IL MONDO E' COME UNO SPECCHIO

Osserva il modo in cui reagisci di fronte agli altri. Se scopri in qualcuno una qualità che ti attrae, cerca di svilupparla in te stesso. Se invece osservi una caratteristica che non ti piace, non criticarla, ma sforzati piuttosto di cancellarla dalla tua personalità. Ricorda che il mondo, come uno specchio, si limita a restituirti il riflesso di ciò che sei.

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domenica 14 dicembre 2014

Un modo per uscire dalla moneta unica

C'è modo e modo per uscire da una moneta unica che, si sostiene giustamente, toglie sovranità ad uno Stato, uscirne limitando il danno e controllando i movimenti di capitali per impedire l'aggressione degli speculatori?
In sintesi l'autore di questo articolo sostiene che: senza una moneta nazionale non ci può essere democrazia e nemmeno un credibile orizzonte di riscatto dell'economia. Però non si può uscire dall'euro in nessun modo, per cui bisogna farlo senza parere, creando una sub moneta alternativa. 

"In realtà nessuno può prevedere quali sarebbero le reazioni concrete nell'ipotesi di un'uscita dalla moneta unica e nulla ci dice se gli espedienti tipo CCF non siano visti dai cosiddetti "mercati" come una quasi uscita, provocando reazioni ancora peggiori. Se il mondo fosse razionale gli investitori dovrebbero essere contenti di un'uscita dall'euro che renderebbe l'Italia in grado di pagare il proprio debito, magari con una decurtazione, ma salvando il grosso, a meno che non ci sia gente che vive su Marte e creda seriamente che i Paesi ricchi finiscano per pagare di tasca loro un debito titolato in euro a cui il Paese non è assolutamente in grado di far fronte. Ma sappiamo che non è così, sappiamo che la razionalità generale è impossibile essendo ormai ridotta alla somma algebrica di interessi particolari delle classi dirigenti. Sappiamo anche che proprio le banche e per loro i centri finanziari, sarebbero quelle a subire il maggiore impatto e si oppongono con tutte le loro forze a una fuoriuscita dalla moneta unica.

La Grecia fa di nuovo paura

Un'attenta analisi della situazione greca e delle possibili ripercussioni future.

"In Grecia probabilmente si arriverà ad elezioni anticipate e, sempre che non accadano fatti anomali, Syriza ha buone probabilità di conquistare la maggioranza assoluta o quasi grazie proprio ai premi di maggioranza a suo tempo imposti dalla troika per permettere alla destra di governare indisturbata. Se questo dovesse accadere è evidente che Tsipras, nonostante la moderazione istituzionale e monetaria espressa in questi anni, non si sa quanto tattica o strategica o semplicemente dilatoria, non avrà che due strade davanti a sé: o nell’impossibilità certa di cambiare l’Europa si dovrà arrendere alla troika, oppure si troverà a gestire una rottura con la Ue che è temuta non tanto per la piccola Grecia, quanto per l’effetto domino che innescherebbe.
...
Il vero boccone amaro che i poteri finanziari non vogliono assolutamente ingoiare sono gli esiti della disgregazione di un’unione monetaria incoerente, nata da illusioni e da spinte politiche, ossia il ritorno dello Stato al centro dei giochi e la possibile riaffermazione di politiche sociali e di bilancio non più condizionate da diktat esterni. Tanta fatica per costruire un paradigma liberista, prima incollato nelle menti, poi cementato dalla moneta unica, per rischiare di vederlo crollare come un castello di carte. Al riconoscimento finale dell’insostenibilità dell’euro si dovrebbe arrivare – secondo questi deliziosi think tank – con governi di destra o di pseudo sinistra complice ben radicati e con Paesi allo stremo, non più in grado di reagire." ...

martedì 3 giugno 2014

Se la Le Pen e Farage fossero la nostra unica speranza?

Si verifica oggi che la differenza tra destra e sinistra non ha più alcuna valenza essendo diventata la sinistra, sia a livello italiano, che europeo, connivente con il potere eurocratico che affama sempre più i popoli europei. Occorre un cambiamento di paradigma che porti i cittadini a privilegiare i partiti che lottano contro questo Euro e contro l'Europa della finanza mondialista. Un modello che non ha più nulla a che vedere con quello ideale di un'Europa unita politicamente. Senza contare che l'Inghilterra dimostra come sia possibile essere per l'Europa ma avere una propria moneta e sovranità monetaria. Ma l'Europa della Troika non è quella dei popoli, per cui anche i britannici si guardano bene dal voler percorrere una strada così nefasta. Il successo dell'UKIP lo dimostra. Per non parlare del successo del FN in Francia, dove gli effetti dell'Euro hanno fatto ben capire ai francesi come solo una politica anti-neoliberismo sia efficace per risollevare il loro futuro.

giovedì 8 maggio 2014

Dibattito sull'euro: “Perché denunciate l’arma del delitto ma non l’assassino”

Lettera aperta di Francesco Amodeo a Borghi e Bagnai.

"L’euro è un arma per tenere i popoli in ostaggio e gli stati sotto scacco. Ci siamo mai domandati chi la sta impugnando; chi ha dato l’ordine ? Da chi è partito il diktat di sequestrare le sovranità nazionali, prendere in ostaggio i popoli europei, segregandoli in un covo a pane ed acqua. Chi sono i nostri carcerieri ? Avete mai visto qualcuno che ha subito una rapina entrare in commissariato e denunciare che una semiautomatica gli ha rubato i soldi ? 
Denunciare l’euro (farlo è cosa buona e giusta) è diventata una moda e come tutte le mode anticipa il trand del futuro, detta le tendenze; è diventato uno spot elettorale consigliato da qualsiasi esperto di marketing ma rimane una denuncia sterile e poco utile se non si ha il coraggio, la consapevolezza e la volontà di denunciare che l’euro non è un fallimento come oggi sentiamo dire ma è invece la massima realizzazione del progetto di chi l’ha voluto.

venerdì 14 marzo 2014

Discutere dell’euro e delle sue regole potrebbe forse essere l’unico modo per salvarlo

Dal sito www.sbilanciamoci.info. un'analisi equilibrata e obbiettiva della situazione di Roberto Schiattarella, (Economista e docente presso l'Università di Camerino).
L’Europa per potersi consolidare ha bisogno di regole che siano coerenti con il suo progetto e quindi anche di una nuova cultura che si opponga a quella, oggi largamente prevalente, che attribuisce la responsabilità degli squilibri ai più deboli.
Se le conseguenze dell’esistenza dell’euro sono quelle che si stanno vivendo, porsi la questione della permanenza dei paesi della periferia europea nell’euro non solo è assolutamente necessario, ma è doveroso. È doveroso perché è solo a quel livello che ci si può misurare con la questione delle regole. Ed è solo a quel livello che da un lato diventa evidente il fatto che la soluzione dei problemi non può essere affidata solo a nuove strategie di politica economica, e, dall’altro diventa possibile affrontare la complessità dei problemi e dei livelli a cui intervenire. Se non si consolida una coscienza di questo tipo, se le regole rimarranno immutate, l’uscita dalla moneta unica, a giudizio di chi scrive, è solo questione di tempo. Con tutte le conseguenze drammatiche che l’interruzione di un processo politico di questa importanza potrebbe comportare. Discutere dell’euro e del contesto di regole che gli fa da contorno potrebbe forse essere l’unico modo per salvarlo.


martedì 17 dicembre 2013

Sinistra, svegliati!

Bellissimo articolo: bollare la protesta a priori come populista, se non fascista o mafiosa, è porre un muro ipocrita e paternalistico tra i soliti noti e la sofferenza di un paese che ha quasi un terzo di cittadini a rischio povertà. 
"Oggi il problema non è "operaio" contro "padrone", ma piccolo (dipendente, imprenditore, partita Iva malgré soi, commerciante) contro grande (finanza, distribuzione organizzata, multinazionale)".
Un articolo che mostra il triste percorso di una "sinistra" che si è rifugiata, a partire dagli anni '90, nel pensiero lib-lab, nell'europeismo di facciata (accettando supinamente e "a prescindere" tutto ciò che era etichettato come "europeo", senza alcuna analisi sostanziale).

mercoledì 25 settembre 2013

Morire per l'euro

“Euro sì. Morire per Maastricht”. Questo è il titolo (purtroppo profetico) di un libro di Enrico Letta pubblicato nel 1997 per Laterza. 
Mentre la Germania prospera grazie alla svalutazione del Marco avvenuta con l’introduzione dell’Euro, l’Italia, perdendo la sua Lira, continua a deperire. Non sarà tutta colpa dell’Euro se ci troviamo ormai in questa situazione comatosa, ma l’introduzione della moneta unica è stata certamente il fattore determinante. Alla Germania la crescita, a noi la “decrescita infelice” con milioni di disoccupati e una politica di austerity che a partire da adesso si farà sempre più rigida.
Dobbiamo attenderci dal nostro governo, guidato da Enrico Letta, una ferma posizione in Europa a difesa del nostro paese? No. Letta, come del resto Monti, sono al servizio della moneta unica. Uno degli ultimi libri di Enrico Letta era intitolato Morire per Maastricht. Oggi morire per Maastricht significa rispettare quella gabbia d’acciaio che ci è stata imposta con il meccanismo europeo di stabilità (il cosiddetto Fondo Salva-Stati) e il patto di bilancio europeo (il cosiddetto Fiscal Compact). Con il primo dalle nostre casse sono già usciti 40 miliardi di Euro, una somma che in fase di recessione e con chiare difficoltà a rilanciare l’economia equivale ad uno strangolamento; con il secondo ci impegniamo a riportare il rapporto debito/pil entro il 60% nell’arco di un ventennio. Tutto ciò implica, in una fase di crisi come l’attuale, l’impossibilità di rilanciare l’economia.

mercoledì 18 settembre 2013

Iniziato il commissariamento UE dell'Italia

Iniziato con l'arrivo di Olli Rehn il commissariamento europeo dell'Italia. E già i titoli dei giornaloni ripropongono l'aumento dell'IVA come inevitabile e Letta dice che lui e Napolitano non sono parafulmini, che i conti non vanno così bene... eccetera. E vedrete come andremo a finire...

martedì 17 settembre 2013

Uscire dall'euro si può

Articolo molto interessante che ci fa  capire che sarebbe serenamente possibile, anche a livello legale, secondo i trattati, uscire dall'Euro. 
"E poi, risolte "questioncine" come:
- il recupero della flessibilità del cambio (e della conseguente competitività di "prezzo"...anche su un "mercato unico" ove si riaprirebbero molte prospettive); - l'assoggettamento al fiscal compact con i suoi esborsi, per noi paradossali ed esorbitanti, per la contribuzione ai vari fondi di salvataggio per gli Stati "la cui moneta è l'euro": oltre a non aggravare il nostro debito con ulteriori "ratei", ci andrebbero restituiti circa 45 miliardi e scusate se è poco...specie di questi tempi;- del non doversi più preoccupare del pareggio di bilancio - con la "costituzionalizzazione" ce la possiamo vedere "all'interno", in termini di violazione dei principi fondamentali della Costituzione da parte della legge di "revisione"-, delle procedure di "deficit eccessivo, (di cui certo, nemmeno ora, non si preoccupano Francia e Spagna);- della questione del collocamento del debito con possibilità di calmierazione, per più vie, dell'onere degli interessi (e poi, anche qui, la collocazione istituzionale della banca centrale ce la potremmo vedere con tutta una serie di norme nazionali e non più "volute dall'Europa", quindi democraticamente modificabili);
SI RICOMINCEREBBE A RAGIONARE. ANZI, A RESPIRARE."

martedì 18 giugno 2013

Se dicessi che sui vincoli europei ha ragione Berlusconi?

Bisogna utilizzare l’avanzo primario (l’eccedenza delle entrate fiscali sulla spesa, esclusi gli interessi sul debito), sfondando il vincolo europeo del deficit al 3%. Nelle condizioni date, non ci sono altre strade altrettanto efficaci, certe, per rilanciare l’economia. Infatti, nessuno ormai può più negare quanto una parte della accademia italiana ha chiarito già tre anni fa, con la famosa “Lettera degli economisti”: le politiche di austerità sono fortemente recessive e fanno sprofondare l’Europa nel baratro. Quanti sostenevano che i moltiplicatori della politica fiscale – che appunto misurano l’impatto dei tagli e delle tasse sulla produzione nazionale – fossero trascurabili (o addirittura negativi, secondo la favoletta per cui l’austerità favorirebbe la crescita) sono stati sbugiardati nella maniera più plateale. Come ha scritto Krugman, mai nel ring della storia del pensiero economico un match teorico si era chiuso con un ko così netto. I keynesiani, favorevoli alle politiche anticicliche di stimolo della domanda, hanno messo al tappeto i falchi della austerità. 

martedì 14 maggio 2013

I servi inconsapevoli (ma quantomai deleteri) del "Pensiero Unico"


Si sta propagando sempre di più, da ogni fonte, dai media, dal Governo, da ogni commentatore televisivo, la messa in scena di una contraddizione elementare, ma fatta passare come la più ovvia delle verità: da un lato la necessità di cessare con le politiche di austerità, favorire sviluppo, lavoro e occupazione e dall'altro la assoluta necessità dell'euro e di "più Europa". Ce lo aspettiamo da uno come Letta (Aspen Institute, Bilderberg ecc.), l'abbiamo visto applicare da Monti (Bilderberg, Trilaterale, Goldman Sachs ecc.), ma sentirlo anche dalla Gabanelli fa lievemente stupire.