IL MONDO E' COME UNO SPECCHIO

Osserva il modo in cui reagisci di fronte agli altri. Se scopri in qualcuno una qualità che ti attrae, cerca di svilupparla in te stesso. Se invece osservi una caratteristica che non ti piace, non criticarla, ma sforzati piuttosto di cancellarla dalla tua personalità. Ricorda che il mondo, come uno specchio, si limita a restituirti il riflesso di ciò che sei.

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martedì 14 luglio 2015

Unione Europea o Terzo Reich? - 3

Adesso almeno però è chiaro che non si chiama UE; si chiama guerra. Siamo in guerra. Una lunga, costosa guerra per la riconquista dei diritti politici che ci sono stati espropriati.
Da questo punto di vista, si può essere tragicamente allegri. Sono sei, diconsi 6, i parlamenti che devono approvare il cosiddetto “accordo”. Per accorgersi che la la punizione della Grecia, per loro, ha come contropartita da sborsare molto più degli 87 miliardi di euro; almeno un 120. E all’Italia, aver partecipato a questa cattiva azione, non essersi ribellata, costerà una trentina i miliardi in più.

Unione Europea o Terzo Reich? - 2

Il senso profondo, già storico, degli eventi è il confronto tra ragioni della democrazia e ragioni della potenza (economica e finanziaria, ma non dissimile negli effetti e negli intenti dalle vecchie forme a base di cannoniere). La democrazia esce sconfitta, dichiarata dannosa dai più alti vertici istituzionali europei, di quella Europa che scioccamente si vantava di esserne la patria e il modello esportabile. Non la democrazia è primaria, ma il denaro, deve essere una lezione chiara per tutti, affinché non sopravvivano vecchie superstizioni e velleità al riguardo.
Era difficile per alcuni credere che la Germania potesse arrivare a tanto, ma la sfida di Mitterrand di contenere lo strapotere tedesco è stata perduta. La Francia di oggi è il fantasma della Francia di allora. Occorre prenderne atto, questa è l’Europa germanica, una sorta di dittatura economica ordoliberista. Sarebbe tempo, per chi crede nei progetti alti della politica, rimboccarsi le maniche e cominciare a costruire un fronte democratico. Altro che destra-sinistra. In gioco non era solo la sinistra greca, piuttosto l’idea di Europa dei padri fondatori.

lunedì 13 luglio 2015

Unione Europea o Terzo Reich?

A prescindere dalle enormi carenze di Tsipras (incoerenza), dai suoi errori (assenza piano B), forse dalla sua malafede (referendum e poi proposte peggio delle precedenti, a questo punto è chiaro che -diversamente da cosa affermava- sperava vincessero i sì) e dalle sue erronee basi di partenza (sì euro ma no austerità), CHE EUROPA E' QUESTA?
Un europa della moneta che si sostituisce alla sovranità di un Governo e può imporre ad uno Stato i suoi diktat e la rovina del suo popolo? L'Europa delle banche mostra il suo volto più bieco. La Germania (dove il 90% della sua popolazione non vuole il salvataggio della Grecia) pretende riforme pesantissime entro 3 giorni per punire il popolo che ha osato votare contro l'austerità. Un tempo entravano i carri armati, è la stessa cosa. Tutti a dire che il popolo greco ha vissuto sopra i suoi mezzi dimenticandosi che le scelte le fanno i governi non i cittadini, e che i prestiti allegri alla Grecia li hanno fatti Goldman Sachs &C. e che la Grecia è stata benedetta nell'euro (malgrado i suoi conosciutissimi debiti) da Monti e tutta l'élite finanziaria europea. Questo si rischia ad essere entro questo cappio al collo! E gli indicatori dell'Italia e il suo indebitamento sono peggiori di quelli Greci. Ci saranno condonati fino a quando avremo i servi di quei poteri al Governo, ma dovessimo mai alzare la testa per proteggere i nostri deboli... guai a noi!

lunedì 10 marzo 2014

Le mistificazioni del Pensiero Unico

Si ripete, anche nel nuovo governo, lo stesso schema che abbiamo visto da qualche tempo:il ministero dell’Economia è stato assegnato a un cosiddetto tecnico. 
La trasformazione delle scelte di politica economica in scelte tecniche, e dunque in qualche modo inevitabili e necessarie, è uno dei più grandi inganni di questi anni (il famoso T.I.N.A.) che è stato effettuato con la complicità di una politica ormai esautorata di ogni reale potere d’azione e a spese di un'opinione pubblica anestetizzata dai grandi media che ha perso ogni riferimento culturale oltre che politico.
La crisi finanziaria, che fino all’inizio del 2010 era una crisi di banche private e non si era tramutata in una catastrofe mondiale, è stata caricata sui bilanci pubblici che così hanno salvato i bilanci privati. In quel momento le parole d’ordine, diffuse dai principali media, sono diventate però altre: eccesso di indebitamento degli Stati, eccesso di spesa pubblica, pensioni insostenibili, spese per l’istruzione “che non ci possiamo più permettere”, ecc. E come conseguenza, anche per rispettare i nuovi provvedimenti, primo tra cui l’incredibile norma del pareggio di bilancio inserita in Costituzione senza una discussione pubblica da un Parlamento quantomeno distratto, è stato fatto passare senza grandi difficoltà il messaggio che  lo Stato spende troppo e dunque che è necessario tagliare le spese pubbliche: asili, scuole, sanità, istruzione, ricerca, pensioni, ecc. Questa incredibile e inaccettabile mistificazione è stata possibile grazie ad un’egemonia culturale e politica che invade sia l’orientamento dell’opinione pubblica nei grandi quotidiani che lo stesso centro di formazione della cultura che è l’università.

giovedì 21 novembre 2013

BANCOCRAZIA: dai Templari a Mario Draghi

Dal dodicesimo secolo fino all'inizio del quattordicesimo secolo, l’Ordine dei Templari, presente in gran parte d’Europa, diventò il banchiere dei potenti. Contribuì a finanziare varie crociate. All’inizio del quattordicesimo secolo, era diventato il principale creditore del re di Francia Filippo il Bello. Di fronte al debito che gravava sulle sue risorse, Filippo il Bello si liberò dei suoi creditori e del suo debito, demonizzando l’Ordine dei Templari accusandolo di molteplici crimini (1). L’Ordine fu sciolto e messo fuori legge, i suoi capi giustiziati e i suoi beni confiscati. All’Ordine dei Templari mancava uno stato e un territorio per affrontare il re di Francia. Il suo esercito, (15.000 uomini di cui 1500 cavalieri), il suo patrimonio e i suoi crediti con i dirigenti non lo protessero dalla potenza di uno Stato deciso ad eliminare i suoi creditori.

venerdì 11 ottobre 2013

Dominazione tramite carenza di denaro

Un'analisi molto chiara di Marco Della Luna sull'attuale situazione economica mondiale, ad iniziare dal default statunitense di cui tanto si parla in questi giorni e che -se non risolta- rischierebbe di innescare crisi a catena nel mondo. 
Della Luna ci spiega i fatti storici e attuali, già avvenuti, che dimostrano molto chiaramente che:
-il sistema monetario odierno è inefficiente e irrazionale rispetto agli interessi della gente e della produzione;-è invece efficiente e razionale rispetto agli interessi dei monopolisti della moneta e del credito che lo dominano;
-le giustificazioni addotte per tale sistema sono false e di mala fede;
-questa mala fede accomuna governi, capi di Stato, organi e autorità internazionali e sovranazionali, nonché il mainstream accademico – tutti quelli che si propongono di risolvere la crisi e risanare l’economia;
-la coltivazione delle suddette pratiche a scopo di sfruttamento e dominazione ha portato il mondo sull’orlo di una catastrofe tanto grande, che potrebbe non essere più governabile nemmeno dai detentori del monopolio monetario-bancario, e mandare in pezzi i loro gioco.

lunedì 7 ottobre 2013

Le basi dell'alternativa

Quali dovrebbero essere le basi programmatiche di una vera alternativa politica, volta al superamento dei programmi neocapitalistici stabiliti per l’Italia?
La ricetta di Eugenio Orso:
a) Uscita dell’euro e delle attuali istituzioni unioniste, con il ritorno alla piena sovranità monetaria dello stato nazionale...
b) Avvio di un esteso programma di nazionalizzazioni, a partire da quelle della banca centrale e del sistema bancario nazionale, riavviando (e finanziando adeguatamente) le grandi concentrazioni industriali e produttive, in mani pubbliche...
c) Riattivazione del welfare state (lo stato sociale in via di demolizione) e introduzione di un reddito di cittadinanza non simbolico, dentro le logiche del cosiddetto deficit spending ...

mercoledì 25 settembre 2013

Morire per l'euro

“Euro sì. Morire per Maastricht”. Questo è il titolo (purtroppo profetico) di un libro di Enrico Letta pubblicato nel 1997 per Laterza. 
Mentre la Germania prospera grazie alla svalutazione del Marco avvenuta con l’introduzione dell’Euro, l’Italia, perdendo la sua Lira, continua a deperire. Non sarà tutta colpa dell’Euro se ci troviamo ormai in questa situazione comatosa, ma l’introduzione della moneta unica è stata certamente il fattore determinante. Alla Germania la crescita, a noi la “decrescita infelice” con milioni di disoccupati e una politica di austerity che a partire da adesso si farà sempre più rigida.
Dobbiamo attenderci dal nostro governo, guidato da Enrico Letta, una ferma posizione in Europa a difesa del nostro paese? No. Letta, come del resto Monti, sono al servizio della moneta unica. Uno degli ultimi libri di Enrico Letta era intitolato Morire per Maastricht. Oggi morire per Maastricht significa rispettare quella gabbia d’acciaio che ci è stata imposta con il meccanismo europeo di stabilità (il cosiddetto Fondo Salva-Stati) e il patto di bilancio europeo (il cosiddetto Fiscal Compact). Con il primo dalle nostre casse sono già usciti 40 miliardi di Euro, una somma che in fase di recessione e con chiare difficoltà a rilanciare l’economia equivale ad uno strangolamento; con il secondo ci impegniamo a riportare il rapporto debito/pil entro il 60% nell’arco di un ventennio. Tutto ciò implica, in una fase di crisi come l’attuale, l’impossibilità di rilanciare l’economia.

martedì 18 giugno 2013

Se dicessi che sui vincoli europei ha ragione Berlusconi?

Bisogna utilizzare l’avanzo primario (l’eccedenza delle entrate fiscali sulla spesa, esclusi gli interessi sul debito), sfondando il vincolo europeo del deficit al 3%. Nelle condizioni date, non ci sono altre strade altrettanto efficaci, certe, per rilanciare l’economia. Infatti, nessuno ormai può più negare quanto una parte della accademia italiana ha chiarito già tre anni fa, con la famosa “Lettera degli economisti”: le politiche di austerità sono fortemente recessive e fanno sprofondare l’Europa nel baratro. Quanti sostenevano che i moltiplicatori della politica fiscale – che appunto misurano l’impatto dei tagli e delle tasse sulla produzione nazionale – fossero trascurabili (o addirittura negativi, secondo la favoletta per cui l’austerità favorirebbe la crescita) sono stati sbugiardati nella maniera più plateale. Come ha scritto Krugman, mai nel ring della storia del pensiero economico un match teorico si era chiuso con un ko così netto. I keynesiani, favorevoli alle politiche anticicliche di stimolo della domanda, hanno messo al tappeto i falchi della austerità. 

martedì 5 febbraio 2013

Caso MPS: l'emblema del liberismo a senso unico

"Dopo averci appestato per decenni con l’esaltazione dell’iniziativa privata, dell’impresa, del mercato, del rischio, scopriamo – sulla nostra pelle in modo diretto, ma soprattutto indiretto – che nel cuore della società liberista esiste un porto franco dove tutto questo è valido finché va tutto bene, finché la spremitura riesce a sostenere la speculazione, ma  che viene improvvisamente negato quando i pasticci vengono a galla. A quel punto l’inefficiente Stato sfruttato e deriso, da ridurre in ogni caso ai minimi termini, diventa il garante universale, il salvagente, il soggetto che moralmente e politicamente ha il dovere di salvare dalla rovina tanti cittadini. Dico che è una cosa curiosa perché da una parte si vorrebbe ridurre lo Stato in quanto garante della cittadinanza e dell’idea di diritto opposta a quella di mercato, per poi riesumarlo quando il privato fallisce."

lunedì 28 gennaio 2013

Un’altra Europa è possibile?


Due articoli interessanti che fanno capire cose complesse in modo semplice e con uno sguardo sul futuro, con le prove che evidenziano le fandonie che ci spacciano sulla situazione economica. Come potrebbe essere un Europa senza questo Euro, senza banche private che fingono di essere pubbliche, senza questo cappio strettoci al collo  dalle oligarchie dominanti, un Europa che desse slancio reale al lavoro e fiato alle economie soffocate? Un Europa che avesse a cuore l'interesse e il benessere dei suoi cittadini? Il grave è che questa non dovrebbe essere una domanda retorica, ma la normale realtà.

giovedì 1 novembre 2012

Quando il Sole 24 Ore dice la verità...

Sempre a proposito del post di ieri, diventano sempre più spudorati: la verità spiattellata sul giornale di quei "mercati" che non hanno più bisogno di rimanere nascosti. Sono diventati sfrontati, sicuri del potere nelle loro mani, tanto da sbatterlo chiaramente in faccia a tutti.
Tanto gli sprovveduti (sempre troppi, ovvero la maggioranza) non se ne accorgono. Nell'articolo si spiega il ruolo dei "mercati" nella politica globale, europea e nazionale, si dice chiaramente come mai ci ritroviamo il premier che abbiamo, e cosa succederà in caso di ascesa del movimento 5 stelle anche a livello nazionale. Grillo, ATTENTO!

mercoledì 31 ottobre 2012

Il modo migliore per predire il futuro è crearlo

Un articolo apparso su un blog de "IL FATTO QUOTIDIANO" che dimostra come anche sui media che vanno al grosso pubblico (grosso relativo, ovviamente, siamo ancora lungi dalla maggioranza) si cominciano a vedere analisi realistiche sul governo Monti. 
A seguire  un'analisi profonda del risultato elettorale siciliano. 
Il tutto per capire cosa significa andare verso il cambiamento in una mondo complesso nel quale nessuna fonte mainstream dice la verità

giovedì 17 maggio 2012

Il diritto alla sopravvivenza arriva prima del diritto alla felicità (interventi di Paolo Becchi e Beppe Grillo)

UN VIDEO DA VEDERE. Trattasi di Paolo Becchi, docente ordinario di Filosofia del Diritto all'Università di Genova, filosofo e giornalista, intervistato da Claudio Messora.  Non si tratta di un elemento della sinistra, tutt'altro. Ormai queste differenze sono solo strumentali a sfuggire il problema, che è uno solo: come vivere meglio.
Ecco un elenco dei più interessanti concetti espressi:
- L'Europa e l'Euro sono una costruzione artificiale, elitaria, di pochi potenti a scapito dei popoli
- Necessita -per sopravvivere- che gli stati europei si riapproprino della sovranità monetaria
- Perchè questo diktat (il famoso T.I.N.A) che l'euro deve essere salvato a discapito del massacro dei popoli, perchè?
- Meglio una fine spaventosa che uno spavento senza fine
- Siamo in mano a una criptocrazia: non sappiamo chi decide sopra le nostre vite, chi è quel pugno di potenti che decide le leggi (Costituzione Europea, Trattato di Lisbona) e gli organi economici europei (BCE, MES, Eurogendfor e loro regolamenti) che ci influenzano la vita così pesantemente
- Abbiamo fatto dell'euro una divinità intoccabile, ma è una divinità malvagia, perchè esserne succubi?
- Il diritto alla sopravvivenza arriva ancora prima del diritto alla felicità

giovedì 10 maggio 2012

Derivati, "gruppo dei trenta" e governo mondiale occulto

Qui non si tratta di complottismo o meno. Questa è verità. I Derivati sono un fatto (una realtà che ha messo in ginocchio il pianeta) e il "Gruppo dei Trenta" un altro fatto, con tanto di sito e prestigio internazionale.
I Derivati sono le attuali armi di distruzione di massa, e massa è la parola giusta, visto che questi monstre-assets vagano per il pianeta senza più controllo né regolamentazione per una cifra pazzesca e immane di circa 650.000 miliardi di dollari.  L'organismo più influente nella giustificazione e nella diffusione dei derivati (parliamo degli anni 90)  è stato senza dubbio il "Gruppo dei Trenta" (conosciuto anche con il nome di Gruppo di consultazione sugli affari economici e monetari internazionali, sito ufficiale: http://www.group30.org/index.shtml). Se non ci fosse da inorridire potrebbe essere persino umoristico il modo pervicace con cui l'èlite globale inventa organismi ed enti col compito di piegare il mondo alla sua inarrestabile avidità, dal Bilderberg alla Trilaterale, dagli Illuminati alla Commission of Foreign Relationship (approfondimento qui). Il "Group of Thirty" è una sorta di think-tank con sede a New York, finanziato dai giganti della finanza internazionale e i cui trenta membri (qui gli attuali sul sito ufficiale con relativa foto  e qui una descrizione dei membri vecchi e nuovi in italiano), scelti con cura, costituiscono un vero e proprio"Who's who" della finanza privata e pubblica.



Dal sito ufficiale del Group of thirty: 2011 International Banking Seminar: Masaaki Shirakawa, Jean-Claude Trichet, Geoffrey Bell, Jacob Frenkel, Ben Bernake, and Tharman Shanmugaratnam 

giovedì 3 maggio 2012

Uno stato sovrano dovrebbe poter decidere riguardo alla moneta e al suo debito

Il Partito della Finanza e delle Banche vuole che chi presta ad interesse venga sempre pagato su qualunque bonds specie dello stato. Questo "partito trasversale" occupa Harvard, Columbia, Yale, Princeton, il Wall Street Journal, il Financial Times, il NY Times... e martella ogni giorno lo slogan che le aziende e chi lavora in proprio possono avere perdite, fallire e dichiarare bancarotta e questo è "sano in un economia di mercato", ma non le grandi istituzioni finanziarie. Quelle no, devono avere sempre garantito che tutti i loro crediti vengono pagati. Se chi vende mobili o vestiti o acciaio o ha un ristorante va fallito per via della Globalizzazione (che questi figuri predicano) è fisiologico. Ma chi presta denaro allo stato (che non ha bisogno in realtà di emettere bonds perchè può emettere moneta...) guai al mondo se perde 
Tutto questo è una truffa cento volte più colossale di quella di Madoff. E' un mondo a rovescio. In realtà dovrebbe essere lo Stato Sovrano a decidere se qualcuno va salvato e dare la precedenza a chi lavora non chi presta ad interesse. E lo stato sovrano in realtà può fare quello che vuole, perchè fa le leggi e ha la polizia e i tribunali per applicarle. Lo stato emette dei pezzi di carta su cui è scritto "Io Ti Devo..." (la banconota da 10 euro o 50 euro...) che sono considerati "moneta". Non ha ovviamente senso che li prenda a prestito quando vuole spendere. Se lo stato vuole spendere basta che emetta un altro "Io Ti Devo...". Emettere un "Io Ti Devo" su cui paga un 5% di interesse (un BTP) non ha senso quando può emettere un "Io Ti Devo..." su cui non paga niente (50 euro...) 

mercoledì 30 marzo 2011

CAPI DI IMPUTAZIONE: "BANCA ARMATA" E "SOTTRAZIONE IN-DEBITI"


BANCHE: TUTTO COME PRIMA


Dopo la crisi, le banche del mondo hanno ricevuto 4.000 miliardi di dollari di aiuti pubblici. 
Grazie a questo sostegno -pagato con i bilanci degli Stati, ovvero con i soldi dei contribuenti di quegli Stati- le banche hanno ripreso a fare utili. E pure a speculare in titoli derivati esattamente come prima. 
Il sistema bancario e finanziario, dopo tanti allarmi e tante parole è dunque ancora un problema. 
A più di due anni da una crisi economi­co-finanziaria che ha piegato le gambe al mondo e a tutti noi, che è ben lungi dal concludersi, e che ha avuto nelle banche e nel sistema finanziario il suo epicentro, come siamo messi?

mercoledì 9 settembre 2009

James Tremonti Bond vs Berlusca

Ascoltando le ultime dichiarazioni sulle responsabilità delle banche nella crisi, si potrebbe pensare che Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi non siano nello stesso governo. Domenica a Cernobbio Tremonti, dopo aver accusato anche i banchieri a livello mondiale, addossando -giustamente a mio avviso- loro la responsabilità principale della crisi, ha accusato pure, e con notevole pesantezza, i banchieri nazionali di non fare gli interessi del Paese, tra l’altro per la loro riluttanza a sottoscrivere i cosiddetti «Tremonti bonds» (forma di finanziamento pensata per i salvataggi delle imprese).
A parte il fatto che, nelle mutate condizioni di oggi, tale strumento appare costoso e farraginoso, Tremonti si dimentica di dire quanto questo strumento sia poca cosa rispetto al problema. Ci vorrebbe ben altro per aiutare le imprese in difficoltà che non un prestito dato alle banche. A parte che queste pure non lo vogliono, si lascia sempre ad esse il coltello dalla parte del manico: infatti il credito alle piccole e medie imprese latita e i lavoratori ne fanno le spese con licenziamenti per chiusure, Cassa Integrazione e Mobilità.
Ma non è tutto.
Ieri a Milano, Berlusconi ha invece preso una posizione diametralmente opposta dal suo eminente Ministro, asserendo che non si può gettare la croce addosso ai banchieri (suoi amici?), che «solo una percentuale minima di imprese non ha ricevuto risposte dal nostro sistema bancario» e che, poiché si utilizzano i soldi dei risparmiatori, non bisogna fare del «cattivo credito».
Berlusconi fa finta di non sapere che attualmente la "riserva obbligatoria" (o riserva frazionaria) che le banche sono abbligate a rispettare è del 2%. Cosa significa?
Significa che, quando io deposito 100 euro, la banca è obbligata a tenere in cassa solo 2 euro, e può prestarne 98 ricavandone interessi.
Significa che le banche hanno il cosiddetto Core Tier 1 (indice che indica il rapporto fra il patrimonio di base della banca e le sue attività) che arriva anche al solo 2%, e in media oscilla intorno al 5-10%.
E se il 90 % del capitale ricevuto in prestito è impegnato in attività rischiose o speculative le banche falliscono, come è avvenuto.
Le banche se ne fregano altamente dei piccoli risparmatori (come ben sappiamo essendo che tutti ci abbiamo a che fare e vediamo come ci trattano), le banche perseguono esclusivamente il massimo profitto con i soldi altrui... è la loro mission da quando esistono.
Altro che "cattivo credito da evitare per salvaguardare i soldi dei risparmiatori".
Si tratta di pure fandonia, demagogia pesante e pericolosa. Però... basta ripetere una cosa per far si che sia vera...no?
Ciò spiega i contrasti di opinione con Tremonti, il quale, essendo un economista, non potrebbe mai dire una fregnaccia del genere.
Oltre allo scarso acume dimostrato rimane per certo la sensazione di una certa confusione di idee, della mancanza di dialogo nel governo, e di un'assenza totale di strategie efficaci sulle quali impostare l'azione economica.