La trasformazione delle scelte di politica economica in scelte tecniche, e dunque in qualche modo inevitabili e necessarie, è uno dei più grandi inganni di questi anni (il famoso T.I.N.A.) che è stato effettuato con la complicità di una politica ormai esautorata di ogni reale potere d’azione e a spese di un'opinione pubblica anestetizzata dai grandi media che ha perso ogni riferimento culturale oltre che politico.
La crisi finanziaria, che fino all’inizio del 2010 era una crisi di banche private e non si era tramutata in una catastrofe mondiale, è stata caricata sui bilanci pubblici che così hanno salvato i bilanci privati. In quel momento le parole d’ordine, diffuse dai principali media, sono diventate però altre: eccesso di indebitamento degli Stati, eccesso di spesa pubblica, pensioni insostenibili, spese per l’istruzione “che non ci possiamo più permettere”, ecc. E come conseguenza, anche per rispettare i nuovi provvedimenti, primo tra cui l’incredibile norma del pareggio di bilancio inserita in Costituzione senza una discussione pubblica da un Parlamento quantomeno distratto, è stato fatto passare senza grandi difficoltà il messaggio che lo Stato spende troppo e dunque che è necessario tagliare le spese pubbliche: asili, scuole, sanità, istruzione, ricerca, pensioni, ecc. Questa incredibile e inaccettabile mistificazione è stata possibile grazie ad un’egemonia culturale e politica che invade sia l’orientamento dell’opinione pubblica nei grandi quotidiani che lo stesso centro di formazione della cultura che è l’università.

