cittadini sono stati obbligati a svariate spese... ma lasciamo stare): totale 290 euro + IVA 20% = 348. A fine lavoro mi è stato detto che potevo pagare 290 in contanti senza fattura o 348 con fattura e potendo pagare con assegno o bonifico.
L''ho voluta. Ma poi mi sono dato dello stupido. Ha senso pagare 58 euro su un lavoro da 290 solo per fare pagare le tasse al professionista? Non credo molto. E quanti sono quelli che chiedono comunque la fattura come ho fatto io? Per quale ragione dovrebbero farlo?
Altro esempio: venerdì scorso abbiamo fatto riparare l'auto danneggiata.
Il carrozziere ha chiesto 850 euro in contanti se non si volevano pagare i 170 euro di IVA in più.
Che interesse ha un cittadino a sobbarcarsi il 20% di costo in più?
Se magari potesse scaricare dalla dichiarazione dei redditi la spesa -e in quota superiore al 20% ovviamente, non il 19%!- le cose sarebbero un pò diverse.
Invece niente. Tutti sanno. Tutto è palese. Ma va bene così.
Con meccanismi simili l'evasione non solo è garantita, ma indotta dallo Stato che invece dovrebbe fare ben altre azioni e dimostrare -almeno lui- quel virtuosismo che nei fatti osteggia, inducendo chi paga le tasse a smettere -se può- di pagare e chi non paga a continuare a farlo, sentendosi pure legittimato.
Per qualcuno però non va così. I lavoratori dipendenti, per esempio, pagano fino all'ultimo centesimo di tassa. Così accade cha chi non può evadere subisce percentuali di tassazione altissime per compensare chi non paga.
Se pagassero tutti potremmo veramente pagare di meno.
Dire che lo Stato Italiano è negligente o inefficiente non rende l'idea.
Uno Stato che permette questa situazione è criminale oltre che stupido.
Purtroppo non c'è nessuno che si salva. Centro, destra e sinistra, non sono mai stati capaci di migliorare le cose.
La lotta all'evasione va bene, ma mettete prima in condizioni i cittadini di trovarsi in un sistema virtuoso!
Favorire l'evasione poi cercare di arginarla, giungendo con ritardi di anni, magari colpendo poi per cifre ridicole solo i più deboli che non possono difendersi , e lasciando impunite le evasioni enormi dei grandi speculatori e delle società, è veramente quanto di più , iniquo, controproducente, stolto ed esecrabile si possa immaginare.

venerdì 24 luglio 2009

Ambiente: la grande sensibilità italiana!

Il Ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, denuncia in modo deciso il fatto che il Governo le abbia tolto le deleghe in realazione agli impatti ambientali delle opere pubbliche, centrali nucleari e quant'altro. Il fatto non molto è confortante in chiave di eco-sostenibilità!
Continuano a dirci che il nucleare è il futuro quando altri paesi più avanti di noi (Germania, Canada o gli stessi USA: Obama non ha stanziato un solo cent sul nucleare) stanno cambiando le cose in modo da puntare su altro.
Berlusconi ha firmato un accordo con Sarkozy per 4 centrali nucleari francesi (reattori di tipo EPR) che saranno pronte fra 20 anni: compriamo tecnologia nucleare da aziende decotte (si veda l'interrogazione parlamentare di una deputata radicale).
Non ci serve energia fra 20 anni, ci servirebbe ora! Come mai compriamo oggi a caro prezzo qualcosa di pericoloso, obsoleto già ora (figuriamoci tra 20 anni!), che non risolve i nostri problemi attuali?
Come mai non ci basiamo sulle offerte che queste aziende francesi fanno ad altri paesi (persino produttori di uranio come il Canada) i quali poi rinunciano addirittura ai progetti?
Il costo del kilowatt è più alto di quello di altre fonti, e senza considerare il costo delle scorie (da stoccare per 20.ooo anni, un vero lascito di pericolo per le generazioni future).
Abbiamo una nazione baciata dal sole più di ogni altra e non puntiamo sull'energia solare, come dice il nostro famoso scienziato Carlo Rubbia. Perché siamo ancora così in ritardo?

Per approfondire:
I veri costi del nucleare
E' indispensabile il ritorno al nucleare?
Nucleare: un'altra tappa dell'invasione francese
La sicurezza del nucleare
Il reattore EPR non è sicuro
Sistemi fotovoltaici nei centri urbani: a che punto siamo?



mercoledì 22 luglio 2009

1997: il pollo col raffreddore. 2009: il suino con la febbre

Continua post precedente... uno scandalo alla luce del sole!
Ecco un articolo che non ha bisogno di commenti:

Virus A, affari d'oro per Big Pharma
Il vaccino vale 10 miliardi di dollari

martedì 21 luglio 2009

Trapianti tra pianti

Dalla Gran Bretagna arriva la notizia che parla della morte di un 22enne alcolizzato per cirrosi epatica perchè gli è stato rifiutato il trapianto (proprio in virtò del suo alcolismo precedente).
Avevo già letto in passato che in Gran Bretagna, dove il numero di alcolisti è molto alto, v'è da tempo una polemica sul fatto che gli alcolisti possano usufruire del trapianto di fegato (in GB un fegato su quattro viene trapiantato su un bevitore abituale e nell'ultimo decennio la percentuale è aumentata del 60%).
Non voglio in questo momento entrare nel merito dello scandalo della estrazione di organi a cuore battente, necessaria ad alimentare il business dei trapianti (chi volesse informazioni può visitare il sito della Lega Antipredazione).
Pare inoltre vi siano tecniche nuove, ma molto più rischiose per il ricevente, per l'espianto di organi a cuore fermo.
A mio avviso la domanda da porsi è:
è giusto prolungare in modo non naturale e costosissimo per la collettività (in termini di risorse necessarie -un dato su tutti: per un trapianto di fegato servono 50/80 sacche ed ogni sacca contiene 450 ml di sangue che è circa il 10% di quello presente nel corpo, lo so bene perchè sono un donatore, e una donazione può essere fatta max 4 volte in un anno- costo operatori, strutture e strumenti) la vita di una persona che si sta autodistruggendo, o che conduce spesso una vita non etica, non rispettosa di sè e degli altri se non addirittura dannosa per la società?
Non dò volutamente risposte ma interrogarsi su un tema come questo è molto importante, non solo socialmente, ma anche spiritualmente.

sabato 18 luglio 2009

1997: il pollo col raffreddore. 2009: il suino con la febbre

Dodici anni sono passati da quel lontano 1997, anno dell’aviaria (H5N1, il virus dei polli ... che ci credettero), passando per il 2001 e la sua antrace e il 2002 con la S.A.R.S. (sindrome respiratoria acuta, una specie di polmonite derivata, si disse, dallo zibetto), ed ora siamo alla “febbre suina”.
Pareva che i media avessero cessato di parlarne quando invece, ieri, ecco rispuntare un allarme totale dall'OMS: "Non si può fermare... Velocità di contagio senza precedenti".
Però è almeno da aprile (primo caso in Messico il 13 aprile) che se ne parla: la direttrice del C.D.C. (il più importante Centro di controllo delle malattie con sede ad Atlanta), Anne Schuchat, diceva il 25 aprile che la situazione era talmente pericolosa che non era possibile “contenere il contagio”.

Il Ministero della salute italiano ha già rassicurato tutti a fine aprile: "l’Italia è in regola con i piani dell’U.E. e nei suoi magazzini sono stoccati 40 milioni di dosi di antivirali utili ad affrontare una eventuale pandemia di H1N1”.
Come mai i nostri magazzini sono zeppi di vaccini influenzali?
Qualcuno sapeva che la pandemia sarebbe arrivata e sarebbero tornati utili?
Domande come queste cadono nel vuoto.
Ci tranquilliziamo però sapendo che virus sono semplici "proteine a DNA" e gli uomini sono in contiuazione immersi in miliardi e miliardi di virus. Il problema è sempre e solo il terreno biologico, ed è in questo che va ricercata la causa delle malattie. La duplicazione dei virus avviene grazie alle cellule del terreno biologico.
Un virus, in un organismo sano, il cui terreno è in equilibrio, non creerà alcun problema perché verrà riconosciuto e non replicato o (se fosse necessario) fagocitato, da qualsiasi sistema immunitario attivo e funzionante.
Sono il nostro stile di vita e di alimentazione non sani ad indurre il nostro terreno biologico ad essere fertile per la riproduzione di virus. Questo per quanto riguarda TUTTI I VIRUS.
Una vita sana, con poco stres, una alimentazione pura, possibilmente vegetariana, moderata ed equilibrata, proteggeranno da qualsiasi virus.
Dopo di che si sa che tutte le malattie normalmente superabili, influenze comprese, hanno anche conseguenze più gravi in certi casi di particolare predisposizione del terreno biologico.
La paura che viene diffusa è strumentale alla vendita di vaccini e, magari -sono di sicuro solo malpensante- alla vendita degli stock invenduti in modo da far posto ad altre prossime vaccinazioni (contro le prossime pandemie...)
Il modo più semplice per potenziare l’organismo e proteggerlo da eventuali “attacchi” esterni è uno stile di vita sano. I virus più infettivi e più virulenti rimangono i giornali e la tivù.
Per approfondire:
http://www.disinformazione.it/febbre_suina.htm#_ftn2


mercoledì 15 luglio 2009

Il “Grillo partecipante”

Mi colpisce l’iniziativa del famoso comico genovese che ha tenuto e tiene banco in questi giorni sui giornali, ovvero la pretesa (anch’essa “comica” a mio avviso) di iscriversi al PD e partecipare alle primarie. Non sono del PD e non desidero nemmeno entrare nel merito di temi tecnici o meno e/o sul fatto che la cosa sia possibile. Anche Grillo non è così “senza peccato” come vuole far credere. Si sa che è molto vicino all’IDV, “sponsorizzato da” e “amico di” Di Pietro. Addirittura quest’ultimo a proposito della candidatura di Grillo nel PD dice: “… sei l'unico ad aver gia' esposto un programma, che noi dell'Italia dei Valori condividiamo in pieno ed appoggiamo”. Ma va? Davvero! Da non crederci.

E allora la domanda che sorge spontanea è questa: “Perché Grillo non si candida a guidare l’Italia dei Valori?”.

La risposta che vi darete la dirà lunga su questo tosto alfiere della italica indignazione.

Senza contare il fatto che Grillo, secondo i suoi stessi precetti, non può candidarsi al parlamento: ha già subito una condanna.
Grillo è un grande guastatore, critico, distruttore... e COMICO. Bisogna però fare grande attenzione:
come spiega molto bene Paolo Barnard in un suo articolo, "non è tutto oro ciò che luccica".
E sinceramente gli insulti, le provocazioni, i "vaffa" plateali hanno un pò stancato (non è altro che una nuova forma di demagogia), per costruire qualcosa di serio, e utile alla società civile, ci vuol altro.

G7, G8, G14, G20, “G” come “grandi"... ma grandi egemoni soprattutto!

Penso sia importante che i capi di grandi nazioni si parlino e si confrontino sui temi del mondo. Di sicuro si tratta in sé di un fatto positivo: meglio il dialogo (e faccia a faccia) che il silenzio.
Ma le perplessità nel merito di questi summit sono molti.
Innanzi tutto si tratta di un vertice auto-convocato. I “great” se la cantano e se la suonano.
Loro, i più grandi dal punto di vista economico, militare, monetario, decidono chi deve partecipare e “a chi” si deve allargare.
Esiste una grande organizzazione internazionale, pagata da tutti gli Stati membri, tutti i 192 stati del mondo (mancano solo il Vaticano e Taiwan), quindi coi soldi dei contribuenti, che ha come obbiettivo statutario “il conseguimento della cooperazione internazionale in ambito di sviluppo economico (sostenibile), progresso socioculturale, diritti umani e sicurezza internazionale”: l’ONU.
Queste organizzazioni “G” parallele, non fanno che gettare ombra su di esso (pur con tutti i sui limiti, ma ne parliamo dopo) di fatto scavalcando la maggior parte degli stati del mondo “non prescelti”.
I G8 sono gli stati che con il 13% della popolazione fanno il 60% del PIL, e consumano il 70-80% delle risorse mondiali.
I G14 sono gli stati che con il 56% della popolazione fanno il 70% del PIL mondiale e consumano il 90% delle risorse del pianeta.
Di cosa volete che parlino? Forse di minor consumo? Di eco-sostenibilità? Macchè!… pensate che

generiche intenzioni di riduzione dei gas serra del 50% entro il 2050, senza indicazioni di step intermedi e senza l’OK di Cina e India, abbiano un senso? Pensate che le intenzioni dichiarate di impegno a “mobilitare” 20 miliardi per la sicurezza alimentare nell'arco dei prossimi tre anni siano azioni efficaci? A chi? Dove? Quando e come? [Nel mondo ci sono 862 milioni di persone denutrite, i prezzi alimentari sono cresciuti negli ultimi tempi a un ritmo altissimo (fino al 71 per cento negli ultimi due anni). In tutto questo c’e’ anche uno scontro politico sui biocarburanti, sugli sprechi della Fao e sui sussidi agricoli. Occorrono più azioni e meno parole, perchè quanto si è fatto finora non ha cambiato nulla]. Bisogna agire si, ma nel modo giusto. E non è quello delle generiche dichiarazioni e delle vetrine di sola apparenza mediatica, ma quello di riforme efficaci degli organismi internazionali diventati ormai carrozzoni ingestibili (si veda ad esempio lo scandalo delle derrate alimentari degli aiuti che vanno al mercato nero). Questi accordi tanto sbandierati sono solo fumo negli occhi. Il fumo che serve a coprire il vero tema di fondo, che è economico, di potere, di continuità di sfruttamento dei più forti sui meno forti.

Altrimenti, se gli obbiettivi fossero veramente internazionali ed equi, sarebbe l’ONU l’ambito nel quale i summit dovrebbero avvenire. Un ONU che andrebbe certamente riformato, reso efficiente (costa annualmente 24 miliardi e mezzo di dollari. Ha a busta paga 56 mila dipendenti remunerati per 3 miliardi e 600 milioni di dollari all’anno con benefit tra le più svariati e balzani!) ed efficace (di fatto l’assemblea dei 192 paesi è minoritaria rispetto al “consiglio di sicurezza” formato da 20 paesi di cui 5 permanenti e gli altri eletti ogni 2 anni. Il Consiglio può bloccare le mozioni dell’assemblea e, addirittura, dentro ad esso, i 5 membri permanenti –USA, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia - hanno diritto di veto: ne basta quindi uno a bloccare qualsiasi risoluzione!), ma che da un punto di vista non solo ideale sarebbe veramente l’unica organizzazione democratica e internazionale deputata a fare gli interessi del mondo e dell’umanità che lo popola.
Peccato che ai famosi “G” non interessi per nulla riformare l’ONU… ma ben altro (ma chissà perchè!).
Al di là dei proclami di facciata, agli spettatori consapevoli non è sfuggito il vero carattere, per nulla caritatevole e misericordioso del G8-G14, ossia una finalità ipocrita e strumentale di mera propaganda ideologica. Come altre precedenti iniziative spettacolari, anche questo vertice “buonista” è apparso come sempre teso, tra l’altro, a “ripulire” la coscienza sporca della "ricca e opulenta" civiltà occidentale, per procedere infine a riabilitare un sistema economico di espropriazione e sfruttamento imposto a danno di miliardi di esseri umani, un sistema economico planetario che da anni è precipitato in una grave perdita di consensi, oltre che in una fase di profonda crisi strutturale (finanza mondiale).
Non è un caso che l’immenso fiume di denaro devoluto finora ai paesi poveri, sia finito in parte nelle tasche dei ceti ricchi dei paesi poveri, in parte è ritornato ai ricchi dei paesi più ricchi in termini di interessi (usurai) sul debito oppure attraverso la vendita di armi.
Come sempre, per capire come vanno le cose, occorre farsi solo delle semplici domande: “A chi giova questa situazione?”, “A chi interessa questa decisione?”, “Chi ci guadagna a far finta di decidere ma lasciare il nulla di fatto?”.

martedì 14 luglio 2009

venerdì 10 luglio 2009

Il digiuno: un vero e proprio elisir!


Si parla tanto di aiutare i paesi più poveri, di fame mondiale, di sottosviluppo. E, al contrario, di problemi legati all'eccesso di peso, all'iperalimentazione, all'obesità sempre più diffusa.
Sono due facce della stessa medaglia: l'ignoranza dell'uomo sul modo corretto di alimentarsi (e di conseguenza la facilità con cui viene buggerato dagli interessi consumistico/farmaceutici).
E' un problema enorme tuttavia vi sono piccole cose, piccoli comportamenti che se messi in atto da milioni e poi miliardi di persone porterebbero a molti benefici,
Nel frattempo, tanto per iniziare, tutti coloro sensibili a queste tematiche, invece di parlarne, potrebbero iniziare a mangiare meno: alzarsi da tavola con appetito è uno dei toccasana consigliati dai saggi di ogni cultura e tradizione.
V'è inoltre una pratica, mai abbastanza apprezzata, in grado di dare anche enormi benefici a chi la mette in atto: IL DIGIUNO.
Ovviamente non si tratta di quello "alla Pannella" per intenderci, che può portare conseguenze negative, ma di quello che praticamente tutti conoscono, almeno per averlo provato durante stati febbrili o malattie: da 1 a 3 giorni per intenderci...
Di riferimenti al digiuno è anche densa tutta la cultura, non solo cristiana, ma di tutte le tradizioni religiose.
Il Buddismo prescrive ai monaci di digiunare ogni mese nei giorni del novilunio e del plenilunio. Nella tradizione braminica e yogica si prescrive di digiunare nei giorni di Ekadashii, cioè l’undicesimo giorno dopo la luna nuova e dopo la luna piena.

Per gli ebrei il più importante dei digiuni si pratica tra settembre e ottobre, in occasione del solenne giorno di espiazione: il giorno del Kippur.

Per l’Islamismo il digiunare è una delle prescrizioni fondamentali: particolarmente solenne l’astinenza del mese del Ramadam, il nono dell’anno solare, che consiste nell’astenersi dal mangiare, dal bere, dal fumare e dall’avere rapporti sessuali dall’alba al tramonto.

Nella religione cristiana in passato digiunare per lo spirito era tenuto in grande considerazione: il venerdì di ogni settimana, vigilia di Natale, di Pasqua, dell’Assunta, di Ognissanti.

Ricordiamo i digiuni più noti della tradizione ebraico-cristiana: quello di Mosè (quaranta giorni), quello di Elia (quaranta giorni), quello di Davide (sette giorni) quello di Gesù, (quaranta giorni), quello di S. Francesco (trentanove giorni).
Che fosse anche utile alla purificazione della mente ce lo conferma il Cristo con il periodo che scelse: fu quello che seguì il suo battesimo (disceso dello Spirito Santo) prima di dare inizio alla sua opera presso le genti del tempo.

Io ritengo possa essere non soltanto un sacrificio e/o un allenamento ascetico, ma può diventare anche un "segno di contraddizione" in un mondo dominato da un consumismo alimentare senza freni, accompagnati a libertinismo e smodatezza che ci hanno abituati a voler ottenere tutto ciò che i nostri vizi e la nostra golosità ci inducono a desiderare.
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Prima di spiegare cos’è il digiuno e perché è importante, è necessario comprendere cos’è la malattia.
La malattia è una manifestazione della capacità di autoguarigione ed autoriparazione dei corpo.
Capacità che nessuno può guidare o controllare meglio di quanto non faccia l'"intelligenza somatica" del corpo stesso.
In definitiva tutto questo può essere sintetizzato con la frase dall'apparenza paradossale:
"il corpo guarisce grazie alla malattia".
Il “sintomo” (ufficialmente chiamato “malattia”) è il tentativo ultimo della Natura, cioè dell’organismo, di eliminare tutte le tossine (alimentari, metaboliche, emozionali, ecc.) che hanno inquinato il corpo.
Le tossine entrano nella circolazione sanguigna principalmente:
1) dall'esterno, tramite alimenti nocivi (combinazioni errate, fermentazioni, putrefazioni intestinali di cui la carne è la maggiore fonte) o sostanze estranee all’organismo (microbi, batteri, ecc.);
2) dall'interno, di origine cellulare, per la ritenzione di metaboliti. In ogni momento i tessuti (cellule, ecc.) vengono distrutti nel processo chiamato “catabolismo”. Questi sono rifiuti tossici che devono essere espulsi quanto prima dal corpo.
L’avvelenamento, sia per opera di cibi tossici e/o combinazioni errate, sia nel caso dei tessuti distrutti, in un organismo sano, forte e in buona salute, viene ridotto ed eliminato dal sangue rapidamente ma, se l’energia nervosa non è sufficiente, il sistema di eliminazione non funziona correttamente provocando la ritenzione delle tossine e la costante intossicazione del sangue e dei tessuti.
Nel momento in cui tale intossicazione supera una soglia di tolleranza, scatta la malattia.
Il troppo freddo o caldo, le preoccupazioni, i traumi, i cibi inadeguati, gli sforzi mentali e fisici, la paura, gli eccessi emozionali, la rabbia, il non riposo, ecc. sono tutte condizioni che a lungo andare snervano l’essere umano e disperdono l’energia corporea.
Quando l’energia individuale si abbassa e raggiunge un certo livello (unico ed individuale per ogni persona), viene ritardata l’eliminazione delle tossine, dei rifiuti tossici, con conseguente deposito di scorie e tossine che causano autoavvelenamento.
La zona o l’organo dove avviene il maggior deposito di scorie dipende da persona a persona, dipende dalla costituzione, da eventuali predisposizioni (non certo genetiche, ma epigenetiche, quindi ambientali), dalla zona a “minor resistenza”, ecc.
Sembrerà strano, ma tutti i fattori esterni a noi (freddo, caldo, microbi, virus, batteri, alimenti, ecc.) non possono causare di per sé la malattia, a meno che non provochino snervamento e indebolimento dell’energia vitale, la cui conseguenza è il ritardo nella espulsione delle tossine.
Se e solo se, il sangue si satura di tossine, interviene la malattia (o sintomo), overo il metodo naturale di eliminazione tossine del nostro corpo meraviglioso!
La malattia altro non è che la Natura stessa che interviene di prepotenza, per liberare il carico tossico dal corpo, e segnalarci che siamo usciti dai binari di una vita sana e naturale.
Il nostro stile di vita globale (alimentazione, mondo dei sentimenti, mondo dei pensieri, le cose che diciamo e come le diciamo, ecc.) viene messo in discussione. Sta a noi comprenderlo e accettarlo, oppure possiamo sempre girare la testa dall’altra parte e prendere la medicina che ci propinano.
Che ruolo hanno in tutto questo i batteri e virus?
Tutto sono meno che esseri tremendi da combattere con ogni strumento, anche perchè il nostro corpo è praticamente colonizzato da miliardi di microrganismi e virus (informazione ricoperta da una proteina).
Nonostante quello che viene insegnato nelle scuole di medicina, i pericoli non arrivano dall'esterno se il corpo è sano e forte. Un qualsiasi organismo in perfetta salute "resiste" a qualsiasi "entità estranea". Un corpo malato, indebolito da abitudini di vita energeticamente dispendiose e debilitanti (stress, traumi, alimentazione, eccessi, ecc.) soccombe a qualsiasi cosa.
I microbi sono dei saprofiti, ovvero si nutrono delle materie organiche morte o morenti.
Se i tessuti sono sani, ossigenati e nutriti correttamente, il corpo ha numerosi sistemi (pelle, mucose, secrezioni battericide, globuli bianchi, proteine, fegato, milza, linfociti, ecc.) per distruggere i microrganismi che accidentalmente arrivano dall'esterno (cibo, acqua, respirazione, ferite, ecc.).
I microrganismi interni, quindi, vengono "attivati" e/o "disattivati" dal nostro terreno biologico e fungono da veri e propri "spazzini" che aiutano a "pulire" il corpo in determinate situazioni patologiche. Gli antibiotici ("anti-bios" = contro la vita, contro la Natura) per esempio, distruggono tutte le forme di vita, impedendo ai microbi di lavorare e alla Guarigione di manifestarsi.

Cos’è il digiuno?

Diciamo subito che il digiuno non è una cura e nemmeno una terapia: è “semplicemente” il riposo fisiologico dell’organismo!
La Natura si sa, non spreca nulla.
L’organismo umano normale è fornito di una scorta di materiali nutritivi messi da parte sotto forma di grasso, midollo osseo, glicogeno, estratti muscolari, latte, minerali, vitamine, ecc.
Sembrerà impossibile, ma un corpo in buona salute possiede immagazzinata una scorta nutritiva appropriata e sufficiente per superare giorni, settimane e anche alcuni mesi senza cibo.
Se non ci si alimenta, il corpo si avvale di queste riserve per nutrire i tessuti, e quando queste si esauriscono sopravviene il vero e proprio dimagrimento.
Nel sangue, linfa, ossa, specialmente nel midollo osseo, nel grasso, nel fegato e nelle altre ghiandole, persino nelle cellule vi sono riserve di proteine, grassi, zuccheri, minerali e vitamine da utilizzare nei momenti di scarsezza.
Quindi l’organismo a digiuno non verrà danneggiato dall’astinenza se e solo se le riserve saranno sufficienti a soddisfare i bisogni nutritivi dei tessuti e/o organi primari (cervello, polmoni, cuore, sistema nervoso, ecc.).


Il dottor Felix L. Oswald: “Il digiuno rappresenta il migliore sistema rinnovatore. Tre giorni di digiuno all’anno purificano il sangue ed eliminano i veleni più efficacemente di cento bottiglie di soluzioni purgative”.
Non esiste niente altro che al pari del digiuno che sia in grado di aumentare l’eliminazione delle sostanze di rifiuto dal sangue e dai tessuti.
Le secrezioni represse o i rifiuti trattenuti vengono espulsi dall’organismo ed il sistema risulta purificato.
Servono pochi giorni per liberare il sangue e la linfa dalle tossine, ma il digiuno prosegue nella sua azione e provoca l’espulsione delle tossine che da molto tempo erano depositate nei tessuti meno importanti (grasso, organi, ecc.)
Il digiuno costringe il corpo a consumare (autolisi) tutti i tessuti superflui e le scorte nutritive utilizzandole per sostenere i tessuti principali.
In questo senso le tossine immesse in circolazione potranno essere espulse dagli organi escretori.

L’escrezione
L’escrezione è una delle funzioni fondamentali della vita ed è essenziale per l’esistenza stessa. L’organismo per mantenersi in vita deve: ASSIMILARE, CRESCERE, ESCRETARE.
Abbiamo visto prima che vi è un continuo sforzo da parte dell’organismo di espellere le tossine accumulate, i rifiuti organici e inorganici.
Tutto quello che il corpo non può utilizzare come cibo deve essere espulso dal corpo.
Le energie dell’uomo sono divise sempre tra ASSIMILAZIONE ed ELIMINAZIONE.

Durante il digiuno (sospensione dell’alimentazione) l’eliminazione degli scarti, delle tossine raggiunge livelli unici.

Anche il riposo aumenta l’eliminazione, ma se non agli stessi livelli.
Tutto ciò che diminuisce il lavoro dell’organismo aumenta quello dell’eliminazione

Nelle malattie acute (infiammazioni, dolori, febbre, ecc.) la fame non si presenta perché le energie devono essere indirizzate verso altre direzioni piuttosto che “sprecate” per la digestione.
L’energia viene deviata dagli organi digestivi verso il lavoro più urgente, e anche il sangue fa la stessa cosa: viene dirottato verso quelle zone che ne richiedono in quantità.
Vi è assenza di succhi gastrici e le pareti del sistema digestivo secernono muco in quantità; i movimenti muscolari dello stomaco vengono sospesi e viene quindi meno la capacità di digerire il cibo.
Non si deve mangiare durante una crisi acuta, sia perché non si digerirebbe correttamente provocando fermentazioni e/o putrefazioni, ma anche perché il digiuno allevia il dolore e alleggerisce il carico di organi come reni e cuore.
Negli stati febbrili, i medici napoletani di 150 anni fa, facevano digiunare! Oggi? Il medico prescrive tachipirina, novalgina, aspirina, e altri veleni tossici per l’organismo.
Saltare qualche pasto, quando si presentano i primi sintomi, spesso è sufficiente a prevenire lo sviluppo di malattie più serie.
Nelle malattie croniche una persona tende a credere di aver fame, ma le sue sensazioni sono solo irritazioni del tratto digestivo. Questi sintomi scompaiono quando si digiuna.
Durante il digiuno si accelerano i processi escretori che liberano velocemente il corpo dalle scorie e tossine che sono causa del disturbo.

Quattro buone ragioni per digiunare
1- Dimagrimento. Il digiuno è la strada più veloce, sicura ed efficiente per dimagrire.
2- Compensazione fisiologica. Quando si deve digerire un cibo una grande quantità di sangue deve affluire agli organi digestivi e l’organismo conseguentemente tende ad essere pigro, ad addormentarsi. Se si svolge un lavoro pesante, il processo digestivo è praticamente sospeso. Digiunare, conservando le energie digestive, permette di deviarle verso altri canali e quindi di svolgere altri lavori.
3- Riposo fisiologico. Il digiuno permette il riposo del sistema digestivo, ghiandolare, circolatorio, respiratorio, nervoso. Più cibo viene ingerito, maggiore è il lavoro che deve essere svolto dagli organi che formano tali sistemi; in presenza di un digiuno questi organi si riposano. Le ghiandole della bocca e dello stomaco, il tubo digestivo, il fegato e il pancreas non devono lavorare. Il cuore, le arterie si alleggeriscono e riposano. Le ghiandole, all’infuori di quelle che scernono succhi digestivi, riducono la loro attività secretrice. La respirazione rallenta e il sistema nervoso lavora di meno.
4- Eliminazione. Il dottor J. H. Tilden: “Dopo 55 anni trascorsi nel selvaggio mondo delle terapie mediche, sono costretto a dichiarare, senza paura di essere smentito, che il digiuno rappresenta l’unico evacuatore terapeutico sicuro per l’uomo”.
Ogni GUARIGIONE è in realtà solo AUTOGUARIGIONE e per tanto il digiuno non è una cura.
In quanto riposo fisiologico, il digiuno permette all’organismo di autoguarirsi, fornendo al corpo l’opportunità di lavorare con meno sforzi.


Alcune cosa da sapere nel digiuno
1- Quando si inizia a digiunare quasi inevitabilmente si presentano sviluppi fisici che non devono allarmare: lingua bianca, bocca e alito cattivo, denti impastati, mal di testa, ecc.
Sono tutte condizioni che rappresentano il processo purificatore. Appena il corpo scarica il suo fardello tossico, inizia il processo di purificazione della lingua, prima la punta e poi sui lati e alla fine bocca e lingua puliti.
2- L’urina può diventare scura, quasi nera, dall’odore forte, anche se si beve solo acqua. Indice del lavoro renale di eliminazione.
3- La perdita di peso è dovuta all’utilizzazione delle riserve organiche
4- La debolezza è dovuta all’inattività funzionale. Si è molto rilassati, il cuore e la respirazione rallenta, la circolazione si calma. La debolezza iniziale è dovuta all’assenza della “solita stimolazione”: caffè, ecc.
5- L’aspetto più noioso forse è rappresentato da nausee e vomito, che però sono importanti crisi purificatorie.
6- Il riposo (fisico e mentale) è fondamentale.
7- L’esercizio fisico all’aria aperta moderato è molto importante
8- Il raffreddamento inibisce l’eliminazione, per cui bisogna stare al caldo.
9- Bere acqua fresca pura, non fredda.
10- I bagni di sole sono un fattore nutritivo di grande aiuto nel digiuno, basta non abusarne.
11- Niente purganti durante il digiuno
12-
Nell’anemia e nel diabete, non si può intraprendere il digiuno da soli, ma serve la guida di un esperto igienista.

L’interruzione del digiuno
Il momento ideale per interrompere il digiuno è quando si manifesta il ritorno della fame.
La lingua è pulita e l’alito è sano.
L’interruzione del digiuno (e la conseguente ripresa alimentare) è fondamentale per non vanificare il tutto.
Si può riprendere mangiando cibi leggeri come frutta e verdure.
Tre pasti al giorno, semplici e non ricchi, formati da cibi freschi.

Seconda parte liberamente tratta da:
Il digiuno può salvarvi la vita di Marcello Pamio
La Malattia : amica o nemica? di Sebastiano Magnano

Per approfondire:
Il digiuno nella Chiesa
Il digiuno terapeutico


martedì 7 luglio 2009

Diritto alla Rete

IMPEDIAMO CHE IMBAVAGLINO LA RETE
Contro il decreto Alfano, Firma la petizione!
E il 14-7 osserviamo una giornata di silenzio in rete.

Il ddl 1415A approvato alla Camera dei Deputati l’11 giugno u.s. ha, da più parti, sollevato numerosi dubbi e perplessità in ordine alla sua legittimità costituzionale e, più in generale, all’opportunità degli interventi normativi che, attraverso esso, si intendono realizzare.
Vi è, tuttavia, un profilo, sin qui, rimasto nell’ombra e poco approfondito nei dibattiti di questi giorni: si tratta del contenuto del comma 28 dell’art. 1, la cui infelice formulazione – ammesso anche che tale non fosse l’effettiva volontà del suo estensore – rischia di determinare un’inammissibile limitazione della libertà di manifestazione del pensiero in Rete che spingerebbe, rapidamente, l’Italia in una posizione ancor più arretrata di quella che attualmente occupa (è quarantaquattresima) nelle classifiche internazionali sulla libertà di informazione.
La citata previsione, infatti, sembrerebbe assoggettare il responsabile di qualsiasi “sito informatico” allo stesso obbligo di rettifica che la Legge sulla stampa (n. 47 dell’8 febbraio 1948) pone a carico del direttore responsabile delle testate giornalistiche.
L’omesso adempimento a detto obbligo entro 48 ore – esattamente come accade nel caso di una testata giornalistica – comporterebbe per il responsabile del sito informatico la condanna ad una sanzione pecuniaria fino a 25 milioni di vecchie lire.
Non si può esigere da chi fa informazione on-line in modo non professionistico l’adempimento ad un obbligo tanto stringente quale quello di provvedere alla rettifica di ogni inesattezza eventualmente pubblicata sul proprio sito informatico e, egualmente, non si può pretendere che a ciò provvedano i responsabili di siti informatici che ospitano contenuti pubblicati da soggetti terzi.
Difficoltà facilmente intuibili di ordine tecnico, organizzativo ed economico, infatti, ostano al puntuale adempimento ad un simile obbligo ed esporrebbero, pertanto, in modo pressoché automatico, i responsabili dei “siti informatici” al rischio di vedersi irrogare sanzioni pecuniarie che, nella più parte dei casi, appaiono idonee a determinare l’immediata cessazione di ogni attività di informazione on-line.
La Rete costituisce il primo mezzo di comunicazione di massa nella storia dell’uomo capace di dare concreta attuazione alla libertà di manifestazione del pensiero e la possibilità di utilizzarla è stata di recente definita dal Parlamento Europeo e dal Consiglio Costituzionale francese – sebbene sotto profili diversi - un diritto fondamentale dell’uomo e del cittadino.
A quanto precede deve essere aggiunto che l’istituto della rettifica – già anacronistico ed inefficace nel mondo dei media tradizionali – risulta privo di ogni utilità nel contesto telematico nell’ambito dei quale ciascuno è – salvo casi eccezionali – sempre libero di contrapporre ad un’informazione, un’altra informazione di segno opposto ed idonea, come tale, a rettificare quella originaria senza l’esigenza di alcuna collaborazione da parte dell’autore di quest’ultima.
E' necessario – non appena il ddl 1415A approderà al Senato – un emendamento idoneo a chiarire che l’obbligo di rettifica di cui al comma 28 dell’art. 1 del DDL c.d. Intercettazioni deve applicarsi esclusivamente ai siti informatici di testate telematiche soggette all’obbligo di registrazione alla stregua di quanto disposto dalla Legge n. 47 dell’8 febbraio 1948 ovvero ai soli siti internet attraverso i quali vengono diffuse informazioni prodotte nell’ambito di un processo professionale realizzato nell’ambito di una struttura imprenditoriale e redazionale.
In assenza di tale intervento, il Senato della Repubblica, si assumerà la responsabilità – da condividere con il Governo e con quanti alla Camera dei Deputati hanno votato a favore del ddl in questione – di aver contribuito a scrivere una delle pagine più buie della storia moderna di un Paese che, come il nostro, ambisce a considerarsi democratico: quella attraverso cui si saranno privati i cittadini italiani dell’utilizzo di uno strumento che avrebbe, invece, loro potuto restituire l’esercizio effettivo di quella libertà di manifestazione del pensiero che la nostra Corte Costituzionale ha già definito “pietra miliare di ogni ordinamento democratico”.

giovedì 2 luglio 2009

Meno tumori per i vegetariani

Si susseguono le ricerche che confermano i benefici per la salute di una dieta vegetariana.
E' di oggi la notizia di una recente ricerca condotta in Inghilterra su un campione molto vasto di persone, che conferma ulteriormente quanto da sempre ritenuto dai sempre più numerosi vegetariani nel mondo.
In Italia abbiamo un oncologo di fama come Veronesi che propugna questa dieta da anni.
Per non parlare del fatto che la dieta vegetariana è anche la migliore per la salvaguardia del pianeta come attestato anche da illustri esperti economici (ad esempio Jeremy Rifkin, profeta del movimento NO-GLOBAL).
Sono lacto-vegetariano (sì latticini, no uova) da ormai 10 anni e posso testimoniare di persona i benefici e l'assenza di controindicazioni di una equilibrata dieta vegetariana (verdure, legumi, cereali, semi, e frutta, fresca e secca).
E' la scelta migliore anche per chi vuole rinunciare alla violenza sistematica sui nostri fratelli minori, gli animali (si vede per esempio il celeberrimo saggio di Leone Tolstoi “Il Primo Gradino”).
Il materiale a favore di questa scelta etica in rete è infinito.
Consiglio in particolare:
Una vita senza carne (sito completo con tutti gli aspetti inerenti approfonditi)
La dieta carnea: informazioni su cui riflettere (dieta vegetariana e sostenibilità)
Società scientifica di nutrizione vegetariana
Associazione vegetariani italiani

lunedì 29 giugno 2009

Ottimismo vs Negazionismo

Ricordo una metafora divertente letta tempo fa: "Il pessimista non è altro che un ottimista bene informato".
L'ambito potrebbe bene adattarsi a tanti di coloro i quali oggi non sono molto ben visti dal nostro Presidente del Consiglio e dal suo Ministro delle Finanze.
Parlare della crisi e darne i connotati non è un esercizio di sterile pessimismo.
E' voler vedere semplicemente le cose come sono e chiamarle col loro nome.
L'esercizio opposto, quello di profondere ottimismo e positività a buon mercato, perché non lo pretendiamo da coloro che in tale situazione ci hanno trascinati?
Non chiediamolo genericamente a quelli che dalla crisi sono solo colpiti: i cassintegrati, i precari licenziati, i lavoratori in mobilità, i cinquantenni senza lavoro che non vengono nemmeno presi in considerazione, ecc. Possiamo chiedere a queste categorie di persone di far finta di niente e continuare a consumare come prima?
Chiediamolo invece ai banchieri, agli speculatori della finanza, ai capitalisti che traggono comunque sempre vantaggio da ogni situazione. Chiediamolo a loro di essere ottimisti e magari di prestare denaro come prima prima della crisi ad aziende e lavoratori.
Chiediamolo a chi ha sempre socializzato le perdite e privatizzato i profitti.
Così si sarebbe certo più credibili. Fare invece della sterile demagogia nei confronti dei cittadini suona veramente imbarazzante ed oltraggioso.
Il vero ottimismo è un altra cosa:
significa valutare la situazione obbiettivamente,
definire cosa si può fare per affrontarla,
destinare impegni e risorse ADEGUATI e TEMPESTIVI per farlo,
monitorarne efficacemente gli effetti.
SOLO DOPO AVER FATTO DEL PROPRIO MEGLIO si può essere ottimisti e chiedere positività e fiducia a nostra volta.
Farlo prima e senza aver fatto quanto necessario sa solo di presa per il naso.

L'ottimismo dell'uomo saggio, derivante da un corretto modo di pensare e vivere e dalla conoscenza di stessi è ancora una cosa diversa.
Volutamente non ne parlo in questo contesto dato che con il governo c'entra ben poco.
Uomini ottimisti nel profondo, sicuri che qualsiasi evento -positivo o negativo- non sia altro che un'opportunità di evoluzione possono cambiare il mondo.
Non fanno parte della nostra classe dirigente proprio perché avulsi al potere e al successo mondani. Questi uomini sarebbero gli unici a poter parlare e testimoniare di ottimismo. Ma sono troppo rari e ad essi non viene dato spazio mediatico.
Il bene, il positivo, non fanno notizia. Solo le negatività riempiono TV e giornali.
Poi però si chiede loro -nel caso della crisi- di parlarne in positivo o non parlarne addirittura.
Che follia anche questa!

venerdì 26 giugno 2009

Crisi e negazionismo

Scusate se torno sul tema ma è troppo grave quanto avviene sotto gli occhi di tutti e in modo così smodato. Il fatto che per superare la crisi basta non parlarne, anzi BISOGNA non parlarne, viene ulteriormente ribadito dall'insigne ministro ed economista Tremonti.
[Proprio questa sera Berlusconi stesso rincara la dose ed è così che aprono i TG serali. Tema quanto mai all'ordine del giorno dunque].
Mario Draghi -non il primo che passa- chiede per l'ennesima volta interventi per sostenere occupazione (non vuol dire che si sta sostenendo il lavoro con gli interventi del governo, ma il contrario!) e consumi (che poi deriva dal primo elemento) informando, come da sue competenze, che il PIL calerà del 5%.
E Tremonti al TG2 dice:
"Fino a pochi mesi fa la stessa istituzione aveva detto meno 2%. Chi ha ragione? La pioggia di dati e previsioni di questi giorni è un modo per fare del male alla gente, per diffondere sfiducia e incertezza".
Scopriamo dunque che il problema non sono la crisi, la cassa integrazione e la disoccupazione in ascesa esponenziale bensì chi parla della crisi. Ecco i veri colpevoli! Questo è il vero problema.
Basta metterli a tacere e chi non ce la fa più a sopravvivere come per incanto starà bene!
Bravo Tremonti! Un vero genio.
Degno compare del suo capo negazionista numero uno: "La verità non esiste, la si crea. Ed è la mia perché sono il più bravo a crearla!".
Tremonti ha poi fatto un ap­pello agli economisti, chiedendo "silenzio fino a settembre. Fac­ciamo passare almeno l'estate. Ne guadagnerebbero gli economisti in salute, ma soprattutto la gente. Non è censura, è igiene".
Praticamente in modo palese e -a dir poco spregiudicato- si chiede agli esperti del settore semplicemente di tacere. La CENSURA ECONOMICA è nata sotto gli occhi di tutti, come se fosse cosa sacrosanta. E si chiama "igiene".
Consigliamo a Tremonti un corso di "igiene mentale" per comprendere il significato del benessere psicologico cui l'essere umano dovrebbe tendere.
La classifica di Eurostat sul Pil pro capite del 2008 conferma l’ultimo posto, cioè il tredicesimo, dell’Italia fra i maggiori Paesi della Ue per il se­condo anno consecutivo battuta dalla Spagna.
Però va tutto bene. Basta ascoltare Tremonti e Berlusconi.
Anche se sei senza lavoro con le loro negazioni potrai mangiare e risollevarti come per magia...

mercoledì 24 giugno 2009

Referendum, che sconforto!

Non se ne parla già più.
In questo blog ho già affrontato il tema dei referendum entrando nei suoi contenuti e, attraverso l'aiuto di commenti assai significativi di altri, presentando tutte -o quasi- le implicazioni.
Ora mi sembra corretto trarre qualche conclusione anche sull'esito della loro votazione.
Non poteva andare peggio, direi.
Sapevo -come ho scritto- che il quorum non si sarebbe raggiunto, ma speravo in un 40% o giù di lì.
La percentuale scaturita, 23% circa, è desolante. La peggiore di sempre.
Vorrei però affermare che non è il comitato referendario ad aver perso.
Sono i cittadini ed i politici stessi, che dei cittadini sono parte ed emanazione.
A parte i primi due, il terzo referendum era sacrosanto, l'emblema di come i cittadini possano essere presi in giro e fuorviati.
Ma -è solo l'ennesima conferma- a pochi interessa essere presi in giro o meno.
A pochi interessa come il potere li sfrutti e li turlupini per perpetrare il suo interesse.
A pochi interessa incidere e impegnarsi per cambiare le cose, per migliorare la vita di tutti.
Ma disinteressarsi di quanto è pubblico è come disinteressarsi di sè stessi.
In nessun paese come l'Italia ciò che è pubblico è considerato appartenente a nessuno (per cui chissenefrega anche se viene distrutto) e non qualcosa di proprietà di ognuno. Lo si può facilmente riscontrare in mille eventi ed episodi vicini e lontani: dall'evasione fiscale alla distruzione vandalica dei servizi pubblici, dalle costruzioni abusive sui terreni demaniali alla gestione dell'immondizia e delle discariche, ecc. ecc.
Se il referendum fosse stato votato i nostri politici avrebbero rifatto una legge elettorale, migliore e condivisa da tutti. Magari anche riformato lo strumento referendario togliendo il quorum.
Ora nulla di tutto questo avverrà, anzi, la convinzione di "poter soggiogare il popolo bue" sarà ancor più radicata.
Chi non vota è votato.
Chi non pensa è pensato.
Chi è causa del suo mal, pianga se stesso.
Auguri per il futuro italiani!

martedì 23 giugno 2009

Minzolini... chi era costui?

Il novello direttore del TG1 si sta distinguendo come uno dei giornalisti più smodati di sempre nel proteggere e coprire il potere che l'ha portato al posto che occupa. Un degno compare di Emilio! Ma almeno Emilio non lavora nel servizio pubblico...
Mi sono tolto lo sfizio di vedere il TG1 anche oggi alle 13: le dichiarazioni dell'opposizione sono citate dal commentatore e quelle della maggioranza tutte dagli interessati, e con un rapporto di 3 a 1.
Il tema dell'inchiesta di Bari, dopo la sua sorprendente dichiarazione (parla di Gossip quando ci sono prove su prove e tutti i giornali del mondo ne parlano) in diretta nel suo TG1, oggi non è stato neanche accennato. Ma che bel servizio pubblico! Il TG2 non è da meno. TG5 e TG4 fanno -ovviamente- altrettanto. Rimane il solo TG3 a parlare con chiarezza. Meno male, anche se è troppo poco (in termini di persone contattate la quota è assai minotiaria).
Così si realizza, e si può di persona constatare, il controllo delle televisioni, che qualcuno non ha mai ammesso ma che è così reale.
Ma ecco cosa diceva il nostro Minzolini 15 anni fa, quando evidentemente (e io lo ricordo perché leggevo la Stampa a Torino e lui era uno dei cronisti più graffianti) le sue idee politiche, e i suoi padroni, erano diversi:
Le smentite a ripetizione rivelano solo che abbiamo una classe politica nuova che non ha ancora assimilato il fatto che un politico è un uomo pubblico in ogni momento della sua giornata e che deve comportarsi e parlare come tale. […] Quattro anni fa, e cioè in tempi non sospetti, scrissi che la nomina di Giampaolo Sodano alla Rai nasceva dai salotti di Gbr, la televisione di Anja Pieroni. Oggi penso che se noi avessimo raccontato di più la vita privata dei leader politici forse non saremmo arrivati a tangentopoli, forse li avremmo costretti a cambiare oppure ad andarsene. Non è stato un buon servizio per il paese il nostro fair play: abbiamo semplicemente peccato di ipocrisia. Di Anja Pieroni sapevamo tutto da sempre e non era solo un personaggio della vita intima di Craxi. La distinzione fra pubblico e privato è manichea: ripeto, un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico.
Come passa il tempo! Però col tempo si dovrebbe migliorare.

lunedì 22 giugno 2009

I giorni dell'Iran

Ahmadinejad ha veramente vinto le elezioni?
Vi sono molte probabilità che abbia truffato i suoi concittadini con l'aiuto e il silenzio compiacenti di tutte le altre autorità iraniane.
Molte persone stanno perdendo la vita nelle manifestazioni contro il governo neoletto di Ahmadinejad.
L'ultima vittima, Neda, di cui ci è pervenuto attraverso la rete lo straziante video della sua agonia, è veramente emblematico.
Occorre fermare tutto questo. OK, giusto e semplice da capire.
Come però? Qui le cose si complicano molto.
Un occidente che ha strozzato l'Iran con le sanzioni e i blocchi al commercio, che vuole mettere mano al suo pretrolio, che fa l'interesse di Israele in modo univoco (Israele è una potenza nucleare senza esserne mai stata autorizzata da nessuno. "Perchè Israele sì e noi no?" potrebbe pensare -giustamente- qualsiasi cittadino iraniano, arabo o musulmano che sia? ) può essere credibile nell'ergersi a garante della popolazione iraniana truffata?
E' evidente che non può essere così.
Lo capirebbe un bambino, ma è talmente elementare che nessuno pare accorgersene (che forse non convenga? E a chi? A quali interessi? Queste sono le domande da porsi).
Solo un tavolo di trattativa a livello ONU, appoggiato da nazioni arabo-musulmane, potrebbe fare qualcosa. Eppure non se ne sente parlare per nulla.
Il rischio che tutto questo indignarsi occidentale serva poi un giorno a giustificare un attacco all'Iran, ne mina presupposti e credibilità.
Attendiamo speranzosi -ma purtoppo disillusi- un intervento dell'ONU.

venerdì 19 giugno 2009

La politica dello struzzo

L'occupazione in Italia cala per la prima volta dopo 14 anni. Lo sottolinea l'Istat precisando che tra gennaio e marzo 2009 gli occupati sono diminuiti di 204 mila unità, pari allo 0,9% rispetto allo stesso periodo del 2008. Ed è il Mezzogiorno a perdere la maggior parte dei posti: 114 mila.
Su base annua, il tasso di disoccupazione è pari a quasi l'8% (il 7,9% per la precisione), il più alto dal 2005. In cifre assolute, sono quasi due milioni le persone in cerca di occupazione.
Il nostro ministro Sacconi dice al TG1: "Siamo contenti perché ci aspettavamo un dato peggiore".
Il commentatore asserisce che la soglia di non ritorno su base annuale stabilita dal governo è l'8,5% per cui stiamo tranquilli...
Siamo però al 7,9% a marzo 2009. La disoccupazione e la crisi non sono certo diminuite ad aprile e maggio e le previsioni sono fosche fino a fine 2009.
Un tempo mia madre per insegnarmi a vivere e ad affrontare le responsabilità mi diceva "non fare lo struzzo...". Saggezza e buon senso che pare ora siano merce rara nel paese.
Mentre Obama destina miliardi di dollari per affrontare la crisi e tutti i paesi occidentali fanno altrettanto, in Italia scopriamo un metodo innovativo e di rara efficacia: basta dire che la crisi non esiste ed essa sparirà da sola. Eccheccevò? Oltretutto è anche molto economico e poco faticoso.
Ai milioni di italiani in difficoltà basta non dare voce. Et... voilà!...Essi non saranno più in difficoltà.
E' sufficiente che questi siano sempre meno di quelli che sono favorevoli al governo in carica...

giovedì 18 giugno 2009

Complotti o inevitabili conseguenze?

Un antico proverbio, quanto mai veritiero, recita: "Chi semina vento raccoglie tempesta".
Non è altro che la Legge di Causa Effetto che permea e condiziona da sempre la vita degli uomini.
Veronica aveva già parlato di "minorenni", "vergini date in pasto al drago", "uomo malato", per giustificare la sua richiesta di divorzio attualmente tutt'altro che in predicato.
Possibile che dopo tanti anni di matrimonio fosse stata improvvisamente tanto tonta da credere ad una bufala estemporanea e gettarsi contro il marito come se nulla fosse? Quanto poco rispetto per questa donna!
Ed ora, dopo Noemi Letizia, spunta Patrizia D'Addario che -di sicuro perchè trombata in qualche sua aspettativa ma tant'è, così va la vita- tira fuori l'ennesima storia di feste con stuoli di belle e giovani ragazze pagate per partecipare ma anche per fermarsi a dormire eccetera. L'intervista di questa al "Corriere della Sera" (noto quotidiano comunista) è stata certamente estorta con la forza e l'inganno (chi leggesse l'articolo, invece, nota con quante precauzioni e benefici d'inventario è stata recepita l'intervista).
Ora io dico: ma come si può pensare di organizzare da anni feste e ritrovi con stuoli (20, 30, 50) di ragazze e quant'altro, e poi pensare che non salti fuori mai nulla? E poi pretendere di dire sempre "sono tutte falsità" e di essere creduto?
Non serve delegittimare le fonti per cancellare la realtà.
Questa realtà può anche non interessare (al 35% degli italiani forse), ma ci parla di una persona che invece di essere un faro di dirittura morale e responsabilità sociale, approfitta del suo enorme potere e della sua popolarità per fare il suo comodo (tralasciamo per brevità il delirio di onnipotenza che sottende il tutto). Quale sia il confine, per un personaggio pubblico di tale calibro, tra la vita privata e quella pubblica penso non sia nemmeno così importante.
La caratura di un uomo degno di essere tale, prevede, quando azioni non trasparenti vengono alla luce, semplicemente di rispondere con pertinenza e prendersi le proprie responsabilità: e se non c'è nulla di male che paura c'è?
Evidentemente non è così. Qualcosa di male c'è.
Quando l'avvocato Ghedini, deputato e avvocato di Berlusconi, parla di lui come "utilizzatore finale" nella vicenda della D'Addario, non soltanto dice una bestialità culturale e civile, ma commette un autogol di rara potenza. Chi ha orecchie per intendere.
Rivalutando senz'altro Veronica possiamo concludere affermando che ci piacerebbe che chi governa il paese -a qualunque schieramento appartenga- facesse dell'etica con cui vive il suo vanto, dando esempio ai cittadini di come sta al mondo una persona responsabile e degna di fede (non Fede). Non ci è dato purtroppo.

Link inerenti:
Come si nasconde una notizia
E se lo dicono pure giornali e amici schierati dalla sua parte...!

mercoledì 17 giugno 2009

Referendum sulle legge elettorale del 21-22 giugno 2009

Breve quanto necessario excursus introduttivo:

  • Dopo il proporzionalismo e pluripartitismo della prima repubblica, nel 1993 entra in vigore il cosiddetto "mattarellum" che configura un sistema elettorale maggioritario su base nazionale per la Camera dei Deputati, e su base regionale per il Senato, corretto da una sensibile quota proporzionale pari ad un quarto dei seggi di ciascuna assemblea. Elimina le preferenze. Nessun candidato può presentarsi in più di un collegio. Si voterà così fino alle elzioni del 2001.
  • Il 21 dicembre 2005 entra in vigore il cosiddetto "porcellum", la legge Calderoli definita dal suo stesso promulgatore una "porcata". Assegna un premio di maggioranza alle coalizioni e non più alle liste (vedi punti successivo), ed elimina la quota proporzionale assegnando un cospicuo premio di maggioranza (un vero e proprio unicum nel contesto europeo). Un candidato può presentarsi in più collegi.
  • Per ottenere seggi alla Camera, ogni coalizione deve ottenere almeno il 10% dei voti nazionali; per quanto concerne le liste non collegate, la soglia minima è fissata al 4%. Le liste collegate ad una coalizione che abbia superato la soglia prescritta, partecipano alla ripartizione dei seggi se superano il 2% dei voti;
  • Al Senato le soglie di sbarramento (da superare a livello regionale) sono pari al 20% per le coalizioni, 3% per le liste coalizzate, 8% per le liste non coalizzate e per le liste che si sono presentate in coalizioni che non abbiano conseguito il 20%.
  • Per effetto di questa legge, nel 2006, ottennero seggi alla Camera ben 11 formazioni collegate all’Unione guidata da Romano Prodi e 6 formazioni della Casa delle Libertà guidata da Silvio Berlusconi. La spinta verso la semplificazione risultò tutt'altro che garantita (ragione per cui fu definita "porcata").

    Cosa succede se vince il "sì" al referendum:
    I quesiti sono tre.
    1. Assegnazione del premio di maggioranza alla lista più votata. Il premio di maggioranza viene attribuito alla lista singola (e non più alla coalizione di liste/partiti) che abbia ottenuto il maggior numero di seggi.
    2. Innalzamento della soglia di sbarramento: abrogando la norma sulle coalizioni si tornerebbe al "Mattarellum" e le liste dovrebbero in ogni caso raggiungere un consenso del 4 % alla Camera e dell’8 % al Senato. In sintesi: la lista più votata ottiene il premio che le assicura la maggioranza dei seggi in palio, le liste minori ottengono una rappresentanza a condizione di superare lo sbarramento.
    3. Abrogazione delle candidature multiple. La legge in vigore consente la possibilità ad un singolo esponente di candidarsi in più circoscrizioni (teoricamente anche in tutte). In tal modo, il “plurieletto”, optando per uno solo dei vari seggi ottenuti, permette che i primi dei candidati “non eletti” della propria lista gli subentrino nel seggio (o nei seggi) al quale (o ai quali) rinunzia.
    Cosa penso io
    1. Il referendum è uno dei pochi strumenti in mano ai cittadini per cambiare le cose. Non fargli raggiungere il "quorum" è delegittimante e spersonalizzante per la collettività. In soldoni: se mi chiedono di esprimermi io mi esprimo, non me ne lavo le mani.
    2. Se so che una legge che è una porcata, a detta pure di chi l'ha fatta, e mi si chiede se la voglio o meno, non ho dubbi su cosa fare. Senza bisogno di fare altri ragionamenti, opportunistici o meno.
    3. Costringe i partiti ad unirsi in un unico partito per raggiungere la rappresentanza (non più 10 partitini ognuno col suo orticello da salvaguardare in una coalizione, ma partiti unici e significativi, che poi farebbero fatica in un secondo tempo a giustificare ri-divisioni di fronte all'elettorato). Eviteremmo lo spreco dei milioni di voti che non danno rappresentanza. "Se non ci sei non conti". Forse verrebbe anche un pò meno la pesante e disgregante competizione dialettica che ha caratterizzato le precedenti coalizioni. Ma questo è un "forse".
    4. Fa cessare lo scandalo delle pluricandidature: la gente pensa di votare un tizio che conosce e poi si ritrova tutt'altro -magari- scelto in modo ben poco trasparente.
    Voterò quindi, e senza dubbio, "Sì".
  • Italiani: siamo proprio gli ultimi della Class... Action

    Questo articolo su "La Repubblica" di oggi non può non rendere nervosi i cittadini che lo leggono:
    http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/economia/antitrust-poste/antitrust-dossier/antitrust-dossier.html
    Come si vede chiaramente quali sono gli interessi perseguiti dal nostro governo! Di sicuro non sono quelli dei socialmente deboli e nemmeno dei cittadini comuni...

    Il tema "class action" mi pare particolrmente grave.
    http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/politica/class-action/no-retroattiva/no-retroattiva.html
    Lo strumento basilare (negli Stati Uniti in vigore da anni) per le azioni dei cittadini contro i comportamenti delle società/imprese/organizzazioni che ledono la loro salute o li ingannano, è stato reso inefficace da questo governo.
    L'azione legale definita "class action" (in sintesi tanti cittadini con lo stesso problema si uniscono per fare causa a chi li ha danneggiati), con l'emendamento PDL approvato in Senato, non potrà essere retroattiva.
    E' veramente ridicolo, anche perché i danni alla salute -come ben si sa- si verificano e valutano dopo anni...
    A questo punto la legge, una legge per cui da anni lottano le associazioni dei consumatori, può anche non essere approvata.
    Penso che sia una vergogna che mantiene l'Italia nel medio evo dell'etica sociale.

    martedì 16 giugno 2009

    Sinistra radicale: buoni propositi e zero risultati...

    Un amico mi ha proposto questo articolo (che definirei come minimo provocatorio) di Pino Corrias apparso su Vanity Fair il 10 giugno 2009:

    "Questi rancorosi dissipatori di voti della sinistra italiana puntavano (proprio come il Cavaliere) sull'implosione del Partito democratico di Franceschini per incassare qualche vantaggio elettorale. Paolo Ferrero (Rifondazione), Nichi Vendola (Sinistra e Libertà), Grazia Francescato (Verdi) sono riusciti nella notevole impresa di buttare dalla finestra 2 milioni di voti (più o meno il 6 per cento) e perdere per la seconda volta il quorum.
    La sinistra radicale era unita. Si è divisa per ragioni che nessun elettore di media cultura politica saprebbe riassumere. Forse solo uno psichiatra, e con un milione di parole a disposizione, saprebbe spiegarci quali sono le differenze tra i sogni politici di Vendola e gli incubi di Ferrero. Che insieme sono riusciti a cancellare i Verdi.
    Impresa titanica in una Europa dove il voto verde cresce ovunque. E in una Italia devastata dalle massime incurie ambientali. Dove prosperano i denari e i disastri delle ecomafie. Dove le coste vengono distrutte, le periferie abbandonate, le campagne inquinate. Dove Napoli e Palermo, sconciate dai rifiuti, diventano casi planetari di disastro. E dove il governo progetta centrali nucleari (di vecchia fabbricazione francese), mentre tutto il mondo, a cominciare dagli Stati Uniti di Obama, si orienta verso le energie rinnovabili.
    Purtroppo questa sinistra auto-referenziale e rissosa incasserà i rimborsi elettorali, ai quali si accede quando si supera il 2 per cento: soldi per le sedi, per gli stipendi dei funzionari, per i piccoli privilegi dei molti leader, che sopravvivranno generando altri danni futuri."

    Che dire? Al di là del grossolano errore finale (non incasseranno rimborsi i partiti sotto il quorum del 4%) che dal buon Corrias non ci aspettavamo e delle sicure sue scarse simpatie per la sinistra radicale (il fatto che sia compagno di Blog del Travaglio nazionale ce lo conferma), mi pare d'obbligo rimarcare almeno un aspetto non banale:
    non c'è dubbio che per poter far sentire le proprie ragioni occorre -condizione ostativa "sine qua non"- che possa essere presente qualcuno a farlo; e così non sarà. Per questa ragione i 2.000.0000 di persone che hanno votato come sopra potrebbero -giustamente- non essere molto contenti.
    Aggiungo che -ahimè- dai vari rappresentanti (Ferrero, Diliberto, Vendola, Francescato) non ci pare vedere alcun segno di costruttiva autocritica o cambiamento strategico futuro...
    D'accordo, a noi che seguiamo la politica, le ragioni delle divisioni passate ci sono chiare (agli elettori un po' meno ma semplifichiamo volutamente).
    Gli sforzi e i giusti propositi (aiuto alle classi deboli, salvaguardia del pianeta, società più giusta ecc.) anche.
    Ma i risultati?

    PS
    Chi è Pino Corrias? (domanda che mi sono posto dopo che il mio amico mi ha inviato il pezzo e di cui condivido la risposta)

    E’ stato inviato speciale del quotidiano La Stampa.
    Ha pubblicato Luoghi comuni - dal Vayont ad Arcore (Rizzoli 2006), Vita agra di un anarchico (Baldini e Castoldi, 1993), Colpo grosso, con Curzio Maltese e Massimo Gramellini (Baldini e Castoldi, 1994), Ghiaccio Blu (Baldini e Castoldi, 1999).
    Ha lavorato come sceneggiatore (Ultimo, Distretto di polizia). Per Raidue ha condotto con Renato Pezzini l’inchiesta in 4 puntate Mani pulite.
    Oggi è dirigente Rai, si occupa di fiction, ha prodotto La meglio gioventù, regia di Marco Tullio Giordana e De Gasperi, regia di Liliana Cavani.
    Collabora al quotidiano La Repubblica e al settimanale Vanity Fair.
    E' autore di un Blog insieme a Peter Gomez e Marco Travaglio.
    Vive e lavora a Roma.

    lunedì 15 giugno 2009

    Cassa integrazione: bugie e scarsa informazione!

    La crisi imperante ha portato anche l'azienda dove opero a usufruire della cassa integrazione.
    Molto significativo è il dato relativo alla Cassa integrazione guadagni ordinaria in tutta l'Emilia Romagna che attraversa la crisi peggiore dal dopoguerra: si è passati dalle 669mila ore autorizzate di CIG nei primi quattro mesi del 2008 alle oltre 6 milioni di ore dello stesso periodo del 2009.
    E altre zone d'Italia sono colpite ancora più duramente.
    Sono esterrefatto di come si sia quasi smesso di parlare della crisi sui media nazionali e di come il governo stia sottovalutando il problema non destinando aiuti più significativi (se non la maggiore facilità ad ottenere la cassa integrazione per le imprese che la chiedono).
    Ma la Cassa Integrazione non è da sola sufficiente ad arginare la crisi che porta le famiglie a non riuscire più ad arrivare a fine mese. Inoltre essa non copre, come tanti credono, l'80% dello stipendio. Magari!
    Tra i poco informati dobbiamo annoverare anche colui che guida la nostra nazione.
    Non capisco nemmeno come sia stato possibile lasciar dire (e, cosa ancor più grave, senza che gli siano state mosse obiezioni) al nostro Presidente del Consiglio (Porta a Porta e altri vari interventi) che la cassa integrazione copre l'80% della retribuzione senza che nessuno lo confutasse in modo chiaro, né dal vivo e né sui giornali e/o sul web.
    Ecco come funziona (da sito INPS):
    "... L'importo corrisponde all'80% della retribuzione globale che sarebbe spettata per le ore di lavoro non prestate.
    L'importo del trattamento ordinario non può però superare un limite massimo mensile stabilito di anno in anno (per il 2009 è di € 886,31 ed è elevato a € 1.065,26 in caso di retribuzione mensile superiore a € 1.917,48)".

    Per la Cassa Integrazione Straordinaria è esattamente lo stesso.
    886,31 euro lordi non sono certo l'80% di una retribuzione al di sotto sei 1917, né 1065,26 euro lordi sono l'80% di una retribuzione al di sopra di questa cifra. Siamo a poco più del 50%. Coi tempi che corrono è dura sopportare riduzioni di questo tipo.
    La superficialità, l'ipocrisia e il pressappochismo insiti nell'affermazione che "il Governo copre con gli ammortizzatori sociali l'80% dei redditi e fino al 100% per chi segue dei corsi" (che corsi? di cosa si parla?) sono veramente stupefacenti.
    Purtroppo sono inaccettabili anche la scarsa informazione e la pavidità di chi dovrebbe confutare tali affermazioni, nei talk show e sui media.