Il quorum era di circa 23,5 milioni di italiani, la metà degli aventi diritto, 25 milioni con gli italiani all'estero. Pareva una sfida impossibile. Un numero esagerato ancor di più pensando a 15 anni di quorum non raggiunti.
Riflessioni su immagini e fatti tratti dall'esistenza quotidiana individuale e dalla società. Dice Lo Specchio: "Perché non speculare condividendo le mie riflessioni?"
IL MONDO E' COME UNO SPECCHIO
Osserva il modo in cui reagisci di fronte agli altri. Se scopri in qualcuno una qualità che ti attrae, cerca di svilupparla in te stesso. Se invece osservi una caratteristica che non ti piace, non criticarla, ma sforzati piuttosto di cancellarla dalla tua personalità. Ricorda che il mondo, come uno specchio, si limita a restituirti il riflesso di ciò che sei.
Visualizzazione post con etichetta referendum. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta referendum. Mostra tutti i post
martedì 14 giugno 2011
Va' dove ti porta il QUORUM
Il cambiamento iniziato alla fine dell’inverno con la mobilitazione delle donne, scese in piazza senza simboli di partito e in numeri stupefacenti, e che sembrava aver avuto il suo apice con le amministrative e il voto dirompente di Milano e Napoli continua con l’ultima sorpresa: 27 milioni di italiani sono tornati alle urne.
venerdì 10 giugno 2011
martedì 7 giugno 2011
martedì 27 aprile 2010
GIUSTE CRITICHE ALL' I.D.V. SULLA PRESENTAZIONE IN AUTONOMIA DEL REFERENDUM SUL NUCLEARE
Come abbiamo già annunciato in questo stesso blog, l'Italia dei Valori dal prossimo 1° maggio inizierà la raccolta delle firme per tre quesiti referendari già presentati in Cassazione lo scorso 8 aprile: contro il cosiddetto "legittimo impedimento", contro il ritorno al nucleare, contro la privatizzazione dei servizi idrici.La scelta del partito di Di Pietro però, è stata molto criticata dai Verdi in quanto unilaterale e unicamente volta al consenso, non al successo dei referendum.
Il presidente del "Sole che ride" Angelo Bonelli ha sottolineato in un comunicato che l'IdV, non ha ascoltato "le richieste provenienti da una pluralità di forze politiche, dalle associazioni e dai movimenti come quello dell'acqua di costruire insieme un ampio fronte sociale politico e associativo che potesse consentire di rendere possibile superare il quorum".
[In effetti le raccolte delle firme per i tre referendum contro la privatizzazione dell'acqua da parte dei comitati per l'acqua sono già iniziate dal 25 aprile.]
Bonelli ritiene che "quella di Di Pietro, che durante il governo Prodi ha votato per la privatizzazione dell'acqua, sia una forma di cannibalismo dell'ambientalismo e dei movimenti che si stanno battendo per l'acqua pubblica".
"E' ormai chiaro", dice Bonelli, "che la decisione dell'IDV di presentare da sola i referendum ha solo un carattere di mera e semplice strumentalità politica per crearsi solo un consenso nell'immediato senza preoccuparsi minimamente di vincere la battaglia referendaria".
"Grazie a questa scelta irresponsabile", continua, "coloro che hanno voluto la privatizzazione dell'acqua e che vogliono le centrali nucleari potranno brindare alla scelta assunta da Di Pietro perchè il raggiungimento del quorum diventa molto lontano".
Spiegava Bonelli: "Va ricordato all'onorevole Di Pietro che il movimento per l'Acqua ha già presentato i quesiti referendari e che la raccolta delle firme partirà già nei prossimi giorni: ci troviamo quindi di fronte ad una situazione surreale e paradossale con due campagne di firme parallele sullo stesso tema".
Il leader dei Verdi ricorda che "il referendum sul nucleare fu vinto nel 1987 grazie ad un ampio fronte che andava dal Pci ai Verdi, ai Radicali al sindacato e a tante realtà associative. Non superare il quorum oggi significherebbe spianare la strada definitivamente al nucleare: così facendo l'onorevole Di Pietro si assumerà per intero la responsabilità politica di questo disastro per il Paese. Mi sento di rivolgere un ultimo invito che è quello dell'unità perchè i referendum si vincono solo con una grande alleanza sociale politica e culturale nel paese e non con i personalismi."
Anche il Comitato Promotore dei referendum per l'acqua ha sottolineato, in una nota diffusa il 21 aprile, la "gravità della posizione assunta dall'IdV, che decide di separarsi da quella vasta coalizione sociale che ha promosso i tre referendum per abrogare l'insieme della legislazione che ha favorito tutti i processi di privatizzazione del servizio idrico da 15 anni a questa parte."
All'IdV "era stato offerto e garantito più volte negli ultimi mesi di fare parte del comitato di sostegno dei 3 referendum già depositati in Cassazione, già sottoscritto, tra gli altri, da Federazione della Sinistra, Sinistra ecologia e libertà, Verdi, Sinistra critica."
Ma "il responsabile ambiente dell'Idv ha riconfermato le scelte della dirigenza, giudicando immodificabile la decisione di procedere alla promozione dei loro referendum, compreso quello dell'acqua".
Quindi, secondo il Comitato, "IdV sceglie consapevolmente di perseguire una logica di parte e di pura propaganda con l'obiettivo di intestarsi una battaglia che da molti anni movimenti, associazioni, organizzazioni sociali portano avanti. Inoltre lo fa presentando un quesito ambiguo, di dubbia efficacia giuridica e, soprattutto, con contenuti che non mettono realmente in discussione l'insieme dei processi di privatizzazione del servizio idrico''.
Ritengo quasi superfluo sottolineare quanto siano sempre deleterie queste guerre di bottega, queste "lotte tra poveri", poveri di voti e di consenso in questo caso.
Credo che una unificazione delle varie istanze avrebbe senz'altro regalato migliori sinergie e chance di successo. Ma siamo in Italia, e l'organizzazione e la sodalità sono merci sempre troppo rare.
Peccato. Per l'ennesima volta.
lunedì 19 aprile 2010
Referendum anti-nucleare
UNA BUONA NOTIZIA... E' iniziata la prima operazione per una raccota di firme volta a presentare un referendum conto la scelta nucleare italiana.La prima organizzazone nazionale che si mobilita sul territorio (avendone i mezzi) è quella del partito Italia dei Valori.
Credo che chi sia veramente interessato a bloccare l'iniziativa nucleare possa anche passare sopra al fatto che vi sia un palese apparentamento politico.
A mio avviso l'importante è che venga attivato lo strumento refendario, che è uno strumento "a prescindere" da chi si organizza con i suoi mezzi sul territorio per favorirne l'applicazione. L'I.d.V. associa il referendum sul nucleare ad altri due quesiti riguardanti le recenti leggi sul legittimo impedimento e sulla privatizzzione dell'acqua (di cui abbiamo già ampiamente parlato su questo blog e su cui non possiamo non essere d'accordo).
Per questo l'iniziativa dell'I.d.V. si presenta con il logo "3referendum".
Questo il sito .
Qui il quesito referendario sul nucleare presentato sulla Gazzetta Ufficiale.
Il primo maggio dovrebbe iniziare la raccolta delle firme. Sul sito si parla per ora solo di Piazza San Giovanni a Roma. Credo però che l'iniziativa si estenderà inevitabilmente ad altre piazze.
Per approfondire, per chi non l'avesse già fatto, rimando al post precedente su questo stesso blog.
Pubblicato da
mausab
alle
19.4.10
0
commenti
Argomenti:
energia nucleare,
referendum,
referendum nucleare,
scelta nucleare
mercoledì 24 giugno 2009
Referendum, che sconforto!
Non se ne parla già più.
In questo blog ho già affrontato il tema dei referendum entrando nei suoi contenuti e, attraverso l'aiuto di commenti assai significativi di altri, presentando tutte -o quasi- le implicazioni.
Ora mi sembra corretto trarre qualche conclusione anche sull'esito della loro votazione.
Non poteva andare peggio, direi.
Sapevo -come ho scritto- che il quorum non si sarebbe raggiunto, ma speravo in un 40% o giù di lì.
La percentuale scaturita, 23% circa, è desolante. La peggiore di sempre.
Vorrei però affermare che non è il comitato referendario ad aver perso.
Sono i cittadini ed i politici stessi, che dei cittadini sono parte ed emanazione.
A parte i primi due, il terzo referendum era sacrosanto, l'emblema di come i cittadini possano essere presi in giro e fuorviati.
Ma -è solo l'ennesima conferma- a pochi interessa essere presi in giro o meno.
A pochi interessa come il potere li sfrutti e li turlupini per perpetrare il suo interesse.
A pochi interessa incidere e impegnarsi per cambiare le cose, per migliorare la vita di tutti.
Ma disinteressarsi di quanto è pubblico è come disinteressarsi di sè stessi.
In nessun paese come l'Italia ciò che è pubblico è considerato appartenente a nessuno (per cui chissenefrega anche se viene distrutto) e non qualcosa di proprietà di ognuno. Lo si può facilmente riscontrare in mille eventi ed episodi vicini e lontani: dall'evasione fiscale alla distruzione vandalica dei servizi pubblici, dalle costruzioni abusive sui terreni demaniali alla gestione dell'immondizia e delle discariche, ecc. ecc.
Se il referendum fosse stato votato i nostri politici avrebbero rifatto una legge elettorale, migliore e condivisa da tutti. Magari anche riformato lo strumento referendario togliendo il quorum.
Ora nulla di tutto questo avverrà, anzi, la convinzione di "poter soggiogare il popolo bue" sarà ancor più radicata.
Chi non vota è votato.
Chi non pensa è pensato.
Chi è causa del suo mal, pianga se stesso.
Auguri per il futuro italiani!
In questo blog ho già affrontato il tema dei referendum entrando nei suoi contenuti e, attraverso l'aiuto di commenti assai significativi di altri, presentando tutte -o quasi- le implicazioni.
Ora mi sembra corretto trarre qualche conclusione anche sull'esito della loro votazione.
Non poteva andare peggio, direi.
Sapevo -come ho scritto- che il quorum non si sarebbe raggiunto, ma speravo in un 40% o giù di lì.
La percentuale scaturita, 23% circa, è desolante. La peggiore di sempre.
Vorrei però affermare che non è il comitato referendario ad aver perso.
Sono i cittadini ed i politici stessi, che dei cittadini sono parte ed emanazione.
A parte i primi due, il terzo referendum era sacrosanto, l'emblema di come i cittadini possano essere presi in giro e fuorviati.
Ma -è solo l'ennesima conferma- a pochi interessa essere presi in giro o meno.
A pochi interessa come il potere li sfrutti e li turlupini per perpetrare il suo interesse.
A pochi interessa incidere e impegnarsi per cambiare le cose, per migliorare la vita di tutti.
Ma disinteressarsi di quanto è pubblico è come disinteressarsi di sè stessi.
In nessun paese come l'Italia ciò che è pubblico è considerato appartenente a nessuno (per cui chissenefrega anche se viene distrutto) e non qualcosa di proprietà di ognuno. Lo si può facilmente riscontrare in mille eventi ed episodi vicini e lontani: dall'evasione fiscale alla distruzione vandalica dei servizi pubblici, dalle costruzioni abusive sui terreni demaniali alla gestione dell'immondizia e delle discariche, ecc. ecc.
Se il referendum fosse stato votato i nostri politici avrebbero rifatto una legge elettorale, migliore e condivisa da tutti. Magari anche riformato lo strumento referendario togliendo il quorum.
Ora nulla di tutto questo avverrà, anzi, la convinzione di "poter soggiogare il popolo bue" sarà ancor più radicata.
Chi non vota è votato.
Chi non pensa è pensato.
Chi è causa del suo mal, pianga se stesso.
Auguri per il futuro italiani!
mercoledì 17 giugno 2009
Referendum sulle legge elettorale del 21-22 giugno 2009
Breve quanto necessario excursus introduttivo:
Dopo il proporzionalismo e pluripartitismo della prima repubblica, nel 1993 entra in vigore il cosiddetto "mattarellum" che configura un sistema elettorale maggioritario su base nazionale per la Camera dei Deputati, e su base regionale per il Senato, corretto da una sensibile quota proporzionale pari ad un quarto dei seggi di ciascuna assemblea. Elimina le preferenze. Nessun candidato può presentarsi in più di un collegio. Si voterà così fino alle elzioni del 2001.
Il 21 dicembre 2005 entra in vigore il cosiddetto "porcellum", la legge Calderoli definita dal suo stesso promulgatore una "porcata". Assegna un premio di maggioranza alle coalizioni e non più alle liste (vedi punti successivo), ed elimina la quota proporzionale assegnando un cospicuo premio di maggioranza (un vero e proprio unicum nel contesto europeo). Un candidato può presentarsi in più collegi. Per ottenere seggi alla Camera, ogni coalizione deve ottenere almeno il 10% dei voti nazionali; per quanto concerne le liste non collegate, la soglia minima è fissata al 4%. Le liste collegate ad una coalizione che abbia superato la soglia prescritta, partecipano alla ripartizione dei seggi se superano il 2% dei voti; Al Senato le soglie di sbarramento (da superare a livello regionale) sono pari al 20% per le coalizioni, 3% per le liste coalizzate, 8% per le liste non coalizzate e per le liste che si sono presentate in coalizioni che non abbiano conseguito il 20%. Per effetto di questa legge, nel 2006, ottennero seggi alla Camera ben 11 formazioni collegate all’Unione guidata da Romano Prodi e 6 formazioni della Casa delle Libertà guidata da Silvio Berlusconi. La spinta verso la semplificazione risultò tutt'altro che garantita (ragione per cui fu definita "porcata").
Cosa succede se vince il "sì" al referendum:
I quesiti sono tre.
Cosa succede se vince il "sì" al referendum:
I quesiti sono tre.
- Assegnazione del premio di maggioranza alla lista più votata. Il premio di maggioranza viene attribuito alla lista singola (e non più alla coalizione di liste/partiti) che abbia ottenuto il maggior numero di seggi.
- Innalzamento della soglia di sbarramento: abrogando la norma sulle coalizioni si tornerebbe al "Mattarellum" e le liste dovrebbero in ogni caso raggiungere un consenso del 4 % alla Camera e dell’8 % al Senato. In sintesi: la lista più votata ottiene il premio che le assicura la maggioranza dei seggi in palio, le liste minori ottengono una rappresentanza a condizione di superare lo sbarramento.
- Abrogazione delle candidature multiple. La legge in vigore consente la possibilità ad un singolo esponente di candidarsi in più circoscrizioni (teoricamente anche in tutte). In tal modo, il “plurieletto”, optando per uno solo dei vari seggi ottenuti, permette che i primi dei candidati “non eletti” della propria lista gli subentrino nel seggio (o nei seggi) al quale (o ai quali) rinunzia.
- Il referendum è uno dei pochi strumenti in mano ai cittadini per cambiare le cose. Non fargli raggiungere il "quorum" è delegittimante e spersonalizzante per la collettività. In soldoni: se mi chiedono di esprimermi io mi esprimo, non me ne lavo le mani.
- Se so che una legge che è una porcata, a detta pure di chi l'ha fatta, e mi si chiede se la voglio o meno, non ho dubbi su cosa fare. Senza bisogno di fare altri ragionamenti, opportunistici o meno.
- Costringe i partiti ad unirsi in un unico partito per raggiungere la rappresentanza (non più 10 partitini ognuno col suo orticello da salvaguardare in una coalizione, ma partiti unici e significativi, che poi farebbero fatica in un secondo tempo a giustificare ri-divisioni di fronte all'elettorato). Eviteremmo lo spreco dei milioni di voti che non danno rappresentanza. "Se non ci sei non conti". Forse verrebbe anche un pò meno la pesante e disgregante competizione dialettica che ha caratterizzato le precedenti coalizioni. Ma questo è un "forse".
- Fa cessare lo scandalo delle pluricandidature: la gente pensa di votare un tizio che conosce e poi si ritrova tutt'altro -magari- scelto in modo ben poco trasparente.
Iscriviti a:
Post (Atom)


