IL MONDO E' COME UNO SPECCHIO

Osserva il modo in cui reagisci di fronte agli altri. Se scopri in qualcuno una qualità che ti attrae, cerca di svilupparla in te stesso. Se invece osservi una caratteristica che non ti piace, non criticarla, ma sforzati piuttosto di cancellarla dalla tua personalità. Ricorda che il mondo, come uno specchio, si limita a restituirti il riflesso di ciò che sei.

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martedì 11 maggio 2010

Avere un impiego: un tesoro che rende ricattabili?

Ecco cosa dicono oggigiorno i direttori del personale delle aziende in crisi : il posto di lavoro -in giro ci sono sempre più lavoratori disperati- è diventato un bene prezioso. Cercate dunque di capire la fortuna che avete! Abbiamo attivato gli ammortizzatori sociali e ora non vogliamo più sentire scuse: anche se fate ufficialmente meno ore occorre che lavoriate più di prima per raggiungere gli obbiettivi di efficienza che ci siamo proposti. Altrimenti nulla vieterà all'azienda di arrivare alla cassa integrazione straordinaria e poi alla mobilità e ai licenziamenti...
Ecco una delle verità di questa crisi, i lavoratori diventano molto più ricattabili.

Essere licenziati significa il baratro dell'indigenza stante la quasi certezza di non riuscire più a rientrare se non a prezzo di pesanti ridimensionamenti (se va bene, perchè i casi di assoluta disoccupazione permanente sono moltissimi).
Se poi i lavoratori hanno più di 45 anni o, peggio, più di 50 la situazione è veramente disperata (a parte qualche privilegiato manager di alto livello).
Occorre riconoscere che la finanziaria 2010 ha avuto un occhio di riguardo per queste categorie penalizzate (vedi nota 1), peccato che le modalità attuative delle agevolazioni dovranno essere emanate con apposito decreto interministeriale e il provvedimento legislativo non fissa il termine entro il quale il citato decreto debba essere emanato (ad esempio anche per i contratti di solidarietà all'80% della retribuzione stiamo ancora aspettando dopo 2 anni dalla legge).

Per i lavoratori più giovani la situazione è appena un po' meno disperata ma appena appena: se sono disoccupati possono aspirare al massimo ad un lavoro temporaneo. Se sono già impiegati non temporaneamente (non è la maggioranza) perdere il lavoro significa come minimo rientrare nel precariato. Oltre al fatto che il lavoro precario è privo di tutele (ammortizzatori sociali).
Pretendere che i giovani mettano su casa e famiglia in una situazione simile è impensabile.

Se con stipendi che nel corso degli anni hanno progressivamente perso potere d’acquisto e sono stati erosi dall’aumento di prezzi e tariffe era difficoltoso vivere dignitosamente, con entrate decurtate da lunghi periodi di cassa integrazione o, peggio, senza salario è praticamente impossibile condurre un’esistenza civile. Un lavoratore metalmeccanico guadagna in media 1290 euro al mese, salario che si riduce a 800 euro dal momento in cui subentra la cassa integrazione. A ciò si aggiungano i giovani con contratti di lavoro a “scadenza” che vengono espulsi dalle aziende senza nessun reddito da ammortizzatori.
E’ chiaro che una situazione come questa rischia di avere drammatiche ripercussioni sociali.
La Grecia insegna cosa può succedere... ed è ancora nulla.
Quando finiranno i periodi in cui gli ammortizzatori sociali hanno effetto, e i lavoratori entreranno in mobilità (ovvero licenziati e senza prospettive) o saranno senza lavoro e basta, cosa succederà?

Lo Stato potrebbe e dovrebbe intervenire sia per fronteggiare questa fase che per porre le basi della ripresa: bloccando i licenziamenti; estendendo gli ammortizzatori sociali a tutte le aziende (indipendentemente dal settore e dalle dimensioni) e a tutti i lavoratori (indipendentemente dal tipo di rapporto di lavoro); superando il massimale oggi previsto per l’indennità di cassa integrazione (1100 euro lordi!); prolungando l’indennità di disoccupazione e aumentandola; riducendo le tasse per le retribuzioni medio basse (a partire dalla restituzione del drenaggio fiscale); con finanziamenti pubblici verso le imprese di ogni settore vincolati alla difesa dell’occupazione, alla permanenza sul territorio italiano, alla ricerca e all’innovazione di processi e prodotti ambientalmente compatibili.
Purtroppo non si vede nulla di tutto questo. Tutto è lasciato al caso e al mercato...
Fino a quando questa situazione andrà bene ai cittadini?
A quando una presa di coscienza che superi questa inanità imperante?
Chi perde reddito non consuma, e se non si consuma non saranno solo i lavoratori dipendenti o i tanti artigiani nelle spire della crisi, a subirne le conseguenze.
Non si capisce perchè ci sia tutto questo silenzio e questa pedissequa rassegnazione intorno a noi.
Potenza della nostra soporifera e supina televisione?

(1) La finanziaria 2010 introduce in via sperimentale per l’anno 2010 e
comunque non oltre il 31 dicembre 2010, nuove agevolazioni finalizzate a rioccupare lavoratori disoccupati che abbiano almeno 50 anni di età: è riconosciuta l’agevolazione contributiva degli apprendisti per i contratti a termine non superiori a 12 mesi più, se il contratto viene trasformato a tempo indeterminato, altri 12 mesi di contribuzione apprendisti e, se il rapporto è a tempo pieno, per ogni mensilità di retribuzione corrisposta al lavoratore, un contributo mensile pari al 50% dell’indennità di disoccupazione che sarebbe stata corrisposta al lavoratore; contribuzione apprendisti per 18 mesi, se l’assunzione avviene a tempo indeterminato, più il 50% dell’indennità di disoccupazione non percepita dal lavoratore secondo le regole di cui sopra.

domenica 31 gennaio 2010

Licenziato, si dà fuoco e muore...

Dicono che la crisi stia finendo e in qualche caso viene pure negata da chi ha le redini di questo paese.
Ma chi lavora sa che non è così. Dall'operaio che si da fuoco come riportato oggi da Repubblica, alle 15.000 segnalazioni ai servizi sociali per difficoltà economiche a Sassuolo, la citta dove vivo durante la settimana, che ha 39.000 abitanti: si tratta del 40% della popolazione; e si parla di una zona che fino all'anno scorso conosceva solo la piena occupazione al punto da aver attratto un numero notevole di extracomunitari, avendo terminato la possibilità di far fronte a lavori duri con la manodopera locale.
Sono un miliardo le ore di cassa integrazione (ordinaria e straordinaria) autorizzate tra l'ottobre 2008 e il dicembre 2009.
I dati dell'Istat e di Eurostat segnalano una crescita all'8,5% dei senza lavoro. Cifre record dal 2004.
Nè da destra (il cui unico problema pare evitare i processi a qualcuno), e purtroppo nemmeno da sinistra, si fa abbastanza per cercare di lenire questo problema sempre più forte e dirompente. La sinistra dice qualcosa, per amor di verità, ma per lo più si fa attirare nelle trappole della polemica politica, fatta di parole e di pochi fatti.
Non ci sono i soldi per aiutare i disoccupati, ci dicono. Occorrerebbe risolvere il problema dell'evasione fiscale, dicono tutti, ma nessuno, e dico nessuno, nè a destra e nè a sinistra ha il coraggio, non dico di fare qualcosa, che sarebbe già troppo, ma nemmeno di dire cosa si dovrebbe fare per risolvere il problema. Questo è il vero scandalo: in Italia le tasse le paga solo chi non può sfuggire, e le paga per tutti gli altri. E chi ha bisogno, magari dopo una vita di lavoro, di tasse e di contributi, si trova sulla strada senza nulla.
L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, recita il primo articolo della nostra Costituzione, e giustamente, perché la dignità di ogni uomo è basata sulla possibilità di una onesta occupazione.
Lavorare è anche l'unico modo di procurarsi il minimo benessere necessario a potersi interrogare sui perché dell'esistenza, per evolvere e diventare migliori.
Ora et labora era un motto molto saggio, ed ingiunge a chiunque si dedichi alla ricerca della conoscenza, di non essere di peso agli altri, ma di mantenersi col proprio lavoro, rendendosi utile alla società. Il lavoro, a sua volta, deve trarre fonte di energia dall'evoluzione dell'individuo. Anche al più avanzato dei ricercatori della verità non è possibile, se non per qualche periodo, trascorrere tutto il tempo impegnato nella ricerca della conoscenza senza svolgere alcun’altra attività. È necessario perciò che anche il nostro lavoro sia inteso come un compito affidatoci a da Dio in relazione alla nostra evoluzione interiore.
Poiché ad ogni azione corrisponde una reazione, solo un corretto modo di lavorare potrà divenire fonte di libertà e non di schiavitù. Al nostro lavoro dobbiamo dedicarci con impegno ed attenzione e senza lo scopo di trarne profitto, fama, lodi o riconoscimenti ma solo come fonte di sostegno e di liberazione dai bisogni primari, in modo da giungere agli elevati obbiettivi che l'essere umano non può non porsi.
Perdere il lavoro è dunque una sfortuna dai significati molto profondi. Una sfortuna che ormai sta capitando troppo senza che si faccia abbastanza per evitarlo. Occorre saperlo.
Malgrado tutto ciò, credo non ci si debba perdere d'animo, e che occorra continuare a lottare, ognuno nel suo piccolo, per un mondo migliore, dove il solo profitto di breve periodo non sia l'unico obbiettivo giustificato, dove chi ha di più possa aiutare chi ha di meno, e dove etica di vita non sia un termine vuoto e privo di consistenza.
Dove ognuno, con la sua piccola lampada, riesca ad illuminare lo spazio che gli è dato, aiutando chi gli è vicino ed è al buio. Solo così si potranno evitare tante tragedie interiori, anche quelle che portano un uomo licenziato a sentirsi disperato al punto da rinunciare al bene più prezioso, l'unico in grado di permettere all'uomo di diventare migliore.

venerdì 23 ottobre 2009

Crisi economica: ieri sera ad "Anno zero"

Puntata di anno zero da depressione ieri sera...
Finalmente si torna a parlare del problema del momento che viene sistematicamente ignorato (o perlomeno sotto-diemensionato) nei TG di regime e non, obbedienti al diktat dell'ottimismo (vedi in questo blog Crisi e Negazionismo e Ottimismo vs Negazionismo) : oltre all'angustia emergente da questa situazione economica e sociale pessima, mai così grave dal dopoguerra, vi sono più considerazioni da fare.
Il governo e i politici non riescono a dare risposte, nè legislative, nè -e questo è più grave- propositive, adeguate alla dimensione del problema.
Ci vorrebbe una cosiddetta "cura da cavallo" come già accaduto in altri paesi, dagli USA alla stessa Francia, e invece? E invece "la montagna partorisce un topolino", anzi, dei topolini che non possono fare che solletico all'elefante della crisi.
Le aziende che si ritrovano nel 2009 la metà o giù di lì del fatturato sono ormai la maggioranza.
Piccole e medie imprese annaspano, chiedono aiuto, licenziano nella più totale solitudine.
Aziende sane ed evolute tecnologicamente vengono trasferite all'estero nella più totale indifferenza dello Stato.
La ricchezza viene risucchiata senza ritegno senza che nessuno provi a interrompere l'emorragia.
Il consumo interno cala sempre più per via di licenziamenti, cassa integrazione, mobilità, precarietà, insicurezza, innescando quindi ulteriore crisi di produzione senza che nulla venga fatto.
E il governo cosa fa? Scudo fiscale, Tremonti Bond, Fondi europei distratti dalla loro vera destinazione per aumentare il fondo per la Cassa Integrazione... che misurone!
Ad Anno Zero il povero Lupi viene designato a difendere l'indifendibile. Mi immagino la riunione in cui tutti gli esponenti del PDL declinano e la patata bollente rimane in mano al povero Maurizio (per altro a sensazione meno arrogante di altri, tuttavia messo in condizione di metterla in bagarre con Travaglio sullo "Scudo" non sapendo cosa rispondere di logico e credibile).
Si è capito comunque, come dico, sia dai banchi del Governo, ma anche da quelli dell'opposizione (deve Marino è parso veramente poco incisivo anche lui con proposte inadeguate alla bisogna) che non c'è molta speranza per le aziende e i lavoratori italiani. Devono sperare nella loro buona stella e arrangiarsi alla "bellemeglio" in attesa di tempi migliori. Ma come si fa?
- Come si fa a sperare che la cassa integrazione possa aiutare? 800 euro netti quando va bene? E' così che riparte il consumo? E' così che si mantengono famiglie o si pagano affitti o mutui? E poi di questo grande ammortizzatore sociale godono solo i lavoratori non precari. Sanno i nostri politici che in altri paesi (Germania, Inghilterra, Olanda, Francia per 36 mesi) è garantita a tutti i disoccupati una indennità di disoccupazione in grado di garantire anche la qualità della vita? Come è possibile pensare che un lavoratore messo in mobilità a 50 anni possa rientrare nel mondo del lavoro senza incentivi di qualche tipo? Come si fa a pensare che un giovane precario senza prospettive possa mettere su famiglia o casa e consumare serenamente?
- Per le aziende il Governo ha pensato ai Tremonti Bond (post in questo sito). Il Governo che presta ad interesse -PIU' ALTO di quello di mercato- soldi alle banche affinchè queste a loro volta facciano credito alle imprese. A parte la difficoltà di controllare l'effettivo utilizzo (per cui curiosamente proposero i prefetti) NON SE NE E' VISTA UNA DI BANCA (o forse una sola). "La colpa", dice Tremonti e gli fa eco Lupi, "è delle banche cattive". Ma come? Concepite uno strumento che non funziona e la colpa è di chi non lo utilizza? Ma ci prendono per tonti? Non aggiungo altro...
- La grande pensata dello Scudo Fiscale: una misura indegna di uno Stato di diritto. Chi ha evaso e stornato illegalmente fondi continuerà a farlo. Chi non lo ha ancora fatto lo farà. Per non parlare dell'impunità garantita dal 5% (50% in USA) e dall'anonimato garantito. Come si dovrebbe fare a capire se la provenienza fosse illecita? Non si sa. Si è sentito dire che questi fondi, una volta tornati in Italia, andrebbero ad aiutare le aziende in crisi e favorire l'occupazione... Ma con quale ardire si dice una fregnaccia del genere?! Secondo loro quei capitali appartengono a imprenditori seri con tante intenzioni di aiutare le povere maestranze in difficoltà e non a speculatori senza scrupoli che di aziende ne hanno già chiuse e aperte chissà quante... ma mi facciano il piacere!
- Alle domande di alcuni lavoratori di un azienda da 100 dipendenti che chiudeva, e questa non per crisi, ma per la semplice ragione che era più conveniente andare a produrre altrove, e che chiedevano espressamente ai convenuti in studio "cosa intendete fare per evitare che una azienda sparisca e i lavoratori si trovino per strada?", non c'è stata risposta. Semplicemente il nulla.
- Alla dichiarazione REALE e QUANTO MAI PESANTE che faceva l'imprenditore di Reggio Emilia ovvero le aziende grosse vessano le più piccole pagandole a babbo morto, lo Stato stesso non paga che almeno dopo 180 giorni o un anno, quali erano le proposte? Nessuna.

Di pensate adatte o innovazioni virtuose, in grado di accelerare e/o favorire la ripresa di queste aziende
non se ne è sentita una (ne dico qualcuna io: OBBLIGARE TUTTI PER LEGGE A PAGARE A 30 GIORNI, e se non paghi ti faccio chiudere, e lo Stato per primo, magari pagamento cash... E un altra potrebbe essere quella di rendere più conveniente produrre in Italia che all'estero, con detassazioni, meccanismi virtuosi e incentivi; e se non basta con vere e proprie barriere legislative. E infine occorrerebbe veramente, e non per finta, incentivare la ricerca e l'innovazione, armi fondamentali per resistere alle crisi ed essere pronti appena le crisi terminano, come insegnano tutti i testi di management).
Invece di azioni adeguate a puntellare la povertà incipiente e la perdita del lavoro non si vede un bel nulla.
Berlusconi dalla Russia ha fatto sapere che "si pensa" ad abolire l'IRAP.
Con quali coperture? Nulla.
In quali tempi? Non si sa.
In ogni caso beneficerebbero di una misura del genere aziende e professionisti. Lavoratori dipendenti e/o precari, pensionati e precari? Esistono? Credo che il Governo pensi di no.

Quello che è emerso ieri sera è che lavoratori e aziende piccole e medie (quelle grandi, come la Fiat per esempio, da anni si sostengono grazie agli elargimenti dello Stato) sono SOLI.
E possono solo sperare che la crisi duri meno di quanto previsto.

lunedì 15 giugno 2009

Cassa integrazione: bugie e scarsa informazione!

La crisi imperante ha portato anche l'azienda dove opero a usufruire della cassa integrazione.
Molto significativo è il dato relativo alla Cassa integrazione guadagni ordinaria in tutta l'Emilia Romagna che attraversa la crisi peggiore dal dopoguerra: si è passati dalle 669mila ore autorizzate di CIG nei primi quattro mesi del 2008 alle oltre 6 milioni di ore dello stesso periodo del 2009.
E altre zone d'Italia sono colpite ancora più duramente.
Sono esterrefatto di come si sia quasi smesso di parlare della crisi sui media nazionali e di come il governo stia sottovalutando il problema non destinando aiuti più significativi (se non la maggiore facilità ad ottenere la cassa integrazione per le imprese che la chiedono).
Ma la Cassa Integrazione non è da sola sufficiente ad arginare la crisi che porta le famiglie a non riuscire più ad arrivare a fine mese. Inoltre essa non copre, come tanti credono, l'80% dello stipendio. Magari!
Tra i poco informati dobbiamo annoverare anche colui che guida la nostra nazione.
Non capisco nemmeno come sia stato possibile lasciar dire (e, cosa ancor più grave, senza che gli siano state mosse obiezioni) al nostro Presidente del Consiglio (Porta a Porta e altri vari interventi) che la cassa integrazione copre l'80% della retribuzione senza che nessuno lo confutasse in modo chiaro, né dal vivo e né sui giornali e/o sul web.
Ecco come funziona (da sito INPS):
"... L'importo corrisponde all'80% della retribuzione globale che sarebbe spettata per le ore di lavoro non prestate.
L'importo del trattamento ordinario non può però superare un limite massimo mensile stabilito di anno in anno (per il 2009 è di € 886,31 ed è elevato a € 1.065,26 in caso di retribuzione mensile superiore a € 1.917,48)".

Per la Cassa Integrazione Straordinaria è esattamente lo stesso.
886,31 euro lordi non sono certo l'80% di una retribuzione al di sotto sei 1917, né 1065,26 euro lordi sono l'80% di una retribuzione al di sopra di questa cifra. Siamo a poco più del 50%. Coi tempi che corrono è dura sopportare riduzioni di questo tipo.
La superficialità, l'ipocrisia e il pressappochismo insiti nell'affermazione che "il Governo copre con gli ammortizzatori sociali l'80% dei redditi e fino al 100% per chi segue dei corsi" (che corsi? di cosa si parla?) sono veramente stupefacenti.
Purtroppo sono inaccettabili anche la scarsa informazione e la pavidità di chi dovrebbe confutare tali affermazioni, nei talk show e sui media.