IL MONDO E' COME UNO SPECCHIO

Osserva il modo in cui reagisci di fronte agli altri. Se scopri in qualcuno una qualità che ti attrae, cerca di svilupparla in te stesso. Se invece osservi una caratteristica che non ti piace, non criticarla, ma sforzati piuttosto di cancellarla dalla tua personalità. Ricorda che il mondo, come uno specchio, si limita a restituirti il riflesso di ciò che sei.

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martedì 26 febbraio 2013

Populista siempre!

Un epitaffio molto ispirato di un sempre più tosto Paragone e un grande articolo del filosofo Eugenio Orso ("Sappiamo che i bastardi che hanno divorato il nostro futuro non si arrenderanno così facilmente. Difficilmente una semplice risata li seppellirà, anche se si può giustificare un Grillo che urla queste cose, intimando la resa del palazzo, per cercare di risolvere senza spargimenti di sangue. Ma loro si mostreranno disposti a tutto, anche a regnare, per conto terzi, nell’interesse dell’Aristocrazia finanziaria dominante, sulle macerie del paese. Tuttavia, la buona affermazione elettorale del Populismo apre una porta alla possibilità di cambiamento e suona la sveglia per centinaia di migliaia d’addormentati, che fino a ieri sonnecchiavano nell’inedia politica e nella più cupa rassegnazione").

martedì 11 dicembre 2012

C'è una luce in fondo al tunnel?

Si avvicina il 21-12-2012, fatidica e quasi palindroma data di tanti vaticini, ma l'unica cosa che mi pare stia collassando, almeno in Italia, è la fiducia dei suoi abitanti in un futuro migliore. Lo scoramento e la sfiducia sono i denominatori comuni di un tessuto sociale disgregato da troppi anni di bugie e malversazione, strumenti perversi di una classe dirigente non all'altezza, non dico di guidare un paese, ma anche di compiti minimi come decidere almeno per il suo bene (dato che in Italia si trova anche lei). Stiamo assistendo ora alla pantomima delle dimissioni di Monti a (solo un mese prima di quanto comunque sarebbe dovuto accadere) e al ritorno in campo di uno stanco Berlusca, pronto però a tutto pur di salvare il suo interesse, come sempre.

venerdì 31 agosto 2012

L'indecente politica italiana: considerazioni post vacanziere

Il rientro dalle vacanze, a proposito del tema, non poteva essere più desolante.
Fortunatamente è da altri aspetti esistenziali che traggo le mie soddisfazioni. Il che non mi esime però dal valutare ciò che sta sotto i nostri occhi, per altro sempre più abituati ormai, di italici cittadini. 

Il governo ci delizia con le ultime tasse (e lo sviluppo? quello è solo aria che esce dai polmoni all'insegna dell'ipocrisia mediatica per fare stare buoni i benpensanti) tra cui spiccano quelle sulle bibite gassate! Ragazzi che profondità! Al di là della stupidità e dell'indecenza, ci sfugge il  perchè del penalizzare il gas piuttosto che lo zucchero, ben più deleterio, ma tant'è. La competenza di questi professori va al di là dell'immaginabile.

martedì 31 maggio 2011

Ancora s-ballottaggi

Dopo il post di ieri ancora qualche nota sui risultati di queste amministrative.
Innanzitutto il tentativo da parte del governo di ridimensionare il risultato, diventato improvvisamente di dimensione locale (dando tutta la colpa della sconfitta ai soli candidati-sindaco) è a dir poco patetico: soprattutto da parte di chi lo ha cavalcato come un test nazionale per un mese intero, conducendo una feroce campagna elettorale con toni violenti e apocalittici.

Ballottaggi e sballottaggi

L'impensabile, fino a 15 giorni fa, è avvenuto. Milano e Napoli ai candidati alternativi al centro destra e con percentuali schiaccianti, Napoli soprattutto.
Per non parlare di Cagliari, Novara, Trieste, Gallarate, Crotone fino ad Arcore e San Giuliano Milanese.
Una valanga, una sconfitta pesante per Berlusconi e i suoi alleati, Lega in testa.
A Torino e Bologna si aggiungono anche le altre due città più grandi d'Italia dopo Roma, Milano e Napoli.

venerdì 30 luglio 2010

Elezioni a primavera 2011?

Ieri è stata una giornata piuttosto importante per quanto riguarda i prossimi destini del nostro paese.
Si verifica l'incredibile: la tanto sbandierata governabilità legata ad un risultato quasi plebiscitario delle elezioni, è una chimera anche per il centrodestra.
Evidentemente l'incapacità di essere uniti e coesi è un problema italiano, congenito e non di un singolo schieramento.
Tale incapacità -si può dire ormai-  è un fatto oggettivo e prescinde dalle ragioni, sempre ottime, che causano le divisioni intestine. Tuttavia, in questo caso più di altri, tali ragioni sono evidenti e forse anche condivisibili.
L'espulsione di Fini dal PdL ha di fatto sancito la fine del partito medesimo che si basava proprio sull'accordo tra i due leader. Rimangono parecchi ex colonnelli di AN (Gasparri, La Russa ecc.) ma non credo sia possibile parlare dello stesso soggetto politico precedente.
Come ho scritto su un post di qualche giorno fa, e i cui contenuti non starò a ripetere, Fini ha così concluso il desiderato smarcamento da un partito e da un leader che considera non confacenti al suo credo politico che prevede: rispetto per la Costituzione, per l'ordinamento democratico, per le cariche istituzionali del paese, legalità, pulizia nella politica, lotta alla criminalità ma garanzie e integrazione per le minoranze etniche.
Credo però che i motivi dello smarcamento vadano ancora oltre. Fini ha previsto -soprattutto a causa della diffusa corruzione all'interno del Governo su cui la magistratura sta indagando- la fine dell'epoca berlusconiana, e conta di proporsi come leader prossimo -e pulito- per uno schieramento di centrodestra. Magari non alle prossime elezioni, che credo siano ormai alle porte, ma a quelle successive. Comunque una scelta in vista di un futuro molto diverso dall'attuale.
Perchè parlo di elezioni ormai prossime? Credo sia la logica stessa a suggerirlo. Se non si esita ora a escludere Fini dal gioco perchè non sono sopportabili le sue posizioni e i suoi distinguo diversi da quelli del Governo, come sarà possibile poi sopportare sottostare continuo ai suoi placet per l'approvazione dei provvedimenti in Parlamento?
I numeri parlano chiaro: alla Camera la maggioranza è di 316 (630 deputati totali) e senza i 34 "finiani"  il Governo arriva solo a 310 (prima aveva 344), al Senato la maggioranza è di 162 e senza i 14 di Fini il Governo arriva solo a 160 (prima aveva 174).
Può Berlusconi sopportare in futuro, la continua esigenza di doversi accordare con Fini su qualsiasi decisione, un Fini che oltretutto non ha la minima intenzione di lasciare la Presidenza della Camera? (La sfiducia al presidente della Camera non è prevista dal nostro ordinamento).
Non credo. Basterà poco tempo, a partire da settembre, quando riprenderà l'attività politica, per sancire l'impossibilità di una simile coesistenza.
A quel punto il Governo formalizzerà la crisi e si comincerà il rimpallo delle responsabilità tra Berlusconi e Fini. Perché nessuno dei due vorrà presentarsi agli italiani come la causa delle ennesime elezioni anticipate.
Chi ha seguito gli eventi di questi ultimi giorni può così capire come mai Fini, che a mio parere è un politico coraggioso, ha atteso fino all'ultimo di essere espulso, addirittura tentando una mediatica ultima mossa di pacificazione, l'altro ieri, sul Foglio di Ferrara.
In tal modo non ha voluto che si possa dire in futuro che sia stato lui a rompere l'alleanza elettorale. Potrà sempre affermare che le sue erano critiche politiche a cui non si è voluto dare ascolto, e che lui non ha mai nemmeno lontanamente voluto separarsi dal partito che ha contribuito a fondare. E un po' di ragione ce l'avrà perché nessun partito può basarsi sulla remissiva osservanza delle volontà del suo fondatore e leader maximo (così scrive oggi anche Giuliano Ferrara -opinione abbastanza credibile data la parte politica- sul suo Foglio).
I sui detrattori, Berlusconi in testa, diranno invece che la colpa è comunque di Fini, il quale, operando contro il governo, ha inevitabilmente costretto la direzione del partito a prendere i provvedimenti del caso.
Questa diatriba, o "scaricabarile", termine che rende meglio l'idea, potrebbe per la prima volta far capire agli italiani quanto siano fallaci i proclami di governabilità e come tutte le sbandierate certezze ("finalmente governeremo per 5 anni e faremo tutte le riforme per migliorare la vita degli italiani") di certi politici siano solo puro populismo e strategia di marketing.
La situazione potrà anche favorire l'opposizione, se sarà capace di trovare un leader in grado di sollevare le coscienze e tradurre in realtà, finalmente, le aspettative di tanti italiani che credono che un mondo migliore, più vicino ai deboli e in grado di riequilibrare le ingiustizie, sia possibile.
A tal proposito, recentemente, nel PD si è fatto avanti, per le prossime ipotetiche primarie, Nichi Vendola, giovane governatore della Puglia. L'ho sentito parlare anche recentemente (il 25 aprile a Che tempo che fa: 1 e 2) e non mi è dispiaciuto. Qualcuno lo definisce l'Obama italiano. E' certamente un leader che sa ancora evocare -almeno a parole- i giusti sentimenti che dovrebbe incarnare un individuo che lavora per la collettività e non per il suo interesse o quello della sola parte che lo ha eletto.
In proposito ecco cosa scrive oggi Francesco Bei su Repubblica:
Berlusconi dunque pensa alle elezioni. Tanto che ha iniziato a prendere le misure a quello che considera già il suo prossimo sfidante: Nichi Vendola. Su di lui il premier ha chiesto sondaggi perché non ritiene la sfida tanto semplice. "C'è la convinzione - si leggeva due giorni fa sul 'Mattinale' berlusconiano - che in Italia una leadership di sinistra radicale non avrebbe mai spazio. È la stessa -fallace- convinzione che ha portato Bassolino prima e Vendola poi ad espugnare regioni tradizionalmente di centrodestra. 

giovedì 1 aprile 2010

Le ragioni della sconfitta del centro-sinistra

Le regionali di domenica e lunedì ci raccontano di un Paese dove i cittadini hanno sempre meno voglia di partecipare alle scelte pubbliche e dove i due maggiori partiti hanno subito una significativa battuta d’arresto.
Pur avendo avuto il PDL una flessione più significativa essa è stata compensata dalla Lega che complessiavamente, pur in presenza di una diminuzione di votanti, ha mantenuto i suoi voti in valore assoluto esprimendo la performance cui abbiamo assistito (se il denominatore diminuisce -a parità di voti- la percentuale aumenta).
Nel centro-sinistra avviene più o meno la stessa cosa per l'IdV.
La flessione del PD mi pare invece più preoccupante.
Complessivamente la coalizione di centro-sinistra perde dieci punti percentuali rispetto alle precedenti regionali e stenta a mantenere i livelli minimi raggiunti nelle tornate precedenti.
L’imporsi di nuove formazioni (i “grillini” su tutti) in regioni che storicamente premiano la sinistra dovrebbe suonare come un campanello d’allarme ed essere stimolo all'autocritica.
In Piemonte la Bresso ha perso per soli 9.000 voti. Il 4% dei voti (69.448) sono andati al partito di Grillo.
A livello nazionale i voti della lista di Grillo sono il doppio della Federazione della sinistra, per esempio, il che è tutto dire: la sinistra (Rifondazione + PdCI) che un tempo non lontano aveva il 10% arretra rispetto a tutte le consultazioni precedenti, ottenendo addirittura meno voti di una lista di protesta con caratteristiche qualunquiste che si presenta per la prima volta!
A ciò si aggiunga che molti astenuti si trovano proprio dalla parte del centro sinistra, per la semplice ragione che questi elettori si sentono sempre meno rappresentati da una sinistra che rincorre il centro, non trovandolo, e che poi per questa ragione perde voti a sinistra.
Credo che ormai sia chiaro a tutti che una situazione che vede sempre e solo una parte "contro" gli avversari non funziona, ovvero funziona per gli elettori di centro destra, ma non per gli altri che si aspettano ragionamenti costruttivi e programmi seri "a prescindere".
Parlare solo genericamente di "crisi sottovalutata" non basta: servono precise indicazioni ridondate e proclamate ad ogni piè sospinto.
Occorre riappropiarsi dei valori fondanti di vicinanza alle classi deboli e al lavoro dipendente: le statistiche dicono che il partito più votato dagli operai è il PdL!
La sinistra deve cercare di capire dove sbaglia, perché non c'è dubbio che sbaglia se nel momento di più grave crisi del sistema capitalistico la frangia più schierata contro di esso (Fed. della Sinistra) quasi scompare dalla scena politica.
Cosa deve fare la sinistra per riconquistare la fiducia della popolazione, per darsi un progetto coerente, per tornare ad ispirare fiducia, entusiasmo, speranza in un mondo migliore, per ricostruire una società civile, un tessuto solidale, e per dare a questa società e a questo tessuto, che pure esistono, forma e voce?
La risposta è ardua. La sola certezza è che non è semplice. Occorrono innanzitutto volti nuovi e idee chiare. Si vedrà qualcosa in questo senso?
Ai posteri l'ardua sentenza.
Noi sappiamo solo che sarebbe vitale per la salute della democrazia riuscire a motivare nuovamente tutti coloro che si sentono ormai delusi o irrilevanti. E che sono troppi.

sabato 27 marzo 2010

Il nuovo stile della propaganda elettorale

Queste votazioni regionali sono una ulteriore conferma del cambiamento di stile della propaganda elettorale cartacea.
Manifesti rarefatti: tabelloni semivuoti, spazi liberi, e fuori dal centro delle città ancora di meno. Sarà per i pochi soldi, per risparmiare o per carenza di idee?
Tanta posta nelle buche delle lettere: la maggior parte finisce direttamente al riciclo senza essere letta.
Sui pochi manifesti e sui volantini colpisce la presenza delle persone e l’assenza della sostanza.
Nessuna frase programmatica seria, nessun impegno dettagliato.
Soltanto il nome del candidato e qualche frase di circostanza, frasi generiche che tentano di essere incisive:
«Un uomo serio» (come sentir dire dall'oste che il vino è buono),
«Io credo» (in cosa?),
«Per vincere» (tu... e io?),
«Mi fido» (io no...),
«Io voto » e il nome del candidato (perchè? e soprattutto perchè dovrei imitarti?),
«La forza di cambiare» (come e in che che modo?).
Poi tutti questi nomi nuovi... li conosciamo? Perchè entrano in politica, che competenze hanno, che mestiere fanno, cosa hanno fatto fin'ora?
E poi il volto. Facce sconosciute. Spesso grottesche nel tentativo di essere simpatiche.
Nessuna promessa, nessun programma, nulla di concreto, nessun problema reale.
Sono elezioni regionali e nessuno parla di programmi regionali.
Solo qualcuno, durante i suoi eccitati comizi fa promesse ma su temi del tutto personali che possono interessare i suoi avvocati, non certo la gente comune.
Tanto meno hanno a che fare con i temi regionali.
Leggi ad personam, impunità, presidenzialismo, leggi contro la magistratura e contro l'uguaglianza di fronte alla legge, leggi per ostacolare le intercettazioni ecc.
Ho ricevuto personalmente (Caro Maurizio...) per posta la lettera e la brochure del Presidente del Consiglio.
Nella lettera solo un accenno a chi si dovrà votare in regione e nulla su quale sarebbe il programma regionale. La brochure totalmente dedicata al Governo e ai suoi risultati. Titolo: "Il governo del fare".
Ma perchè fare di ogni votazione una prova, di ogni voto l'ennesimo sondaggio nazionale?
Paura? Insicurezza? O sete di potere e desiderio di procedere indisturbati nell'operato sempre meno sottoposto a vincoli e regole?
In ogni caso ancora qualche ora e poi vedremo.
Si può fin d'ora essere certi che se lo schieramento PdL non vincerà si ricomincerà subito a parlare di brogli, pur sapendo bene che in Italia brogli non se ne fanno e non se ne sono mai fatti (mafia a parte, anche se agisce al di fuori dei seggi), e se si perderà nel Lazio ancor peggio (la crociata contro i giudici riprenderà, invece della severa autocritica che servirebbe, autocritica che era stata pure intrapresa subito dopo l'esclusione, ma che è stata prontamente abbandonata perchè non premiante; tanto la verità è di chi ripete di più lo stesso messaggio).
Ora attendiamo l'esito delle elezioni, e speriamo che finisca alla meno peggio per l'interesse di tutti.

lunedì 8 marzo 2010

Anch'io ho bisogno di un «decreto interpretativo»

Da "L' AMACA" Rubrica di Michele Serra
Repubblica — 07 marzo 2010 pagina 32 sezione: COMMENTI

Avrei bisogno anche io di un «decreto interpretativo» che mi chiarisse, finalmente, perché ho sempre pagato le tasse.
Perché passo con il verde e mi fermo con il rosso.
Perché pago di tasca mia viaggi, case, automobili, alberghi. (...)
Perché se un tribunale mi convoca non ho legittimi impedimenti da opporre.
Perché pago un garage per metterci la macchina invece di lasciarla sul marciapiede in divieto di sosta come la metà dei miei vicini di casa.
Perché considero ovvio rilasciare fattura se nei negozi devo insistere per avere la ricevuta fiscale.
Perché devo spiegare a chi mi chiede sbalordito «ma le serve la ricevuta?» che non è che serva a me, serve alla legge.
Perché non ho mai dovuto condonare un fico secco.
Perché non ho mai avuto capitali all' estero.
Perché non ho un sottobanco, non ho sottofondi, non ho sottintesi, e se mi intercettano il peggio che possono dire è che sparo cazzate al telefono.
Io - insieme a qualche altro milione di italiani - sono l' incarnazione di un' anomalia. Rappresento l' inspiegabile.
Dunque avrei bisogno di un decreto interpretativo ad personam che chiarisse perché sono così imbecille da credere ancora nelle leggi e nello Stato.

La memoria dei votanti
Tanto per tirarci su dalla tristezza del bruttissimo inverno, sono in atto un Festival della Bugia, una Olimpiade delle Balle, una Sagra della Mistificazione davvero imponenti. Non che sia una novità, ma la quantità altera la qualità.
(...)
Si è rinnovata la solita tecnica pubblicitaria della ripetizione martellante; si è rinnovato il solito sbaglio di considerare gli elettori tutti scemi o smemorati; in più, si è lasciata crescere in molti la nausea verso una politica inetta e menzognera. Bel risultato.

giovedì 4 marzo 2010

Dilettanti allo sbaraglio: Polveroni (Polverini + Formigoni)

"Dilettanti allo sbaraglio", non l'hanno detto Bersani o Di Pietro ma lo stesso Bossi.
Se non fosse disperante quanto sta accadendo sarebbe solo grottesco, patetico e magari anche ridicolo.
Dal 1947 si susseguono elezioni a gogò nel nostro paese. Il deposito delle firme per la presentazione e accettazione delle liste è prassi consolidata e conosciuta da sempre.
Sarebbe bello sentire chiedere scusa, sentir dire "ci siamo sbagliati", siamo stati pressapochisti, ritardatari, spocchiosi e sprezzanti di orari, regole e leggi... in una parola "disorganizzati".
Invece niente. Anzi, anche questa volta dobbiamo sentire parlare di giudici politicizzati ("timbro e martello", ma fatemi il piacere!), dobbiamo sentire urlare "non impedirete agli italiani di votarci", e addirittura di decreti! Ma quali decreti?
Ragazzi, non sanno nemmeno contare! Non solo mancano timbri e quant'altro ma non ci sono nememno tutte, le firme.
Non ci sono decreti che possano salvare dalla stupidità, dall'incapacità e dal pressapochismo, dalla cialtroneria e dal mancato rispetto delle regole alla base di qualunque Stato ordinato (nemmeno una democrazia!).
A maggior danno le prime pagine dei giornali sono invase da questo argomento ma sono ben altre le liste che dovrebbero ispirare la nostra attenzione e i decreti al Governo: la lista dei disoccupati italiani e la lista delle aziende fallite (9255, 1700 in più di quelle fallite nel 2008, quasi il doppio dei fallimenti che si registrano in un anno «normale»; ed è molto probabile che questo numero sia destinato a crescere nel 2001).
I dubbi che gli stessi personaggi che inciampano in queste cialtronerie elettorali siano poi in grado di governare un paese crescono vieppiù... e per buone ragioni. Ciascuno tragga le sue conclusioni.
"Chi è causa del suo mal, pianga se stesso", peccato che l'antica saggezza popolare sia sempre più merce rara in questa repubblica delle banane.