Questo articolo di Sergio Di Cori Modigliani è veramente notevole, ancorchè molto importante, perchè ci spiega, con esempi probanti e reali, come il "vero potere", per dirla alla Barnard, ormai non abbia più remore a lasciare filtrare le notizie, e più vere sono, meglio è. Anche con le notizie vere si fa benissimo disinformazione, anzi, meglio, perchè le bugie hanno le gambe corte. Si dà la notizia che Monti va in Qatar (cosa ci va a fare Monti in un paese da 1.500.000 abitanti, del quale 1.490.000 sono alla fame pur avendo il più alto reddito del mondo?), e che l'ANSA si accorda con l'agenzia di stampa governativa del Quatar (e con quale enfasi, manco fosse la PRAVDA dei tempi dell'URSS), ma se nessuno collega nulla, passano completamente inosservate. E poi non si parla mai del Giappone e della sua situazione economica (debito su PIL molto peggiore dell'Italia, ma nessuna inflazione, piena occupazione, PIL che cresce e crescerà, stato sociale ecc.). Stesso discorso per il sud america (Argentina, Venezuela, Ecuador, Brasile, Bolivia...).
Riflessioni su immagini e fatti tratti dall'esistenza quotidiana individuale e dalla società. Dice Lo Specchio: "Perché non speculare condividendo le mie riflessioni?"
IL MONDO E' COME UNO SPECCHIO
Osserva il modo in cui reagisci di fronte agli altri. Se scopri in qualcuno una qualità che ti attrae, cerca di svilupparla in te stesso. Se invece osservi una caratteristica che non ti piace, non criticarla, ma sforzati piuttosto di cancellarla dalla tua personalità. Ricorda che il mondo, come uno specchio, si limita a restituirti il riflesso di ciò che sei.
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lunedì 24 settembre 2012
domenica 9 gennaio 2011
Spot pro-nucleare: continua (e sempre più gravemente) l'inganno
I colossi dell’energia per farsi sentire non badano a spese hanno infatti deciso d’investire sei milioni di euro in una grande e suadente campagna pubblicitaria a favore del nucleare (fonte è il Sole 24 ore. )
In questi giorni sugli schermi televisivi appare lo spot in questione: è una partita a scacchi e in primissimo piano sulla scacchiera appaiono delle mani che muovono i pezzi.
Siamo già alla fase 2: dopo una prima pubblicità, apparentemente neutra (il condizionamento era affidato ad impulsi subliminali: il favorevole al nucleare ha i bianchi, segno di luce e purezza, e parla con voce chiara e suadente; l'avversario ha i neri, simbolo del male, e parla con una voce artefatta, ai limiti dell'aggressivo), ecco la seconda versione.
In questi giorni sugli schermi televisivi appare lo spot in questione: è una partita a scacchi e in primissimo piano sulla scacchiera appaiono delle mani che muovono i pezzi.
Siamo già alla fase 2: dopo una prima pubblicità, apparentemente neutra (il condizionamento era affidato ad impulsi subliminali: il favorevole al nucleare ha i bianchi, segno di luce e purezza, e parla con voce chiara e suadente; l'avversario ha i neri, simbolo del male, e parla con una voce artefatta, ai limiti dell'aggressivo), ecco la seconda versione.
venerdì 26 febbraio 2010
Questa si che è informazione!
L'edizione delle 13,30 del principale telegiornale Rai definisce oggi per ben due volte "assoluzione", l'avvenuta prescrizione del reato di corruzione di cui si è reso colpevole l'avvocato inglese Mills.La Cassazione dice: l'imputato è colpevole ma il reato è prescritto. Il TG invece ci vende la cosa come assoluzione. C'è differenza: se c'è un corrotto, c'è un corruttore. La Cassazione ha dichiarato il reato prescritto, grazie ad una legge, ex-Cirielli, famosa per essere stata emanata ad hoc, ma ha confermato che è stato commesso. Infatti, David Mills, colpevole, ha dovuto risarcire lo Stato con 250mila euro.
Qualche giorno fa Minzolini - più reale del re, come i migliori servi - aveva difeso Bertolaso (effettivamente per ora non direttamente implicato in corruzione) dimenticando completamente di parlare degli arresti dei vertici della Protezione Civile con tanto di corruzione su cui persino il PDL ha cominciato a fare affermazioni di principio del tipo "via gli indagati dai partiti", rinunciando al solito leit motiv degli scandali fatti emergere ad arte sempre prima delle elezioni.
L'informazione è sempre più manipolata e difficile da decifrare. Ma se pensiamo che è soprattutto attraverso di essa che si formano le opinioni politiche capiamo quanto sarebbe importante che fosse oggettiva.
Propongo quanto diceva sagacemente la Tornabuoni su La Stampa qualche tempo fa:
"Non è piacevole dire certe cose (e del resto sono in tanti a non averne bisogno, ci arrivano da soli), ma sarà meglio fare attenzione a chi dice cosa e perché, prima di prendere per buona una notizia o una riflessione. Si capisce che credere ciecamente agli informatori è un’ingenuità, che nessuno è abituato a farlo: ma il periodo attuale è particolare, inconsueto.
Non si vuol alludere al leader che oggi dice «diminuisco le tasse» e domani smentisce «non posso diminuire le tasse per via della crisi»: questa è la solita politica oppure sventatezza o mistificazione.
C’è ora un meccanismo più generale, più complesso, che ci impedisce di conoscere le verità.
Il primo sistema alla base di questo meccanismo è quello pubblicitario della ripetizione: come la pubblicità ripete i suoi slogan finché non diventano realtà e sèguita a martellare le lodi dei prodotti, così un’informazione o un giudizio vengono ripetuti in sede soprattutto televisiva sino a essere creduti, a diventare un luogo comune, una collettiva idea ricevuta. Craxi era un grande statista? Un grande statista, un grande statista, un grande statista: alla fine quelle poche parole si trasformano in un dato di fatto, non ci si chiede più quali azioni e parole di Craxi giustifichino la definizione.
Il secondo sistema è l’esistenza di una rete compatta di ripetitori: non che non esista chi dice il contrario, ma viene considerato un poveraccio con problemi psichici o un eccentrico oppure uno dell’opposizione importabile, peggiore del demente e dello stravagante messi insieme.
Il terzo sistema è il disprezzo della realtà, il trionfo della frase fatta che accarezzano la pigrizia o la distrazione della gente verso tutto ciò che non la riguardi direttamente, personalmente.
Il quarto sistema consiste nel non fornire mai prove, testimonianze o spiegazioni di quanto si dice, ma nel limitarsi alla affermazione apodittica, come nel passato remoto faceva Mussolini: «Vinceremo!». Grazie a questi sistemi, sempre più ci allontaniamo dalle realtà di carattere generale, politico, nazionale; sempre più abbiamo l’impressione di essere inadeguati e non capire; sempre più pensiamo ad altro. E così lo scopo è stato raggiunto".
Articolo su Repubblica
Gruppo Facebook per la la dignità dei giornalisti e il rispetto dei cittadini
martedì 13 ottobre 2009
"Alla democrazia 'ghe pensi mi' "
Lo giuro, non vorrei sempre parlare di Berlusconi e di chi governa questo bel paese che è l'Italia, ma non ce la faccio. Ogni mattina ne trovo una nuova e più inquietante del giorno precedente.
Ancora mi risuona nelle orecchie quanto detto ai coniugi Obama (prima di lui e poi di lei: "Anche lei è abbronzata")
e alla Bindi ("... è più bella che intelligente"), e poi quanto detto ieri: "La stampa “sputtana” l'Italia, io, eletto dal popolo: basta insulti", che arriva la chicca di ieri sera dall'assemblea di Confindustria tenuta a Monza dove, dopo aver arringato gli industriali dicendo di rifiutare la pubblicità a Repubblica, poi accusato il Corsera di essere "anti-berlusconiano", conclude alla grande e con tutta la sua nota efficacia -da fine liberale e costituzionalista qual è- dice: "Voi pensate a creare benessere, per la libertà e la democrazia 'ghe pensi mi'".
Se non fosse grave farebbe veramente ridere di cuore.
Che uomo che hanno scelto gli italiani!
I nostri politici da 60 anni ci avevano abituato al fioretto, finalmente uno che usa la clava!
Non tollera le critiche della stampa, non accetta le regole della Costituzione. Da uomo politico nega lo Stato, da imprenditore nega il mercato, da uomo nega la verità.
Se tutti lo criticano è perchè sono solo invidiosi. Che lui abbia commesso qualche errore? Mai!
Se i giudici lo chiamano ai processi è perchè sono comunisti. Che lui abbia effettivamente commesso qualcosa di non legale? Impensabile.
Se i giornali del mondo intero parlano delle sue intemperanze sessuali (e sua moglie dice che è "malato") è perchè sono sobillati. Che sia normale -i giornali stranieri parlano di tutti gli scandali che riguardano gli uomini di stato dei grandi paesi mondiali (fecero così per Clinton e per quant'altri e alcuni si dimisero anche)- e che il problema non sia in quanto dicono ma in QUANTO LUI HA FATTO, "forse", con leggerezza e stoltezza, nessuno lo dice.
Se i giornali del mondo intero dicono che lui è un problema per la democrazia italiana è solo perchè "godono" nello sputtanare l'Italia. Perchè poi vogliano fare ciò non si capisce! Perchè lui è un vero democratico invece, al punto che ce lo dice pure: "alla democrazia ghe pensi mi", "il popolo mi vuole, mi ama e non c'è stato miglior presidente di me negli ultimi 150 anni".
Ergo possiamo veramente stare tranquilli. In una botte di ferro!
Solo che questa botte potrebbe essere simile a quella che torturò il famoso Attilio Regolo...
I chiodi sono rappresentati dai pericoli di questa deriva populistica e anti-democratica di cui l'Italia è vittima e di cui gli italiani in maggioranza paiono non essere consapevoli.
A tal proposito vi propongo un interessante elenco di considerazioni giuntomi via mail da un amico olandese che vive in Italia (chi è "esterno" e viene da un paese che, seppur monarchia, ha una lunga tradizione e cultura democratica alle spalle, può vedere le cose con maggiore lucidità o comunque condividere con noi un diverso punto di vista su cui vale la pena riflettere):
- non è del tutto vero che in Italia il Presidente del Consiglio viene eletto dal popolo: pur essendo ora indicato in fase elettorale, esso viene sempre incaricato dal Presidente della Repubblica e governa solo se ha la fiducia del parlamento
- il consenso popolare comunque non legittima chi è eletto a non avere limiti esterni, derivanti dalla legge o da altri poteri dello Stato, questo è garantito dall'articolo 3 della Costituzione che pone tutti i cittadini uguali di fronte alla legge
- il popolo può esercitare la sua sovranità solo attraverso strumenti intermedi ed organizzati (i partiti che mediano il consenso e il parlamento nel quale inviano i propri rappresentati) il cui compito sarebbe anche quello di limitare i poteri delle cariche governative attraverso la discussione delle leggi in parlamento e l'avvallo delle decisioni attraverso le votazioni nelle due Camere
- un "popolo" senza ruoli costituzionali scadrebbe a semplice "gente" , un insieme di individui che non potrebbero incidere sull'operato del "capo" e potrebbero solo seguirlo
- con l'attuale legge elettorale in parlamento vengono eletti membri nominati dai vertici di partito (anche di quello di governo) e non con voto di preferenza popolare; in tal modo essi debbono primaria riconoscenza al partito che li ha nominati e non agli elettori: il parlamento viene ad essere di fatto esautorato della sua primaria ragione costituzionale di rappresentanza dei cittadini
- qualsiasi processo democratico di determinazione del consenso che non si fondi sulla reale libertà di stampa e sul suo risvolto, cioè il diritto ad un'informazione completa, pluralistica e accessibile a tutti gli strati della popolazione, non consente un'espressione reale della volontà popolare
- una magistraturta sottoposta al controllo di efficienza da parte dell'organo esecutivo diventa una magistratura indirizzabile e controllabile e perde il suo ruolo costituzionale di garanzia e indipendenza dal potere esecutivo
- dei Ministri nominati da un Presidente del Consiglio e non dal Presidente della Repubblica e "licenziabili" in qualsiasi momento dallo stesso capo del Governo perdono inevitabilmente in autonomia dato che per conservare l'incarico devono dimostrare di essere "fidati" e magari anche ossequiosi.
Alla frase di Berlusconi in milanese io risponderei in piemontese (sono nato a Torino): "alura suma a post!" (allora siamo a posto)... "ben conciati per le feste" come recita un antico adagio popolare.
Per approfondire vi propongo tre articoli interessanti:
- Eugenio Scalfari su Repubblica di oggi, dal quale si può capire bene quali siano i vari aspetti sul tema della libertà di informazione e sulla querelle tra lui e De Bortoli (accusato di essere troppo supino)
- Michele Anis su La Stampa di oggi, che spiega benissimo le implicazioni della decisione della Cosulta e delle successive prese di posizione di Berlusconi &C.
- Il direttore de La Stampa, Mario Calabresi, che ieri ha scritto un editoriale dal titolo significativo: "Non serve attaccare gli stranieri"
Ancora mi risuona nelle orecchie quanto detto ai coniugi Obama (prima di lui e poi di lei: "Anche lei è abbronzata")
e alla Bindi ("... è più bella che intelligente"), e poi quanto detto ieri: "La stampa “sputtana” l'Italia, io, eletto dal popolo: basta insulti", che arriva la chicca di ieri sera dall'assemblea di Confindustria tenuta a Monza dove, dopo aver arringato gli industriali dicendo di rifiutare la pubblicità a Repubblica, poi accusato il Corsera di essere "anti-berlusconiano", conclude alla grande e con tutta la sua nota efficacia -da fine liberale e costituzionalista qual è- dice: "Voi pensate a creare benessere, per la libertà e la democrazia 'ghe pensi mi'". Se non fosse grave farebbe veramente ridere di cuore.
Che uomo che hanno scelto gli italiani!
I nostri politici da 60 anni ci avevano abituato al fioretto, finalmente uno che usa la clava!
Non tollera le critiche della stampa, non accetta le regole della Costituzione. Da uomo politico nega lo Stato, da imprenditore nega il mercato, da uomo nega la verità.
Se tutti lo criticano è perchè sono solo invidiosi. Che lui abbia commesso qualche errore? Mai!
Se i giudici lo chiamano ai processi è perchè sono comunisti. Che lui abbia effettivamente commesso qualcosa di non legale? Impensabile.
Se i giornali del mondo intero parlano delle sue intemperanze sessuali (e sua moglie dice che è "malato") è perchè sono sobillati. Che sia normale -i giornali stranieri parlano di tutti gli scandali che riguardano gli uomini di stato dei grandi paesi mondiali (fecero così per Clinton e per quant'altri e alcuni si dimisero anche)- e che il problema non sia in quanto dicono ma in QUANTO LUI HA FATTO, "forse", con leggerezza e stoltezza, nessuno lo dice.
Se i giornali del mondo intero dicono che lui è un problema per la democrazia italiana è solo perchè "godono" nello sputtanare l'Italia. Perchè poi vogliano fare ciò non si capisce! Perchè lui è un vero democratico invece, al punto che ce lo dice pure: "alla democrazia ghe pensi mi", "il popolo mi vuole, mi ama e non c'è stato miglior presidente di me negli ultimi 150 anni".
Ergo possiamo veramente stare tranquilli. In una botte di ferro!
Solo che questa botte potrebbe essere simile a quella che torturò il famoso Attilio Regolo...
I chiodi sono rappresentati dai pericoli di questa deriva populistica e anti-democratica di cui l'Italia è vittima e di cui gli italiani in maggioranza paiono non essere consapevoli.
A tal proposito vi propongo un interessante elenco di considerazioni giuntomi via mail da un amico olandese che vive in Italia (chi è "esterno" e viene da un paese che, seppur monarchia, ha una lunga tradizione e cultura democratica alle spalle, può vedere le cose con maggiore lucidità o comunque condividere con noi un diverso punto di vista su cui vale la pena riflettere):
- non è del tutto vero che in Italia il Presidente del Consiglio viene eletto dal popolo: pur essendo ora indicato in fase elettorale, esso viene sempre incaricato dal Presidente della Repubblica e governa solo se ha la fiducia del parlamento
- il consenso popolare comunque non legittima chi è eletto a non avere limiti esterni, derivanti dalla legge o da altri poteri dello Stato, questo è garantito dall'articolo 3 della Costituzione che pone tutti i cittadini uguali di fronte alla legge
- il popolo può esercitare la sua sovranità solo attraverso strumenti intermedi ed organizzati (i partiti che mediano il consenso e il parlamento nel quale inviano i propri rappresentati) il cui compito sarebbe anche quello di limitare i poteri delle cariche governative attraverso la discussione delle leggi in parlamento e l'avvallo delle decisioni attraverso le votazioni nelle due Camere
- un "popolo" senza ruoli costituzionali scadrebbe a semplice "gente" , un insieme di individui che non potrebbero incidere sull'operato del "capo" e potrebbero solo seguirlo
- con l'attuale legge elettorale in parlamento vengono eletti membri nominati dai vertici di partito (anche di quello di governo) e non con voto di preferenza popolare; in tal modo essi debbono primaria riconoscenza al partito che li ha nominati e non agli elettori: il parlamento viene ad essere di fatto esautorato della sua primaria ragione costituzionale di rappresentanza dei cittadini
- qualsiasi processo democratico di determinazione del consenso che non si fondi sulla reale libertà di stampa e sul suo risvolto, cioè il diritto ad un'informazione completa, pluralistica e accessibile a tutti gli strati della popolazione, non consente un'espressione reale della volontà popolare
- una magistraturta sottoposta al controllo di efficienza da parte dell'organo esecutivo diventa una magistratura indirizzabile e controllabile e perde il suo ruolo costituzionale di garanzia e indipendenza dal potere esecutivo
- dei Ministri nominati da un Presidente del Consiglio e non dal Presidente della Repubblica e "licenziabili" in qualsiasi momento dallo stesso capo del Governo perdono inevitabilmente in autonomia dato che per conservare l'incarico devono dimostrare di essere "fidati" e magari anche ossequiosi.
Per approfondire vi propongo tre articoli interessanti:
- Eugenio Scalfari su Repubblica di oggi, dal quale si può capire bene quali siano i vari aspetti sul tema della libertà di informazione e sulla querelle tra lui e De Bortoli (accusato di essere troppo supino)
- Michele Anis su La Stampa di oggi, che spiega benissimo le implicazioni della decisione della Cosulta e delle successive prese di posizione di Berlusconi &C.
- Il direttore de La Stampa, Mario Calabresi, che ieri ha scritto un editoriale dal titolo significativo: "Non serve attaccare gli stranieri"
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mausab
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13.10.09
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Berlusconi,
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democrazia,
informazione
sabato 3 ottobre 2009
Esiste la libertà di informazione in Italia?
La domanda pare lecita o illecita a seconda di chi la propone.
Secondo i partigiani del centrodestra esiste fin troppo e secondo l'opposizione o chi in generale critica l'attuale Presidente del Consiglio, non è così.
E' possibile un parere oggettivo in merito?
In attesa di farci un parere occorre dire che domani ci sarà proprio una manifestazione PER la libertà di informazione minacciata secondo molti. Il tema è evidentemente molto attuale.
Prendiamo un esempio recentissimo: giovedì sera c'è stata la trasmissione Annozero, con ospite Patrizia D'Addario, e record di ascolto con share da partita di calcio.
A seguire su RAI 1 il programma Porta a Porta di Bruno Vespa.
Il primo orientato contro il Premier e il secondo orientato a suo favore e teso a smontare le tesi del primo programma.
Parrebbe che la pluralità sia stata rispettata, anche perchè, all'interno dei singoli programmi, v'erano esponenti di ambedue le fazioni.
Io però vorrei sottolineare alcuni aspetti (senza nemmeno entrare del merito dei temi dibattuti):
- Che si parli della vicenda "escort" intervistando per la prima volta in Italia la protagonista principale della vicenda in un talk show è informazione? No, perchè sentiamo solo pareri pro o contro, non si tratta di notizie in sè.
- Secondo il Censis il 70% degli italiani decide cosa votare alle elezioni in base a quello che dicono i TG. Il 60% dello share è in mano a TG1 e TG5. Questi TG hanno parlato o parlano di questa vicenda? No. Abbiamo 7 reti nazionali in Italia. 5 di queste sono controllate dal Governo o dal suo Primo Ministro, ovvero gli spettatori di queste costituiscono la stragrande maggioranza del paese. Ricevono questi spettatori una informazione asettica del problema che tanto sta a cuore al nostro Premier? No.
- E' pluralismo sentire solo pareri in contrasto tra loro e non notizie giornalistiche "asettiche" che facciano in modo che lo spettatore si faccia il suo parere da solo? Non credo. I talk show come "Anno Zero" o "Porta a Porta" o "Ballarò", o la scarsissima satira come quella di "Parla con me" possono portare ad un equlibrato formarsi di un opinione? E' chiaro che no in quanto non fanno che incancrenire se non fomentare la divisione tra le opinioni, o pro o contro. I talk-show vengono "tollerati" solo perchè non incidono sulle opinioni delle persone. Ergo non informano, quale miglior prova di questa?
- Il più grave problema che riguarda i 5 TG controllati da fedeli del Premier non è tanto un tema di libertà di informazione, che, almeno sulla carta esisterebbe, ma un problema di CONDIZIONAMENTO. L'informazione che viene fornita è pesantemente condizionata e tende a informare gli ascoltatori a senso unico. L'ultimo esempio è il pesantissimo editoriale di Minzolini al TG1 delle 20 di sabato 3 settembre stigmatizzato dal suo stesso consiglio di redazione (video). Altro esempio è quanto avviene in relazione alla tragedia del nubifragio a Messina: comune, provincia e regione nelle mani del centro-destra, tutti i politici del centro destra si precipitano a farsi vedere sul luogo del disastro per confermare quanto faranno per i colpiti e nessuno che dice CHI è responsabile, CHI non ha fatto quanto si era impegnato a fare dopo il nubigragio del 2007...
A chi fosse interessato alla situazione dell'informazione in Italia propongo questo documentario prodotto dalla maggiore emittente pubblica USA, che è stato ovviamente CENSURATO DAI MEDIA in Italia (Il programma si chiama "wide angle" ed è prodotto da C.P.B. come citato in questo video all'inizio, e che non è altro che il numero 1 di cui sotto che però è stato tagliato per abbreviare: http://www.youtube.com/watch?v=_oEYaXOXm7E&feature=player_embedded#)
1) http://www.youtube.com/watch?v=LhOJc1JBpKI
2) http://www.youtube.com/watch?v=mTfgtYg1_3A
3) http://www.youtube.com/watch?v=MW8iP38KiGc
4) http://www.youtube.com/watch?v=_tlydL2UAlQ
5) http://www.youtube.com/watch?v=JMbr_gKDWx8
Secondo i partigiani del centrodestra esiste fin troppo e secondo l'opposizione o chi in generale critica l'attuale Presidente del Consiglio, non è così.
E' possibile un parere oggettivo in merito?
In attesa di farci un parere occorre dire che domani ci sarà proprio una manifestazione PER la libertà di informazione minacciata secondo molti. Il tema è evidentemente molto attuale.
Prendiamo un esempio recentissimo: giovedì sera c'è stata la trasmissione Annozero, con ospite Patrizia D'Addario, e record di ascolto con share da partita di calcio.
A seguire su RAI 1 il programma Porta a Porta di Bruno Vespa.
Il primo orientato contro il Premier e il secondo orientato a suo favore e teso a smontare le tesi del primo programma.
Parrebbe che la pluralità sia stata rispettata, anche perchè, all'interno dei singoli programmi, v'erano esponenti di ambedue le fazioni.
Io però vorrei sottolineare alcuni aspetti (senza nemmeno entrare del merito dei temi dibattuti):
- Che si parli della vicenda "escort" intervistando per la prima volta in Italia la protagonista principale della vicenda in un talk show è informazione? No, perchè sentiamo solo pareri pro o contro, non si tratta di notizie in sè.
- Secondo il Censis il 70% degli italiani decide cosa votare alle elezioni in base a quello che dicono i TG. Il 60% dello share è in mano a TG1 e TG5. Questi TG hanno parlato o parlano di questa vicenda? No. Abbiamo 7 reti nazionali in Italia. 5 di queste sono controllate dal Governo o dal suo Primo Ministro, ovvero gli spettatori di queste costituiscono la stragrande maggioranza del paese. Ricevono questi spettatori una informazione asettica del problema che tanto sta a cuore al nostro Premier? No.
- E' pluralismo sentire solo pareri in contrasto tra loro e non notizie giornalistiche "asettiche" che facciano in modo che lo spettatore si faccia il suo parere da solo? Non credo. I talk show come "Anno Zero" o "Porta a Porta" o "Ballarò", o la scarsissima satira come quella di "Parla con me" possono portare ad un equlibrato formarsi di un opinione? E' chiaro che no in quanto non fanno che incancrenire se non fomentare la divisione tra le opinioni, o pro o contro. I talk-show vengono "tollerati" solo perchè non incidono sulle opinioni delle persone. Ergo non informano, quale miglior prova di questa?

- Il più grave problema che riguarda i 5 TG controllati da fedeli del Premier non è tanto un tema di libertà di informazione, che, almeno sulla carta esisterebbe, ma un problema di CONDIZIONAMENTO. L'informazione che viene fornita è pesantemente condizionata e tende a informare gli ascoltatori a senso unico. L'ultimo esempio è il pesantissimo editoriale di Minzolini al TG1 delle 20 di sabato 3 settembre stigmatizzato dal suo stesso consiglio di redazione (video). Altro esempio è quanto avviene in relazione alla tragedia del nubifragio a Messina: comune, provincia e regione nelle mani del centro-destra, tutti i politici del centro destra si precipitano a farsi vedere sul luogo del disastro per confermare quanto faranno per i colpiti e nessuno che dice CHI è responsabile, CHI non ha fatto quanto si era impegnato a fare dopo il nubigragio del 2007...
A chi fosse interessato alla situazione dell'informazione in Italia propongo questo documentario prodotto dalla maggiore emittente pubblica USA, che è stato ovviamente CENSURATO DAI MEDIA in Italia (Il programma si chiama "wide angle" ed è prodotto da C.P.B. come citato in questo video all'inizio, e che non è altro che il numero 1 di cui sotto che però è stato tagliato per abbreviare: http://www.youtube.com/watch?v=_oEYaXOXm7E&feature=player_embedded#)
1) http://www.youtube.com/watch?v=LhOJc1JBpKI
2) http://www.youtube.com/watch?v=mTfgtYg1_3A
3) http://www.youtube.com/watch?v=MW8iP38KiGc
4) http://www.youtube.com/watch?v=_tlydL2UAlQ
5) http://www.youtube.com/watch?v=JMbr_gKDWx8
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martedì 7 luglio 2009
Diritto alla Rete
IMPEDIAMO CHE IMBAVAGLINO LA RETE
Contro il decreto Alfano, Firma la petizione!
E il 14-7 osserviamo una giornata di silenzio in rete.
Il ddl 1415A approvato alla Camera dei Deputati l’11 giugno u.s. ha, da più parti, sollevato numerosi dubbi e perplessità in ordine alla sua legittimità costituzionale e, più in generale, all’opportunità degli interventi normativi che, attraverso esso, si intendono realizzare.
Vi è, tuttavia, un profilo, sin qui, rimasto nell’ombra e poco approfondito nei dibattiti di questi giorni: si tratta del contenuto del comma 28 dell’art. 1, la cui infelice formulazione – ammesso anche che tale non fosse l’effettiva volontà del suo estensore – rischia di determinare un’inammissibile limitazione della libertà di manifestazione del pensiero in Rete che spingerebbe, rapidamente, l’Italia in una posizione ancor più arretrata di quella che attualmente occupa (è quarantaquattresima) nelle classifiche internazionali sulla libertà di informazione.
La citata previsione, infatti, sembrerebbe assoggettare il responsabile di qualsiasi “sito informatico” allo stesso obbligo di rettifica che la Legge sulla stampa (n. 47 dell’8 febbraio 1948) pone a carico del direttore responsabile delle testate giornalistiche.
L’omesso adempimento a detto obbligo entro 48 ore – esattamente come accade nel caso di una testata giornalistica – comporterebbe per il responsabile del sito informatico la condanna ad una sanzione pecuniaria fino a 25 milioni di vecchie lire.
Non si può esigere da chi fa informazione on-line in modo non professionistico l’adempimento ad un obbligo tanto stringente quale quello di provvedere alla rettifica di ogni inesattezza eventualmente pubblicata sul proprio sito informatico e, egualmente, non si può pretendere che a ciò provvedano i responsabili di siti informatici che ospitano contenuti pubblicati da soggetti terzi.
Difficoltà facilmente intuibili di ordine tecnico, organizzativo ed economico, infatti, ostano al puntuale adempimento ad un simile obbligo ed esporrebbero, pertanto, in modo pressoché automatico, i responsabili dei “siti informatici” al rischio di vedersi irrogare sanzioni pecuniarie che, nella più parte dei casi, appaiono idonee a determinare l’immediata cessazione di ogni attività di informazione on-line.
La Rete costituisce il primo mezzo di comunicazione di massa nella storia dell’uomo capace di dare concreta attuazione alla libertà di manifestazione del pensiero e la possibilità di utilizzarla è stata di recente definita dal Parlamento Europeo e dal Consiglio Costituzionale francese – sebbene sotto profili diversi - un diritto fondamentale dell’uomo e del cittadino.
A quanto precede deve essere aggiunto che l’istituto della rettifica – già anacronistico ed inefficace nel mondo dei media tradizionali – risulta privo di ogni utilità nel contesto telematico nell’ambito dei quale ciascuno è – salvo casi eccezionali – sempre libero di contrapporre ad un’informazione, un’altra informazione di segno opposto ed idonea, come tale, a rettificare quella originaria senza l’esigenza di alcuna collaborazione da parte dell’autore di quest’ultima.
E' necessario – non appena il ddl 1415A approderà al Senato – un emendamento idoneo a chiarire che l’obbligo di rettifica di cui al comma 28 dell’art. 1 del DDL c.d. Intercettazioni deve applicarsi esclusivamente ai siti informatici di testate telematiche soggette all’obbligo di registrazione alla stregua di quanto disposto dalla Legge n. 47 dell’8 febbraio 1948 ovvero ai soli siti internet attraverso i quali vengono diffuse informazioni prodotte nell’ambito di un processo professionale realizzato nell’ambito di una struttura imprenditoriale e redazionale.
In assenza di tale intervento, il Senato della Repubblica, si assumerà la responsabilità – da condividere con il Governo e con quanti alla Camera dei Deputati hanno votato a favore del ddl in questione – di aver contribuito a scrivere una delle pagine più buie della storia moderna di un Paese che, come il nostro, ambisce a considerarsi democratico: quella attraverso cui si saranno privati i cittadini italiani dell’utilizzo di uno strumento che avrebbe, invece, loro potuto restituire l’esercizio effettivo di quella libertà di manifestazione del pensiero che la nostra Corte Costituzionale ha già definito “pietra miliare di ogni ordinamento democratico”.
Contro il decreto Alfano, Firma la petizione!
E il 14-7 osserviamo una giornata di silenzio in rete.
Il ddl 1415A approvato alla Camera dei Deputati l’11 giugno u.s. ha, da più parti, sollevato numerosi dubbi e perplessità in ordine alla sua legittimità costituzionale e, più in generale, all’opportunità degli interventi normativi che, attraverso esso, si intendono realizzare.
Vi è, tuttavia, un profilo, sin qui, rimasto nell’ombra e poco approfondito nei dibattiti di questi giorni: si tratta del contenuto del comma 28 dell’art. 1, la cui infelice formulazione – ammesso anche che tale non fosse l’effettiva volontà del suo estensore – rischia di determinare un’inammissibile limitazione della libertà di manifestazione del pensiero in Rete che spingerebbe, rapidamente, l’Italia in una posizione ancor più arretrata di quella che attualmente occupa (è quarantaquattresima) nelle classifiche internazionali sulla libertà di informazione.
La citata previsione, infatti, sembrerebbe assoggettare il responsabile di qualsiasi “sito informatico” allo stesso obbligo di rettifica che la Legge sulla stampa (n. 47 dell’8 febbraio 1948) pone a carico del direttore responsabile delle testate giornalistiche.
L’omesso adempimento a detto obbligo entro 48 ore – esattamente come accade nel caso di una testata giornalistica – comporterebbe per il responsabile del sito informatico la condanna ad una sanzione pecuniaria fino a 25 milioni di vecchie lire.
Non si può esigere da chi fa informazione on-line in modo non professionistico l’adempimento ad un obbligo tanto stringente quale quello di provvedere alla rettifica di ogni inesattezza eventualmente pubblicata sul proprio sito informatico e, egualmente, non si può pretendere che a ciò provvedano i responsabili di siti informatici che ospitano contenuti pubblicati da soggetti terzi.
Difficoltà facilmente intuibili di ordine tecnico, organizzativo ed economico, infatti, ostano al puntuale adempimento ad un simile obbligo ed esporrebbero, pertanto, in modo pressoché automatico, i responsabili dei “siti informatici” al rischio di vedersi irrogare sanzioni pecuniarie che, nella più parte dei casi, appaiono idonee a determinare l’immediata cessazione di ogni attività di informazione on-line.
La Rete costituisce il primo mezzo di comunicazione di massa nella storia dell’uomo capace di dare concreta attuazione alla libertà di manifestazione del pensiero e la possibilità di utilizzarla è stata di recente definita dal Parlamento Europeo e dal Consiglio Costituzionale francese – sebbene sotto profili diversi - un diritto fondamentale dell’uomo e del cittadino.
A quanto precede deve essere aggiunto che l’istituto della rettifica – già anacronistico ed inefficace nel mondo dei media tradizionali – risulta privo di ogni utilità nel contesto telematico nell’ambito dei quale ciascuno è – salvo casi eccezionali – sempre libero di contrapporre ad un’informazione, un’altra informazione di segno opposto ed idonea, come tale, a rettificare quella originaria senza l’esigenza di alcuna collaborazione da parte dell’autore di quest’ultima.
E' necessario – non appena il ddl 1415A approderà al Senato – un emendamento idoneo a chiarire che l’obbligo di rettifica di cui al comma 28 dell’art. 1 del DDL c.d. Intercettazioni deve applicarsi esclusivamente ai siti informatici di testate telematiche soggette all’obbligo di registrazione alla stregua di quanto disposto dalla Legge n. 47 dell’8 febbraio 1948 ovvero ai soli siti internet attraverso i quali vengono diffuse informazioni prodotte nell’ambito di un processo professionale realizzato nell’ambito di una struttura imprenditoriale e redazionale.
In assenza di tale intervento, il Senato della Repubblica, si assumerà la responsabilità – da condividere con il Governo e con quanti alla Camera dei Deputati hanno votato a favore del ddl in questione – di aver contribuito a scrivere una delle pagine più buie della storia moderna di un Paese che, come il nostro, ambisce a considerarsi democratico: quella attraverso cui si saranno privati i cittadini italiani dell’utilizzo di uno strumento che avrebbe, invece, loro potuto restituire l’esercizio effettivo di quella libertà di manifestazione del pensiero che la nostra Corte Costituzionale ha già definito “pietra miliare di ogni ordinamento democratico”.
Pubblicato da
mausab
alle
7.7.09
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