IL MONDO E' COME UNO SPECCHIO

Osserva il modo in cui reagisci di fronte agli altri. Se scopri in qualcuno una qualità che ti attrae, cerca di svilupparla in te stesso. Se invece osservi una caratteristica che non ti piace, non criticarla, ma sforzati piuttosto di cancellarla dalla tua personalità. Ricorda che il mondo, come uno specchio, si limita a restituirti il riflesso di ciò che sei.

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martedì 14 luglio 2015

Unione Europea o Terzo Reich? - 3

Adesso almeno però è chiaro che non si chiama UE; si chiama guerra. Siamo in guerra. Una lunga, costosa guerra per la riconquista dei diritti politici che ci sono stati espropriati.
Da questo punto di vista, si può essere tragicamente allegri. Sono sei, diconsi 6, i parlamenti che devono approvare il cosiddetto “accordo”. Per accorgersi che la la punizione della Grecia, per loro, ha come contropartita da sborsare molto più degli 87 miliardi di euro; almeno un 120. E all’Italia, aver partecipato a questa cattiva azione, non essersi ribellata, costerà una trentina i miliardi in più.

Unione Europea o Terzo Reich? - 2

Il senso profondo, già storico, degli eventi è il confronto tra ragioni della democrazia e ragioni della potenza (economica e finanziaria, ma non dissimile negli effetti e negli intenti dalle vecchie forme a base di cannoniere). La democrazia esce sconfitta, dichiarata dannosa dai più alti vertici istituzionali europei, di quella Europa che scioccamente si vantava di esserne la patria e il modello esportabile. Non la democrazia è primaria, ma il denaro, deve essere una lezione chiara per tutti, affinché non sopravvivano vecchie superstizioni e velleità al riguardo.
Era difficile per alcuni credere che la Germania potesse arrivare a tanto, ma la sfida di Mitterrand di contenere lo strapotere tedesco è stata perduta. La Francia di oggi è il fantasma della Francia di allora. Occorre prenderne atto, questa è l’Europa germanica, una sorta di dittatura economica ordoliberista. Sarebbe tempo, per chi crede nei progetti alti della politica, rimboccarsi le maniche e cominciare a costruire un fronte democratico. Altro che destra-sinistra. In gioco non era solo la sinistra greca, piuttosto l’idea di Europa dei padri fondatori.

lunedì 13 luglio 2015

Unione Europea o Terzo Reich?

A prescindere dalle enormi carenze di Tsipras (incoerenza), dai suoi errori (assenza piano B), forse dalla sua malafede (referendum e poi proposte peggio delle precedenti, a questo punto è chiaro che -diversamente da cosa affermava- sperava vincessero i sì) e dalle sue erronee basi di partenza (sì euro ma no austerità), CHE EUROPA E' QUESTA?
Un europa della moneta che si sostituisce alla sovranità di un Governo e può imporre ad uno Stato i suoi diktat e la rovina del suo popolo? L'Europa delle banche mostra il suo volto più bieco. La Germania (dove il 90% della sua popolazione non vuole il salvataggio della Grecia) pretende riforme pesantissime entro 3 giorni per punire il popolo che ha osato votare contro l'austerità. Un tempo entravano i carri armati, è la stessa cosa. Tutti a dire che il popolo greco ha vissuto sopra i suoi mezzi dimenticandosi che le scelte le fanno i governi non i cittadini, e che i prestiti allegri alla Grecia li hanno fatti Goldman Sachs &C. e che la Grecia è stata benedetta nell'euro (malgrado i suoi conosciutissimi debiti) da Monti e tutta l'élite finanziaria europea. Questo si rischia ad essere entro questo cappio al collo! E gli indicatori dell'Italia e il suo indebitamento sono peggiori di quelli Greci. Ci saranno condonati fino a quando avremo i servi di quei poteri al Governo, ma dovessimo mai alzare la testa per proteggere i nostri deboli... guai a noi!

giovedì 30 aprile 2015

Il capitalismo non funziona più? O funziona troppo bene?


BoT a zero, in attesa del grande botto

La notizia è da prima pagina. Ma siccome nessuno sa bene come trattarla quasi tutti spingono il tasto “ottimismo” e fanno finta di non vedere l'altra faccia della medaglia.
Partiamo dunque dalla notizia semplice semplice: ieri il ministero del Tesoro  ha collocato BoT a scadenza di sei mesi a un tasso di interesse pari a zero. In pratica, il Tesoro chiede un prestito sui mercati e tra sei mesi non pagherà nulla come “retribuzione del capitale”, limitandosi a restituire la cifra ricevuta.

A breve, come già in altri paesi europei, l'Italia emetterà titoli a un tasso negativo.
La domanda che apre la porta sul “lato oscuro” è altrettanto semplice: perché un investitore (una banca, un fondo di investimento, o persino un normale cittadino con qualche risparmio da parte) accetta di prestare i propri soldi sapendo in anticipo che non ci guadagnerà nulla o addirittura ci rimetterà qualcosa?

mercoledì 15 aprile 2015

PRIVATIZZARE E ACQUISIRE I BENI DEGLI INDEBITATI. Non è la Germania contro la Grecia. E’ la guerra delle banche nei confronti del lavoro


"Non è la Germania contro la Grecia. E’ la guerra delle banche nei confronti del lavoro. La continuazione del Thatcherismo e del neoliberismo".
Come dimostra il golpe effettuato dalla finanza contro Berlusconi nel 2012, quando paventò l'uscita dall'Euro, attraverso il crescente indebitamento degli Stati  megabanche e/o superfondi collegati, già azionisti di multinazionali, stanno entrando nel capitale di controllo di un numero crescente di banche, imprese strategiche, porti, aeroporti, centrali e reti energetiche. 
Solo per bilanciare l’espansione dei Cinesi?
Un processo che va avanti da anni, accelerato molto dalla “crisi” del 2007-8 e dalle politiche controproducenti come l’austerità, che sempre più si rivela una scelta politica. Evidentissimo nei paesi del Sud Europa, Grecia in testa, ma presente anche altrove e negli stessi Stati Uniti 

mercoledì 25 febbraio 2015

Tsipras, una delusione che non sorprende?

Così scrive il filosofo Eugenio Orso, e io -non vorrei ma- sono d'accordo con lui:
"In sintesi, la cosiddetta sinistra non rappresenta più le istanze popolari, la tensione verso la giustizia sociale, la difesa degli interessi, sempre più calpestati, delle classi dominate, oppure, come nel caso di Syriza, millanta di volerli fare ma poi va in direzione opposta. Ci sono due livelli di servaggio nei confronti delle aristocrazie neocapitalistiche occidentali, ben simboleggiate dai mercati & investitori. Il primo è quello primo è quello più esplicito, rappresentato dal PD e da tutti i suoi esponenti, a partire da Renzi, che idolatra il mercato, l’iniziativa privata e gli onnipotenti, benefici “capitali stranieri” che investono nel paese. Il secondo, più nascosto, apparentemente conflittuale, è quello di Syriza e simili, che promettono mari e monti a una popolazione oppressa, spogliata di tutto dagli appetiti del grande capitale, e poi – quando si arriva alla prova dei fatti – si rimangiano puntualmente le promesse, abbassano regolarmente la testa, applicano programmi politici e misure “impopolari” che si dichiarava di voler superare."
Questa raccolta del consenso di chi è arrabbiato contro il sistema, e la sua successiva sterilizzazione, lenta e inesorabile, nascosta da continui annunci che danno speranza, e costituita invece da realtà totalmente succubi al potere neoliberista, è un metodo antico quanto efficace, sempre di più grazie al servilismo dei media che offrono ai leader manipolati la grancassa che serve a evidenziare le parole e a nascondere i fatti.

lunedì 26 gennaio 2015

Il Quantitative Easing ovvero voler curare con gli stessi elementi che hanno provocato la malattia

"Il Quantitative Easing e più in generale l'insieme delle politiche europee partono dall'assunto che alla base della crisi ci sia un problema di finanza pubblica, “dimenticandosi” come sia la finanza privata ad aversi trascinato nella situazione attuale. Una finanza ipertrofica e fuori controllo che è stata salvata solo pochi anni fa con migliaia di miliardi, socializzando le perdite dopo avere privatizzato i profitti. Per chiudere questo casinò finanziario privato poco o nulla è stato fatto in questi anni, anche se le proposte sono tutte sul tavolo, da una tassa sulle transazioni finanziarie alla separazione tra banche commerciali e di investimento ad altre ancora. Si parte però da una diagnosi completamente sbagliata – il pubblico è il problema, il privato è la soluzione – per proporre una cura altrettanto sbagliata – austerità per Stati e cittadini che hanno subito la crisi, liquidità illimitata per la finanza che l'ha provocata. Il risultato di tali politiche è sotto gli occhi di tutti: negli ultimi anni continuano ad aumentare le diseguaglianze tra un'élite sempre più ristretta e più ricca e la stragrande maggioranza della popolazione, sempre più povera. Povertà diffusa che, al di là degli impatti sociali, si traduce in meno consumi e un crollo della domanda aggregata, ovvero recessione, deflazione e sfiducia.

sabato 20 dicembre 2014

La favola della crescita: perchè formalmente viene evocata ma in realtà il vero potere non la vuole?

Con il Job Act, scritto direttamente da Confindustria, e la possibilità di licenziare anche per "scarso rendimento" senza possibilità di reintegro, va in scena un inno al liberismo e alla creazione di un nuovo far west stile primi tempi della Rivoluzione Industriale di ottocentesca memoria.
Tuttavia vi sono contraddizioni che non si comprendono: l'Ocse, che non è certo un organo ex comunista, ha pubblicato uno studio secondo il quale le differenze sociali cresciuto negli ultimi 20 anni, hanno causato un perdita di PIL dell'8,5%. Niente male! 
Rilanciare la crescita quindi ridurrebbe le differenze sociali, per cui sarebbe una strada completamente diversa da quella intrapresa dal Governo Italiano (e da altri in Europa) che elimina le tutele del welfare in nome di una competitività stile "padroni delle ferriere".
Anche la troika continua sulla medesima strada dell'austerità, fregandosene della crescita di cui però si riempe la bocca nei suoi rappresentati più illustri (da Draghi a Lagarde), perchè?
Perchè il disegno perseguito è essenzialmente quello della distruzione della democrazia reale. 
L’economia finanziaria non sa che farsene della crescita, anzi la teme e le interessa soltanto la possibilità di smantellare le capacità di reazione sociale e la sostituzione della legittimità popolare con quella aziendal -bancaria. 

domenica 14 dicembre 2014

Un modo per uscire dalla moneta unica

C'è modo e modo per uscire da una moneta unica che, si sostiene giustamente, toglie sovranità ad uno Stato, uscirne limitando il danno e controllando i movimenti di capitali per impedire l'aggressione degli speculatori?
In sintesi l'autore di questo articolo sostiene che: senza una moneta nazionale non ci può essere democrazia e nemmeno un credibile orizzonte di riscatto dell'economia. Però non si può uscire dall'euro in nessun modo, per cui bisogna farlo senza parere, creando una sub moneta alternativa. 

"In realtà nessuno può prevedere quali sarebbero le reazioni concrete nell'ipotesi di un'uscita dalla moneta unica e nulla ci dice se gli espedienti tipo CCF non siano visti dai cosiddetti "mercati" come una quasi uscita, provocando reazioni ancora peggiori. Se il mondo fosse razionale gli investitori dovrebbero essere contenti di un'uscita dall'euro che renderebbe l'Italia in grado di pagare il proprio debito, magari con una decurtazione, ma salvando il grosso, a meno che non ci sia gente che vive su Marte e creda seriamente che i Paesi ricchi finiscano per pagare di tasca loro un debito titolato in euro a cui il Paese non è assolutamente in grado di far fronte. Ma sappiamo che non è così, sappiamo che la razionalità generale è impossibile essendo ormai ridotta alla somma algebrica di interessi particolari delle classi dirigenti. Sappiamo anche che proprio le banche e per loro i centri finanziari, sarebbero quelle a subire il maggiore impatto e si oppongono con tutte le loro forze a una fuoriuscita dalla moneta unica.

La Grecia fa di nuovo paura

Un'attenta analisi della situazione greca e delle possibili ripercussioni future.

"In Grecia probabilmente si arriverà ad elezioni anticipate e, sempre che non accadano fatti anomali, Syriza ha buone probabilità di conquistare la maggioranza assoluta o quasi grazie proprio ai premi di maggioranza a suo tempo imposti dalla troika per permettere alla destra di governare indisturbata. Se questo dovesse accadere è evidente che Tsipras, nonostante la moderazione istituzionale e monetaria espressa in questi anni, non si sa quanto tattica o strategica o semplicemente dilatoria, non avrà che due strade davanti a sé: o nell’impossibilità certa di cambiare l’Europa si dovrà arrendere alla troika, oppure si troverà a gestire una rottura con la Ue che è temuta non tanto per la piccola Grecia, quanto per l’effetto domino che innescherebbe.
...
Il vero boccone amaro che i poteri finanziari non vogliono assolutamente ingoiare sono gli esiti della disgregazione di un’unione monetaria incoerente, nata da illusioni e da spinte politiche, ossia il ritorno dello Stato al centro dei giochi e la possibile riaffermazione di politiche sociali e di bilancio non più condizionate da diktat esterni. Tanta fatica per costruire un paradigma liberista, prima incollato nelle menti, poi cementato dalla moneta unica, per rischiare di vederlo crollare come un castello di carte. Al riconoscimento finale dell’insostenibilità dell’euro si dovrebbe arrivare – secondo questi deliziosi think tank – con governi di destra o di pseudo sinistra complice ben radicati e con Paesi allo stremo, non più in grado di reagire." ...

martedì 14 ottobre 2014

La coperta troppo corta imposta dai trattati UE

Il solito chiaro ed efficace articolo di Marco Della Luna a proposito delle ultime sparate di Renzi su tagli per ulteriori 18 miliardi e pari riduzioni fiscali (sgravi alle aziende su IRAP e altro).

"Spostare i soldi non fa ripartire l’economia. E’ come tirare una coperta corta. Bisogna allungare la coperta, per farla ripartire. L’esperienza giapponese (e di altri paesi) descritta e analizzata matematicamente da Richard Werner nei suoi saggi The Princes of the Yen e New Paradigms in Macroeconomics, dimostra che sono senza effetto, ai fini della rilancio dell’economia, tutte le manovre di spostamento di liquidità (dal settore pubblico a quello privato o viceversa, dai consumi agli investimenti o viceversa, dalle imposte dirette a quelle indirette o viceversa). L’unica manovra che abbia effetto di rilancio è l’aumento della liquidità nell’economia reale.

giovedì 5 giugno 2014

Gli errori -voluti- della Commissione Europea

Continua il perverso errore del perseguimento dell'austerità. A nulla valgono indici di disoccupazione sempre peggiori, critiche dai maggiori economisti mondiali, elezioni europee che privilegiano l'euroscetticismo e i "populismi antieuropei". Parrebbe quasi che la politica della Commissione non faccia gli interessi dei popoli ma dei banchieri e del Vero Potere Neoliberista che li connota.  Eppure in molti, in Italia primo fra tutti il Governo e il PD che lo esprime,  non se ne accorgono. Dicono -in patria- di voler far digerire all'Europa le buone ragioni delle esigenze italiana ma poi, stranamente, quando sono a Bruxelles stanno zitti come topi...
Questo perchè, purtroppo, la Commissione Europea non è interessata a ciò che scriveva Keynes, e neppure a ciò che sostiene una platea, a dire il vero molto vasta, di economisti più o meno keynesiani. Per cui le sue Raccomandazioni del 2 giugno continuano a prescrivere per l’Italia, come per gli altri paesi, niente altro che la continuità delle politiche di flessibilità del mercato del lavoro, contrattuali e retributive, per accrescere la competitività salariale.

martedì 3 giugno 2014

Se la Le Pen e Farage fossero la nostra unica speranza?

Si verifica oggi che la differenza tra destra e sinistra non ha più alcuna valenza essendo diventata la sinistra, sia a livello italiano, che europeo, connivente con il potere eurocratico che affama sempre più i popoli europei. Occorre un cambiamento di paradigma che porti i cittadini a privilegiare i partiti che lottano contro questo Euro e contro l'Europa della finanza mondialista. Un modello che non ha più nulla a che vedere con quello ideale di un'Europa unita politicamente. Senza contare che l'Inghilterra dimostra come sia possibile essere per l'Europa ma avere una propria moneta e sovranità monetaria. Ma l'Europa della Troika non è quella dei popoli, per cui anche i britannici si guardano bene dal voler percorrere una strada così nefasta. Il successo dell'UKIP lo dimostra. Per non parlare del successo del FN in Francia, dove gli effetti dell'Euro hanno fatto ben capire ai francesi come solo una politica anti-neoliberismo sia efficace per risollevare il loro futuro.

martedì 13 maggio 2014

Partito ipnocratico

Messaggio per chi è iscritto, a sua insaputa, al Partito Ipnocratico di Massa. Per appurare se hai la tessera, controlla se sei sotto ipnosi senza saperlo. Osserva i sintomi. Hai intenzione di votare Pd alle prossime elezioni Europee (o uno qualsiasi dei partiti del nuovo arco costituzionale del sonno, Forza Italia e Nuovo Centro Destra compresi)? Hai preso parte alle primarie democratiche? Sei iscritto a un club Forza Silvio? Sei convinto che Renzi sia l’ultima (buona) occasione per l’Italia di uscire dal pantano? Se hai risposto di sì ad almeno una delle precedenti domande la diagnosi è confermata. (...)
La sinistra post comunista e la destra post democristiana, sostenitrici accorate (e unificate) dell’ingresso dell’Italia nell’Ue, sono state il grimaldello per consegnare il nostro paese a un futuro tecnocratico, ademocratico, oligarchico (cioè il presente in cui viviamo). Vuoi la pistola fumante? Vai a rileggere il rapporto redatto nel 1975 da Michel Crouzier, Samuel Huntington e Joi Watanuki per conto della Commissione Trilaterale dove, tra l’altro, si scriveva: “Il funzionamento efficace di un sistema democratico necessita di un livello di apatia da parte di individui e gruppi. In passato ogni società democratica ha avuto una popolazione di dimensioni variabili che stava ai margini, che non partecipava alla politica. Ciò è intrinsecamente anti-democratico, ma è stato anche uno dei fattori che ha permesso alla democrazia di funzionare bene. (…) Curare la democrazia con ancor più democrazia è come aggiungere benzina al fuoco”.

giovedì 8 maggio 2014

Dibattito sull'euro: “Perché denunciate l’arma del delitto ma non l’assassino”

Lettera aperta di Francesco Amodeo a Borghi e Bagnai.

"L’euro è un arma per tenere i popoli in ostaggio e gli stati sotto scacco. Ci siamo mai domandati chi la sta impugnando; chi ha dato l’ordine ? Da chi è partito il diktat di sequestrare le sovranità nazionali, prendere in ostaggio i popoli europei, segregandoli in un covo a pane ed acqua. Chi sono i nostri carcerieri ? Avete mai visto qualcuno che ha subito una rapina entrare in commissariato e denunciare che una semiautomatica gli ha rubato i soldi ? 
Denunciare l’euro (farlo è cosa buona e giusta) è diventata una moda e come tutte le mode anticipa il trand del futuro, detta le tendenze; è diventato uno spot elettorale consigliato da qualsiasi esperto di marketing ma rimane una denuncia sterile e poco utile se non si ha il coraggio, la consapevolezza e la volontà di denunciare che l’euro non è un fallimento come oggi sentiamo dire ma è invece la massima realizzazione del progetto di chi l’ha voluto.

martedì 6 maggio 2014

Il Governo Renzi e il Fiscal Compact

L'Italia paga ogni anno 80 miliardi di interessi passivi sul suo debito pubblico, dovuti alla necessità di finanziarsi sul mercato, avendo rinunciato alla sovranità monetaria e non prevedendo i trattati che la BCE possa acquistare i titoli del debito pubblico a basso interesse (1% o simili, come farebbe una Banca Sovrana). L'Italia offre una bella lezione di storia: il nostro paese non registra un avanzo primario da ieri, ma addirittura dal 1990, ed è da quasi vent’anni la nazione europea più virtuosa sul fronte del saldo primario. Ne deriva che, se bastasse avere ampi avanzi primari per ridurre il debito pubblico, quest’ultimo sarebbe calato in questo periodo. E invece, come sappiamo, è successo l’esatto opposto. Il motivo è che l’Italia ha sempre pagato, dagli anni ottanta in poi (o meglio dal “divorzio” tra Banca d’Italia e Tesoro), interessi da capogiro sul proprio debito pubblico: per buona parte degli anni novanta abbiamo addirittura speso per gli interessi una percentuale del Pil superiore al 10%
Generare avanzi primari senza affrontare il problema degli interessi sul debito pubblico non servirà a garantire la ripresa. Ma nonostante questo il governo Renzi è intenzionato a proseguire su questa strada. Recependo alla lettera gli obiettivi previsti dal Fiscal Compact, in barba alle "sparate" delle ultime settimane

venerdì 14 marzo 2014

Discutere dell’euro e delle sue regole potrebbe forse essere l’unico modo per salvarlo

Dal sito www.sbilanciamoci.info. un'analisi equilibrata e obbiettiva della situazione di Roberto Schiattarella, (Economista e docente presso l'Università di Camerino).
L’Europa per potersi consolidare ha bisogno di regole che siano coerenti con il suo progetto e quindi anche di una nuova cultura che si opponga a quella, oggi largamente prevalente, che attribuisce la responsabilità degli squilibri ai più deboli.
Se le conseguenze dell’esistenza dell’euro sono quelle che si stanno vivendo, porsi la questione della permanenza dei paesi della periferia europea nell’euro non solo è assolutamente necessario, ma è doveroso. È doveroso perché è solo a quel livello che ci si può misurare con la questione delle regole. Ed è solo a quel livello che da un lato diventa evidente il fatto che la soluzione dei problemi non può essere affidata solo a nuove strategie di politica economica, e, dall’altro diventa possibile affrontare la complessità dei problemi e dei livelli a cui intervenire. Se non si consolida una coscienza di questo tipo, se le regole rimarranno immutate, l’uscita dalla moneta unica, a giudizio di chi scrive, è solo questione di tempo. Con tutte le conseguenze drammatiche che l’interruzione di un processo politico di questa importanza potrebbe comportare. Discutere dell’euro e del contesto di regole che gli fa da contorno potrebbe forse essere l’unico modo per salvarlo.


lunedì 10 marzo 2014

Le mistificazioni del Pensiero Unico

Si ripete, anche nel nuovo governo, lo stesso schema che abbiamo visto da qualche tempo:il ministero dell’Economia è stato assegnato a un cosiddetto tecnico. 
La trasformazione delle scelte di politica economica in scelte tecniche, e dunque in qualche modo inevitabili e necessarie, è uno dei più grandi inganni di questi anni (il famoso T.I.N.A.) che è stato effettuato con la complicità di una politica ormai esautorata di ogni reale potere d’azione e a spese di un'opinione pubblica anestetizzata dai grandi media che ha perso ogni riferimento culturale oltre che politico.
La crisi finanziaria, che fino all’inizio del 2010 era una crisi di banche private e non si era tramutata in una catastrofe mondiale, è stata caricata sui bilanci pubblici che così hanno salvato i bilanci privati. In quel momento le parole d’ordine, diffuse dai principali media, sono diventate però altre: eccesso di indebitamento degli Stati, eccesso di spesa pubblica, pensioni insostenibili, spese per l’istruzione “che non ci possiamo più permettere”, ecc. E come conseguenza, anche per rispettare i nuovi provvedimenti, primo tra cui l’incredibile norma del pareggio di bilancio inserita in Costituzione senza una discussione pubblica da un Parlamento quantomeno distratto, è stato fatto passare senza grandi difficoltà il messaggio che  lo Stato spende troppo e dunque che è necessario tagliare le spese pubbliche: asili, scuole, sanità, istruzione, ricerca, pensioni, ecc. Questa incredibile e inaccettabile mistificazione è stata possibile grazie ad un’egemonia culturale e politica che invade sia l’orientamento dell’opinione pubblica nei grandi quotidiani che lo stesso centro di formazione della cultura che è l’università.

venerdì 14 febbraio 2014

THE ITALIAN JOB

Le rivelazioni vere o presunte di Alan Friedman: dove sta la rivelazione? Non certo nel fatto che Napolitano sondò Monti ben prima di metterlo in sella. Il vero problema è come i poteri eurocratici riuscirono a imporlo all'opinione pubblica a spese di tutti i cittadini e dei poveracci di questo paese.
"Quello che è grave, è capire come hanno costretto un governo democraticamente eletto a dare le dimissioni e soprattutto quanto questo giochino di tenere per alcuni mesi lo spread ai massimi storici per causare la caduta del Primo Ministro in carica e favorire la nascita dell'esecutivo tecnico, sia costata in termini di miliardi di euro agli italiani se si pensa che lo spread passò dai 214 punti del 24 giugno 2011 fino ad arrivare agli oltre 500 punti nella fatidica seconda settimana di quel travagliato Novembre, portando gli interessi del titolo di Stato decennale anch'esso a quote record (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-11-09/spread-btpbund-oltre-punti-063829.shtml?uuid=AajR9xJE ) con delle modalità che rendono assolutamente necessario aprire un dibattito su quanto tutto questo abbia palesemente imbavagliato e legato al palo il processo democratico nel nostro paese e rendendo necessaria quindi una immediata rivalutazione dei trattati e degli accordi siglati in quel periodo che hanno fortemente penalizzato la nostra sovranità nazionale ed escluso i cittadini dal processo di ratifica degli stessi."

martedì 17 dicembre 2013

Sinistra, svegliati!

Bellissimo articolo: bollare la protesta a priori come populista, se non fascista o mafiosa, è porre un muro ipocrita e paternalistico tra i soliti noti e la sofferenza di un paese che ha quasi un terzo di cittadini a rischio povertà. 
"Oggi il problema non è "operaio" contro "padrone", ma piccolo (dipendente, imprenditore, partita Iva malgré soi, commerciante) contro grande (finanza, distribuzione organizzata, multinazionale)".
Un articolo che mostra il triste percorso di una "sinistra" che si è rifugiata, a partire dagli anni '90, nel pensiero lib-lab, nell'europeismo di facciata (accettando supinamente e "a prescindere" tutto ciò che era etichettato come "europeo", senza alcuna analisi sostanziale).